Architettura, cibo e agricoltura: la città autosufficiente

La terza edizione di Seeds&Chips. The Global Food Innovation Summit (Rho Fiera, 8-11 maggio) ha proposto come obiettivo quello di proseguire il cammino intrapreso per dare risposte sempre più concrete e sostenibili alle problematiche della città futura che impongono un cambiamento nei modi in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito, comunicato e consumato.

Il quesito che ci si è posti  è: come le città riusciranno a garantire una produzione di cibo sufficiente all’interno dei propri territori ed essere così autosufficienti?

Marco Gualtieri, ideatore e presidente di Seeds&Chips, ha lanciato la sfida alle città italiane, ma soprattutto alle realtà delle metropoli di tutto il mondo invitando startup, ricercatori, imprenditori e politici di spicco  per ragionare insieme su strategie, soluzioni e tecnologie per cercare di risolvere le problematiche derivanti da cambiamenti climatici, crescita demografica e diminuzione di risorse; focalizzando l’attenzione sul cibo e sull’intera filiera produttiva, interna alla città.

Il tipo di soluzione che si propone non è quella degli  orti urbani condivisi, né dei tetti verdi, ma di ripensare  spazi e  architetture che ospiteranno le urban vertical farm.

Square Roots, container produttivi da installare in città

I nuovi piani del Comune di Milano, presentati nello spazio dell’ex stabilimento Ansaldo, propongono come obiettivi del progetto Neu (Nuove economie urbane) Manifattura Milano, il recupero delle attività produttive a scala urbana rifacendosi a casi europei come il Poblenou di Barcellona o L’Atelier de Paris a Parigi.

Gli spazi per la produzione e l’architettura di essi sono stati gli argomenti principali  durante i quattro giorni del summit, dove l’Association for Vertical Farming ha riunito quattordici dei migliori innovatori da tutto il mondo nel campo della urban and vertical agricolture per comprendere come e in quali luoghi la città possa produrre il proprio cibo.

Lufa Farm a Montréal, riconversione di un edificio industriale

La scala del discorso ha spaziato a tutto campo: dai “micro-orti”, gestibili attraverso un’app sullo smartphone, fino ai casi internazionali di Square Roots, container high tech installati nel cuore delle città americane, o delle “fattorie urbane” di Lufa Farms in Canada, dove ex opifici sono stati convertiti in vere e proprie fabbriche per la produzione di verdura e frutta a km 0, sicura e priva di pesticidi.

Studio SLA, progetto vincitore del concorso internazionale di idee "Reinveter Paris"

In Italia l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), si occupa di ricerca per la progettazione sostenibile di vertical farm con particolari interessi verso la riconversione di ex fabbriche per la produzione ortofrutticola.

Enea, Vertical Farm all'Expo 2015

DALL’ORTO ALLA TAVOLA

Scommettendo su una nuova diffusa consapevolezza della filiera corta a Lecce nasce l’idea di Passalorto – Affidati al contadino, l’app disponibile per smartphone che riunisce le aziende agricole del territorio salentino e permette di ordinare online scegliendo tra i prodotti disponibili nelle diverse stagioni. Poi, la spesa virtuale arriverà a casa attraverso apecar, consegnata in giorni prestabiliti ma secondo orari personalizzati, concordati con il cliente. L’idea è quella di mantenere inalterata la freschezza dei prodotti, tutti provenienti da coltivazioni bio, organiche, sinergiche, dagli ortaggi allo yogurt, ai latticini, e tutti con carta d’identità dell’agricoltore.

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Per informazioni: http://www.passalorto.it

 

intervista ai fondatori di PASSALORTO

Giammarco e Alessandro, come spieghereste a un bambino di 10 anni cos’è Passalorto?
[A] Gli diremmo che Passalorto è un sito internet dove si possono comprare cose buone da mangiare direttamente dai contadini che le coltivano, senza dovere andare in campagna ma ricevendole direttamente a casa, perché te le portiamo noi.

Come siete arrivati a creare Passalorto?
[G] Considera che siamo entrambi laureati in Economia, ma mentre Alessandro ha proseguito con la laurea magistrale ed ora collabora in uno studio commercialista, io sto completando il mio percorso di studi in management. Quando io ero a Milano e lui in Germania, sentivamo entrambi il richiamo forte della terra, della nostra terra e cercavamo un’idea per tornare.

Idea che prende le mosse da varie esperienze vincenti fatte per lo più nelle grandi capitali europee, dove la vita è frenetica e mangiare bene è quasi un lusso. Come pensate di trasferirla in una realtà come Lecce?
[G] A differenza delle grandi città, Lecce non ha fortunatamente quei ritmi di vita ma presenta un enorme vantaggio: l’attenzione verso la natura e il mangiare sano è più alta che altrove. Ma, com’è ovvio, nessuno può permettersi di fare il giro delle campagne alla ricerca dei prodotti più buoni…
[A] Pensa solo quant’è difficile andare a fare la spesa di buon mattino, quando sui banconi trovi i prodotti più freschi nelle loro parti migliori. Passalorto darà la possibilità al consumatore di non stressarsi e di ricevere tutto comodamente a casa propria.

Insomma, un servizio rivolto a chi ha uno stile di vita frenetico ma non vuole comunque rinunciare al cibo sano e di qualità.
[A] E’ un progetto per tutti coloro che vogliono sulla propria tavola prodotti d’eccellenza. Le aziende agricole che abbiamo contattato, infatti, non sono dedite a coltivazioni intensive, non usano ormoni o fertilizzanti, per cui non lavorano sulla quantità bensì sulla qualità.

Come si usa Passalorto, in tre semplici passi?
[G] Facilissimo. Ci si iscrive al nostro sito www.passalorto.it; si selezionano i prodotti nel carrello; si attende la consegna a domicilio della cassetta, nella fascia oraria che si è scelto.

Che tipo di prodotti si possono acquistare?
[G] Sul sito si possono trovare diverse categorie, ad esempio frutta, verdura e ortaggi, legumi, uova e formaggi, ecc. Ogni prodotto ha una sua “carta d’identità” che ne indica la provenienza, le proprietà nutritive, le ricette e gli accostamenti proposti dalla nostra nutrizionista, nonchè la storia e le caratteristiche dell’azienda che lo produce.

E invece che tipo di aziende avete contattato per le vostre forniture?
[A] Esclusivamente di tipo biologico: abbiamo cercato solo aziende che non si fossero piegate alle leggi del business a discapito della qualità. Alcuni dei nostri fornitori, ad esempio, coltivano col metodo biodinamico dell’orto sinergico, ossia ruotando le colture e immettendo nel campo delle varietà di piante le cui caratteristiche aiutano a difendere le coltivazioni circostanti dagli agenti esterni, proprio per ovviare all’utilizzo di qualsiasi prodotto che non sia organico.

Di conseguenza proponete solo prodotti “di stagione”?
[G] Si, sul sito troverete i cosiddetti “box stagionali”, con le indicazioni della nostra nutrizionista su cosa è meglio consumare in quel periodo e in che modo. Ovviamente si tratta di suggerimenti: tutti i box sono personalizzabili aggiungendo o eliminando prodotti, così come c’è la possibilità di creare un box ex novo. Ma non vendiamo cibo “fuori stagione”.

Il vostro lavoro, dunque, è quello di girare il Salento scegliendo le aziende agricole migliori, per selezionarne e controllarne i prodotti da proporre poi su Passalorto?
[G] Non solo. Abbiamo un laboratorio a Lecce dove facciamo arrivare i prodotti che vengono stoccati giusto per qualche ora – tant’è che non abbiamo un magazzino – lavati, sfogliati, eventualmente tagliati e inseriti nelle cassette che poi verranno consegnate a domicilio con l’ape o in bicicletta.

Spesso si associa l’alta qualità dei prodotti biologici a un prezzo non accessibile a tutti. E’ un assioma valido anche per Passalorto?
[A] Assolutamente no e ti spieghiamo perché. Passalorto propone solo prodotti provenienti da aziende del nostro territorio, promuovendo la cosiddetta “filiera corta”, che consente di abbattere tutti i prezzi di trasporto, stoccaggio e conservazione senza sminuire il valore del prodotto. Così il contadino non ci rimette, perché il suo prodotto bio vale di più ed è giusto premiarlo, ma il consumatore risparmia ugualmente rispetto alle botteghe al dettaglio perché riduciamo i passaggi, restando competitivi sul mercato.

A proposito di luoghi comuni: la frutta e la verdura è sempre così bella e perfetta come la vediamo nelle pubblicità in tv?
[A] Diffidate sempre delle forme perfette e lucide, perché laddove c’è bellezza estetica molto spesso c’è manipolazione. Pensa che una parte dei raccolti dei nostri contadini va puntualmente persa perché preda degli animali e degli insetti: se fossero pieni di diserbanti o “dopati” per sembrare più belli, ti assicuro che non se li mangerebbero. Il tratto distintivo della genuinità di un prodotto sta proprio nelle sue forme imperfette, nelle foglie mangiucchiate o nelle lumachine che trovi nell’insalata.

Ma perché un consumatore salentino dovrebbe affidarsi a Passalorto?
[G] Noi chiediamo fiducia sulla base dei fatti e offriamo garanzie di qualità, che vanno dalle certificazioni biologiche assegnate da enti preposti fino a un periodico controllo delle aziende fornitrici, per avere sempre e solo prodotti non trattati chimicamente, esclusivamente di prima fascia.

Quindi immagino che anche voi di Passalorto eseguiate dei controlli sui prodotti?
[A] Certamente. Circa 15 giorni prima del raccolto e dello smistamento effettuiamo una selezione a campione che affidiamo al riscontro di uno staff di professionisti coordinati dalla nostra nutrizionista.

Un progetto che dunque concilia la tradizione dell’agricoltura sana con l’innovazione dell’e-commerce.
[G] Esatto, abbiamo riunito in un unico circuito tante realtà agricole del territorio pretendendo massima trasparenza e tracciabilità sui prodotti, per fornire un servizio rapido e moderno ma allo stesso tempo conveniente e che supporti l’economia locale.
[A] Anche a Lecce purtroppo ci stiamo abituando ai sapori industriali, taroccati: con Passalorto potrete riscoprire i veri sapori della terra. Ve ne accorgerete e il vostro palato, così come tutto il vostro corpo, vi ringrazierà.

Punto del Gusto

Venerdì 20 Settembre si è tenuta a Zola Predosa (BO), l’inaugurazione del Punto del Gusto – Strada dei Vini e dei Sapori.

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Progettato e realizzato a cura di TOO Design Consultancy, il Punto del Gusto è un luogo attraverso il quale promuovere la conoscenza di un territorio forte nel settore agro-alimentare, supportare i produttori locali e venderne i prodotti oltre ad evidenziare la ricchezza dell’offerta territoriale in chiave sia commerciale che turistica.

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L’esperienza di visita del PDG è basata sull’assaggio dei prodotti nello spazio della Sala Degustazione, privilegiandone l’aspetto conviviale. Parallelamente, l’allestimento informativo del Punto, che ruota intorno alla mappa territoriale, mette in relazione i prodotti degustati e i possibili percorsi di visita dell’area di competenza, con le informazioni rese disponibili direttamente dai produttori. L’obiettivo è comunicare la ricchezza del territorio locale e suggerirne le molteplici possibilità di esplorazione.

Tramite un lavoro di recupero dei materiali documentali su territorio, prodotti e costumi locali in possesso delle aziende partecipanti al progetto, l’allestimento costruisce una narrativa riconoscibile ed identitaria del territorio locale, a beneficio di tutte le realtà produttive esposte nel Punto.

 

TOO Design Consultancy:

www.too-too.it

 

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Arrostire è uno dei più grandi passatempi degli americani, ma questa pratica, per quanto piacevole, non è certamente eco-frienly; legno, propano, carbonella, bruciando producono infatti emissioni nocive di CO2 liberandosi nell’aria.

Wilson ha sviluppato l’idea in Nigeria, dove il legno, usato per cucinare, provoca un gran numero di problemi; non solo il disboscamento di ampie zone di foresta, ma l’incremento di malattie respiratorie oltre che degli stupri ai danni delle molte donne che si recano nei boschi in cerca di legna da ardere.

La tecnologia di Wilson imbriglia la luce solare immagazzinandola per permettere di cucinare per quasi 25 ore di seguito a una temperature sopra al dei 450 gradi Fahrenheit.

Una lente di Fresnel, usata per catturare l’energia del sole e convogliarla in un contenitore con Nitrato di Litio, funge da batteria, immagazzinando l’energia termica  e rilasciandola poi gradatamente per favorire una cottura all’aperto anche durante le ore notturne.

Esistono molti fornelli solari, ma, secondo Wilson, “non sono molti  quelli che usano un deposito di calore latente come un attributo per cucinare il cibo.”

latte, istruzioni per l’uso

Il latte ha una scadenza, questo lo sappiamo tutti.
 Ciò che non sappiamo e che non è nell’interesse di produttori e distributori farci sapere, è che il latte scaduto e non venduto viene mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può effettuare di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato.
Questo processo  può essere effettuato fino a 5 volte; unico obbigo del produttore è quello di indicare quante volte è stato effettuato tale processo, e in effetti lo indica.
Come individuare tale indicazione?
Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini indicati in rosso…
Ci sono 5 numeri, dall’ 1 al 5, se dovesse mancarne solo uno alla sequenza, potremmo sapere quante volte il latte è scaduto ed è stato ribollito.
Ad esempio: nella sequenza 12 45 manca il “tre” questo vuol dire che il latte è scaduto e ribollito 3 volte.
Per essere sicuri che il latte sia fresco, dunque, bisognerà che tutti e dodici i tetrabrick del latte contenuti nello scatolone presentino la sequenza completa altrimenti anche il resto del latte avrà subito il medesimo trattamento indipendentemente dalla sequenza.
Un modo come un altro per “riciclare” il latte che, altrimenti andrebbe buttato.

CIBO… non solo sapori

In una cornice di eccellenza, la Sala Triangolare del Castello Aragonese di Otranto (Le), si è svolta, nei giorni 28, 29 e 30 dicembre 2011 la  rassegna enogastronomica CIBO, non solo sapori, giunta alla sua quarta edizione.

Un percorso di conoscenza, ecco cosa attende il visitatore che si appresta a varcare i gradini che conducono alla galleria dove, alcune delle eccellenze nel panorama della produzione eno-gastronomica salentina e non solo, propongono ed espongono i loro prodotti.

Un universo fatto di profumi e sapori intensi, prodotti unici, frutto di ricerca o continuazione di tradizioni secolari; vini corposi, birre riscoperte, oli profumati, saporiti salumi e formaggi, dolci della tradizione reinventati e riletti in una chiave innovativa e fresca, rappresentano dunque solo il punto di partenza o forse di arrivo, per la riscoperta di un territorio, quello salentino, ancora sconosciuto ai più. Nel corso della manifestazione si sono degustati:

il pregiato capocollo di Martina Franca, affumicato con legno di quercia;

Capocollo Rosso di sera (Martinafranca _TA)

il caciocavallo podolico dal gusto saporito e intenso;

Caseificio Pioggia  (Martinafranca _TA)

il miglior Olio al mondo, premiato a Parigi, nell’ambito della AVPA con la medaglia d’oro;

Talento Olio Salento (Cutrofiano _LE)

il “PanTalento”, un “panettone”, novità assoluta del 2011, in cui è presente solo olio extravergine di oliva monovarietale, estratto da Cellina di Nardò;

Pasticceria Dolce Arte + Talento, olio salento (Cutrofiano _LE)

la birra artigianale di Lecce;

Birrificio B94 (Lecce)

il primitivo di Manduria e il Negroamaro entrambi vini della tradizione salentina oggi riscoperti.

Cantine Due Palme (Cellino San Marco _TA), 
Cantine Menhir (Minervino di Lecce _LE), 
az.vin. Mille Una (Lizzano _TA)

A contorno della manifestazione, ma strettamente legata ad essa, altri eventi hanno allietato il viaggio del visitatore alla scoperta del territorio pugliese, delle sue tradizioni, della sua cultura:

il 29 dicembre, lo spettacolo teatrale “La Storia di Taborre e Maddalena” di e con Mirko Lodedo ed Enrico Messina, lavoro che nasce dall’incontro di un attore e un musicista che, ritrovatisi intorno ad una tavola imbandita con cibi semplici, cominciano a raccontarsi;

il 30 dicembre, il convegno “Il Vino Made in Puglia: opportunità e prospettive future”, che ha visto la partecipazione di relatori di elevata esperienza nel settore come ad esempio Vittorio Cavaliere, Esperto di Marketing enogastronomico, Dario Cavallo, direttore commerciale dell’Azienda Vinicola Mille Una di Lizzano, Giacomo Mojoli, giornalista e docente al Politecnico di Milano. Infine, sempre il 30 dicembre, ma in Porta Largo Alfonsina, si è tenuto il concerto dei Ghetonìa, gruppo musicale della Grecìa Salentina, in cui confluiscono musica grika, balcanica, jazz e contemporanea.

Abruzzo al Vinitaly 2011

I NUMERI DELL’ABRUZZO

Il settore vitivinicolo rappresenta oltre il 20% della Produzione lorda vendibile agricola regionale (valore di circa 300 milioni di euro) e il 6% di quella vinicola nazionale.

La superficie vitata è poco meno di 33 mila ettari, concentrati per la quasi totalità sulla collina litoranea e in particolare nella provincia di Chieti dove ricade circa il 75% del territorio vitato, seguita da Pescara con oltre il 12%, da Teramo con il 10% e da L’Aquila con meno del 3%. La forma di allevamento più diffusa è la pergola abruzzese (spesso confuso con il tendone) che copre circa l’80% dell’intera superficie, ma nei nuovi impianti e nei reimpianti prevalgono decisamente le forme di allevamento verticale (cordone speronato, cordone libero, etc…). I vitigni più diffusi sono il montepulciano con quasi 19 mila ettari (56%), i trebbiani (toscano e abruzzese, 30%), seguiti da un sempre più crescente interesse per vitigni autoctoni, come pecorino, passerina, cococciola, montonico, malvasia e, da ultimo, il moscatello. La produzione si attesta appena sotto 3 milioni di ettolitri, un milione dei quali a denominazione di origine per quasi la metà confezionata da circa 180 aziende in oltre 110 milioni di bottiglie.

Si conferma il successo dei vini abruzzesi all’estero, con un trend che continua da circa dieci anni: le esportazioni nel 2010 abbiano sfiorato quota 100 milioni di euro (+15% circa, quasi il doppio della media italiana), dopo che il 2009 si è concluso per l’Abruzzo con 88,6 milioni di euro, ossia il 2,5% di esportazioni italiane di vino e il sesto posto dopo le grandi blasonate come Veneto, Piemonte, Toscana, Trentino A.A. e Lombardia.

Nel settore olivicolo, l’Abruzzo conta attualmente oltre 9 milioni di piante con più di quaranta varietà coltivate per gran parte  con metodi biologici, alcune delle quali rappresentano, per qualità e quantità, la base dei 250 quintali di olio prodotti ogni anno, per il 90% di qualità extravergine di oliva, che ne fanno la quinta regione in Italia per un valore di 100 milioni di euro all’ingrosso.

L’Abruzzo vanta ben tre oli extravergine di oliva che hanno ottenuto il riconoscimento europeo Dop, perché capaci di esaltare il binomio cultivarterritorio, in tre diverse zone di produzione all’interno della regione.

Nella provincia di Pescara si coltiva prevalentemente la varietà Dritta, diffusa prevalentemente nel cosiddetto “triangolo d’oro” di Loreto Aprutino, Pianella e Moscufo, mentre sulle colline della Val Pescara è diffusa la Toccolana, che prende il nome dal territorio di Tocco da Casauria, entrambe utilizzate per la Dop Aprutino Pescarese, la prima ad essere riconosciuta in Europa, nel 1996.

In provincia di Chieti, dove si coltiva circa il 65% della produzione regionale, c’è  l’olio extravergine di oliva Dop Colline Teatine che tra l’Adriatico e la Maiella prevede il prevalente utilizzo della cultivar Gentile di Chieti, anche in questo caso con il previsto apporto di Leccino (coltivato in tutta la regione), oltre che di Nebbio, Intosso e Cucco, tipiche delle due sottozone Frentano e Vastese.

Ultima nata è la Dop Pretuziano Colline Teramane con le sue varietà locali Tortiglione e Castiglione e con l’apporto di Frantoio e Leccino, che vengono coltivate lungo le colline litoranee e per circa 25-30 km. verso l’interno quasi fin sotto il Gran Sasso.

Di grande qualità seppur limitata a causa delle altitudini, la produzione olivicola in provincia di L’Aquila.

fonte: http://www.giornaledimontesilvano.com/abruzzo/57-politica-abruzzo/6856-labruzzo-al-vinitaly-e-sol-2011.html