403030 HEALTHY KITCHEN – Patricia Urquiola

Un nuovo ristorante a Milano, pensato per stare bene a tavola, che coniuga design d’autore e cucina salutista. Ubicato in uno storico palazzo nel cuore di Brera, il concept bistrot – che aprirà ufficialmente il prossimo 21 ottobre – è opera, oltre che dell’imprenditrice bergamasca Mariella Radicidella alla designer spagnola Patricia Urquiola che bene ha interpretato i temi dell’armonia e dell’equilibrio attraverso la creazione di un’architettura misurata e accogliente.

403030 HEALTHY KITCHEN è un’oasi di cucina sana pensata “per il benessere del corpo, della mente e il piacere dei sensi”.

Il menu,  è ispirato alla dieta a zona del Dottor Barry Sears: carboidrati, proteine, grassi. 40, 30, 30 sono infatti le rispettive percentuali presenti in tutte le pietanze offerte dal bistrot ad ogni pasto della giornata, dalla colazione alla cena, passando per la merenda o l’aperitivo. Numeri che ritroviamo costantemente negli ambienti del bistrot come elementi decorativi, quasi iconici.

Le forme essenziali, il rigore dei materiali e le tinte naturali scelte dalla Urquiola, rendono gli interni pratici e funzionali, ma anche caldi e confortevoli.

Un’elegante informalità milanese, suggerita dall’uso del cotto e del seminato, caratterizza il ristorante immaginato come luogo capace di raccontare il benessere come stile di vita. La sobrietà dell’insieme è bilanciata dal confort del grande divano che funge da seduta collettiva per i tavoli i cui piani giocano con la matericità della pavimentazione alternando quadrati a cerchi e tinte chiare a tinte scure.

Il bistrot, sviluppato su due livelli con un suggestivo gioco di superfici vetrate che catturano la luce naturale, è diviso in tre zone: la prima è dedicata alle colazioni e al take away, e si concentra intorno al grande bancone in marmo e terrazzo nero che funge da polo di attrazione e separa il consumo più veloce dalla zona ristorante vera e propria. La sala ristornate è organizzata con tavoli e sedie, mentre al piano inferiore – che ospita la cucina a vista –  un grande Social Table si propone come luogo di condivisione, ma anche come spazio riservabile per eventi privati e show kitchen.

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l’ex designer project bar

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Gli obiettivi affrontati dall’ex-designer sono, da un lato, costruire una nuova percezione del design, che parte dalla tecnologia, dall’innovazione e dalla finzione, definendo un nuovo rapporto tra cultura, arte e business. Dall’altro, cerca di creare e consolidare i nuovi parametri della classe creativa. L’ex-progettista confronta l’estetica e la funzione nei prodotti di carattere esperienziale. Propone il “modello di business” come nuova disciplina artistica.
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Sperimenta con la forma più radicale del disegno dell’alimento, valuta il comportamento della disciplina progettuale nel contesto della micro-produzione (e non artigianale), prova nuovi formati di prodotti e nuovi prodotti. Si configura un nuovo stile internazionale.
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Ricostruisce l’immagine fotografica della vita quotidiana e dei suoi rituali e prende concetti come “economie collaborative” e “crowdfunding”.
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Che cos’è un ex-designer?
Il concetto di ex-progettista è venuto circa nel 2001 per definire Martí Guixé.  Nel 2002, insieme a Inga Knölke, il concetto è stato presentato al concorso Evolutionäre Zellen (Berlino) come un sistema generico che conferisce un nuovo status all’interno della professione e, in questo senso, permette la trascendenza dei limiti imposti dalla disciplina. Attualmente ex-designer è diventato un movimento.
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Che cos’è l’ex-designer?
Ex-designer è un progetto  localizzato in uno spazio in Carrer Entença 3, a Barcellona, e che ha la forma di un bar. L’ex-designer Space iniziato come un interno completamente nudo che è stato lentamente stampato (stampa iniziata il 5 novembre 2015). Lo spazio sarà completato con pezzi che verranno stampati fino alla fine del lavoro: dallo spazio interno alle attrezzature utilizzate nella barra (bicchieri, piatti e utensili per cocktail e per la cucina). Lo spazio interno è fatto da Pla, un materiale derivante dall’amido di mais con un colore che varia dal bianco al grigio.

Chiringuito Mokai

Se c’è un progetto che deve sottostare a grandi restrizioni in fatto di normativa, quello è il chiosco. Lo studio  Piedra Papel Tijera (Pietra Carta Forbice) ha coniugato ingegno, colore e materiali nel Chiosco Mokai, in piena spiaggia della Barceloneta, per farci sentire bene in uno degli spazi di  passaggio obbligato durante l’estate.

Lo studio Piedra Papel Tijera è riuscito a coniugare il concetto di animazione da spiaggia ad una estetica curata, senza smettere  dimenticare il rispetto per le restrizioni di tipo legislativo che questo tipo di oggetti temporanei impone.

Tutto il lavoro sta nel gioco di colori e dettagli: dai remi decorati dagli artisti canadesi Norquay che decorano la cabina bordeaux, alle sculture in vimini sospese sulla zona ristoro; dagli archi  in materiali naturali,  ai pilastri metallici avvolti in corde colorati; dai mobili essenziali ai tavoli di legno si adattano ad un uso differente ed eterogeneo come quello di una spiaggia pubblica fino alla scelta delle tende di iuta che apportano ombra rendono accogliente lo spazio.

 

 

Ginshariya Restaurant / Tsutsumi & Associates

Ginshariya Restaurant,© Beijing Ruijing Photo (Misae Hiromatsu, Yuming Song)

Questo bistrò giapponese,  basato principalmente sulla consumazione del riso,  ha tre concetti base che guidano il progetto.

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Primo: utilizzo dell’altezza come elemento per attirare gli avventori nello spazio.
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Secondo: Utilizzo delle travi in legno con tecniche che ricordano quelle  usate nei templi  Zen e nelle architetture tradizionali.

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Terzo: gli orli dei travetti sono dipinti di bianco metafora del riso.

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  • Progetto

  • Location

    Shanghai,  Cina
  • Interior Design

    Tsutsumi & Associates (Yoshimasa Tsutsumi, Shi Weiwei)
  • Lighting Design

    Sirius Lighting Office (Hirohito Totsune, Toshiyasu Ono)
  • Area

    102.5 m2
  • anno

    2017
  • fotografia

 

Starbuck’s mobile

Il progetto di  riconversione di un furgone in punto food mobile del  designer Daniel Milchtein, non è certo un’idea originale, ma prende le mosse da moltissimi altri progetti già prototipati e realizzati (alcuni dei quali li troverete anche sulle pagine di questo blog).

Mobile Coffee Shop Concept - Daniel Milchtein

La cosa interessante di questo progetto è l’idea di trasformare questo veicolo in uno Starbuck’s mobile, in modo tra trasportare il famoso caffè in ogni punto della città.

Mobile Coffee Shop Concept - Daniel Milchtein

per informazioni: daniel.milchtein@molex.com o daniel_milstein@hotmail.com.

Don Key

Don Key è un ristorante di cucina tradizionale messicana riproposta con uno stile nuovo e sperimentale.

L’approccio era combinare la lingua tradizionale con un gioco di parole, semplicità sofisticata con una naturale tavolozza colori.

“Il nome di Don Key composto da ‘Don’ il modo nel quale il  popolo messicano dice signore e da Key ‘ Chiave’ in modo da leggere la parola ‘Asino.’

Cibo semplice, immagine semplice, packaging essenziale con fulcro principale proprio sul cibo, quella data dallo studio Parallel‘s.

“L’idea di rappresentare  ‘la Festa’ in di ogni prodotto casalingo è alla base della comunicazione grafica, ” mentre contenitori in carta da pacco con piccoli loghi a stampo, ricordano la genuinità e la semplicità del prodotto incartato come se fosse stato fatto a casa.

informale con stile

Move Matter Architecture sono gli autori del progetto di un piccolo ristorante greco dallo stile luminoso e moderno situato  nell’Upper East Side di Manhattan, New York.

Move Matter Architecture have designed Greek Eats, a small, bright, modern Greek restaurant in the upper east side of Manhattan, New York. Large windows fill the restaurant with natural light and a simple black and white color palette with a few wood details gives the small restaurant a bright, modern, minimalist feel.Fotografia di Kevin Kunstadt

 

Grandi finestre riempiono il ristorante di luce naturale e una tavolozza di colori nelle variazioni del bianco, nero e ocra caratterizzano  l’atmosfera. Semplice, con pochi dettagli in legno e metallo smaltato, il piccolo ristorante risulta, allo stesso tempo, luminoso, moderno, minimalista e confortevole.

Move Matter Architecture have designed Greek Eats, a small, bright, modern Greek restaurant in the upper east side of Manhattan, New York. Large windows fill the restaurant with natural light and a simple black and white color palette with a few wood details gives the small restaurant a bright, modern, minimalist feel.

Fotografia di Kevin Kunstadt

Lungo il muro posteriore, piastrelle nere, tipiche del rivestimento delle stazioni della metropolitana newyorkese, e un grande bancone in marmo creano un look sofisticato, mentre il menu scritto a mano sul muro bianco e l’aspetto naturale degli sgabelli e dei tavoli, conferisce all’ambiente  un’atmosfera informale.


In this small modern restaurant, black subway tiles and a large marble counter create a sophisticated look, while the handwritten menu on the white wall and the natural look of the stools and counter gives the space a casual vibe.

Fotografia di Kevin Kunstadt

Rotoli di carta, attaccati alla parete al lato dei tavoli, forniscono le tovaglie e rendono facile  la pulizia contribuendo a rafforzare il concetto di informalità con stile che il locale vuole comunicare.

 


In this small modern restaurant, rolls of paper attached to the wall above each of the booth tables provide the tablecloth and make it easy to clean the table between customers. The large rolls of white paper also contribute to the casual feel in the restaurant and contrast the black paneling along the wall.

Fotografia di Kevin Kunstadt

Sul retro del ristorante c’è una zona pranzo più formale, caratterizzata da una parete su cui fanno bella mostra di se, orci di olio che aggiungono autenticità,  uno specchio posizionato orizzontalmente aiuta il piccolo spazio ad apparire   più grande e più aperto.


At the back of this modern restaurant is a more formal dining area featuring a wall of oils that adds authenticity to the Greek restaurant and a horizontally placed mirror that helps the small space feel larger and more open.

Fotografia di Kevin Kunstadt