Gastfreundschaft Mobile

Gli architetti viennesi Anna Rosinke e Maciej Chmara del Collettivo di Stadtpark hanno portato il concetto del ristorante mobile un passo più avanti reinterpretando il concetto del gastfreundschaft mobile dal (tedesco:  l’ospitalità mobile.) L’installazione mobile è fatta su di un lavandino e un fornello a benzina, una credenza ed una tavola con 10 sgabelli.

ospitalità mobile3

ospitalità mobile2

untitled

Rosinke e Chmara spiegano quello che Gastfreundschaft Mobile è uno dei mezzi per creare consapevolezza circa la responsabilità della comunità nello spazio pubblico. “La città, è uno spazio che non appartiene a nessuno ma nello stesso tempo appartiene a tutti.”

ospitalità mobile

Annunci

la cucina di confine

dal sito: http://www.elledecor.it/design/vetrine-la-rinascente-milano-la-cucina-di-confine-elle-decor-italia-design-e-food#1

La cucina come fantasia e contaminazione, il design come scambio e interazione, il mondo come insieme di geografie, culture, identità. Parte da qui La cucina di confine (dal 9 al 15 giugno), il nuovo progetto di Elle Decor Italia allestito da Elisa Ossino Studio nelle vetrine de la Rinascente Piazza Duomo come omaggio ai temi di EXPO 2015.

Il circuito – che è anche un cortocircuito basato sull’ibridazione mette in sequenza come fotogrammi di un film otto scene di vita domestica di altrettanti paesi: Messico, Italia, Cina, Marocco, India, Francia, Stati Uniti, Giappone.

Il rito evocato è quello della preparazione e del consumo del cibo. La cucina tuttavia è interpretata più che come luogo fisico come visione collettiva dove cose e oggetti sembrano migrare da latitudini e longitudini distanti tra loro per approdare sulle tavole in altri luoghi e contesti restituendo al tutto un’estetica contemporanea.

Né anacronisticamente global, e neppure nostalgicamente local, le otto suggestioni – internazionali esattamente come lo spirito di Elle Decor Italia – filano e sfilano intrecci che dall’Europa alle Americhe passano per l’Africa fino a raggiungere l’Oriente.

Ciascuna tradizione culinaria è rispettata ma appare rivisitata con utensili, arredi e presenze di produzione eterogenea come vuole un mondo i cui confini sono in continua evoluzione.

In fondo si tratta di un viaggio. Dove protagoniste, al di là dei limiti territoriali, sono le interazioni tra paesi lontani.

Si parte dal Messico, dove la convivialità ha il calore del legno e i colori di Frida Kahlo: un inno alla vita, all’amicizia e alla condivisione. Si passa all’Italia: qui uno spazio bianco, rarefatto, ci riporta all’atmosfera onirica del grande Federico Fellini abitata per l’occasione da oggetti di design d’autore.

Messico_oggetto_editoriale_h495

In Cina l’elemento decorativo narra le suggestioni di un Oriente italiano declinato attraverso wallpaper floreali e servizi da tavola che fluttuano nel vuoto. Blu è l’aria che si respira in Marocco: giocosa rivisitazione di motivi tradizionali interpretati attraverso l’ironia e l’illusione.

per-web-Vetrina_02_oggetto_editoriale_h495

L’allegria di Bollywood viene in mente guardando la vetrina dell’India. L’ispirazione è quella dei mercati metropolitani attraversati dai profumi intensi delle spezie. In Francia il black and white del set up ci riporta al noir di certe pellicole e all’eleganza delle Nouvelle Vague.

per-web_Vetrina_01_oggetto_editoriale_h495

Arrivati agli Stati Uniti la porta si spalanca sui Fifties e sui piccoli eletrodomestici portatori di efficienza e modernità: il messaggio è quello positivo della good life tutta americana. In Giappone l’attenzione è rivolta allo chef e al suo cooking show. In questo spazio, dove vince la natura, il protagonista mette in scena lo spettacolo del cibo.

ELD-VETRIN-TUTTE_oggetto_editoriale_h495

#tollefave, una nuova comunità del cibo

Tolle* e fave, ( #tollefave ) un piatto della cucina contadina abruzzese (tollese in particolare), diventa comunità del cibo coinvolgendo 10 produttori locali e Slow Food Francavilla. Obiettivo è quello di tutelare e valorizzare un piatto della tradizione tollese ricercato e prelibato e raro. Rarissime sono infatti le tolle: che vanno cercate nelle campagne e raccolte prima che il livello di maturazione le porti a diventare troppo dure (un momento magico di breve durata).

 A Tollo, in provincia di Chieti, sede della neo-nata comunità del cibo,  luogo ricco di campagne che circondano tutto il territorio circostante al paese; ogni anno si svolge la sagra di Toll e fave con un cartellone ricco di eventi e di degustazioni.

11154817_678740102254777_6810076523483399479_o

11167957_10203718668880105_3257455785574806529_n

Trionfo di colori e profumi per il piatto tradizionale tollese ‘Tolle e Fave’ rivisitato  dallo Chef Alessandro Quintili Di Ghionno

*****

 Per chi non fosse avvezzo a questo alimento o, semplicemente non lo conoscesse si precisa che le “tolle” sono i  germogli delle piantine dell’aglio, praticamente la parte centrale, quello stelo che se non viene tolto fiorisce e impedisce all’aglio di maturare.

tolle

La versione tollese del piatto è con peperone dolce secco.

ingredienti:

un mazzetto di tolle privato del bocciolo;

olio extravergine d’oliva;

un mucchietto di fave fresche sbucciate;

1 o due peperoni dolci, secchi fritti;

acqua, sale e basilico.

 Procedimento:

Prendere un mazzetto di tolle, reciderle all’altezza del boccioletto che hanno in cima e spezzettarle.

Metterle in pentola con un fondo di olio extravergine d’oliva, acqua, sale e basilico e quando si saranno ammorbidite aggiungere le fave sbucciate e lavate.

In alternativa: bollirle per una decina di minuti e, nella stessa acqua, bollire le fave.

 Versare tutto in padella.

Lasciare cuocere fino a quando la buccia delle fave non sarà raggrinzita e quando le tolle non saranno fragili, filamentose.

Aggiungere peperone dolce secco e fritto

fale

Rice shop cafè a Tokyo

Sacchetti di riso e condimenti in bottiglia sono esposti  su spogli ripiani di compensato all’interno di questa ex frutteria di Tokyo che è stata trasformata in un piccolo rice shop cafè.
OKOMEYA-rice-shop-by-Schemata-Architects_dezeen_468_20
Il rice shop cafè Okomeya, si trova all’interno della vecchia griglia urbana nel distretto di Shinagawa-ku.
Lo spazio di 16,5 metri quadrati, ha due lati aperti foderati con pannelli di compensato, che si affacciano sulle strade dello shopping, mentre la casa per il proprietario si trova nella parte posteriore.
“Recuperare le vecchie dimensioni della griglia urbana trattandola con materiali e colori tradizionalii ha fatto si che  lo spazio complessivo avesse un aspetto più fresco, in cui le parti vecchie e nuove risultino quasi indistinguibili,”
Un bancone in legno corre intorno ai lati chiusi del negozio, fornendo una superficie per pesare il riso ma, al contempo , anche uno spazio che contenga una piccola cucina.

OKOMEYA-rice-shop-by-Schemata-Architects_dezeen_468_17

OKOMEYA-rice-shop-by-Schemata-Architects_dezeen_468_6

Jo Nagasaka in collaborazione con Schemata Architects  sono stati incaricati di progettare questo micro spazio di convivialità che si rifà a quello che una volta erano i negozi di strada, ora in declino a causa dei più allettanti centri commerciali.
“La strada è sempre più piena di persiane chiuse,” hanno detto gli architetti. “Se nessuna misura verrà presa contro la condizione di declino in cui versa il cosiddetto ‘scatto street’, questa forma di acquisto e vendita scomparirà definitivamente.
 “Il nostro progetto sembra molto modesto e non si mette in evidenza, ma ci aspettiamo di aumentare l’aspettativa della gente rinnovando altri negozi della zona in modo da migliorare l’intera stradaMantenere reciprocamente i rapporti con i vicini negozi è la chiave per sostenere questo piccolo progetto,”
OKOMEYA-rice-shop-by-Schemata-Architects_dezeen_468_2

OKOMEYA-rice-shop-by-Schemata-Architects_dezeen_468_14

Gli onigiri palle di riso  avvolti con alghe nori sono serviti attraverso una botola, sulla strada. Una copertura di tela può essere tirata giù quando il caffè è chiuso.
OKOMEYA-rice-shop-by-Schemata-Architects_dezeen_468_0
 

EXPO 2015_Padiglione Cibus Italia

Cibus-Italia

da: http://www.federalimentare.it/

 

200 aziende chiave del settore, con i loro 1.000 marchi, si racconteranno in EXPO 2015 attraverso un padiglione di 5.000 mq. Esso attende non solo i milioni di visitatori dell’Esposizione Universale, ma anche oltre 2.000 operatori professionali da tutto il mondo, le cui visite sono già pianificate, da maggio a ottobre del 2015. Questo il profilo di “Cibus è Italia – Il padiglione Expo Federalimentare”, il padiglione dell’industria alimentare italiana ad Expo 2015 presentato oggi al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali a Roma.

Il padiglione è collocato di fronte all’ingresso Est di Expo, a pochi metri dal parcheggio pertinenziale dell’Esposizione dove arriveranno taxi e navette, di fronte al parco della BioDiversità, sul viale che porta al vicino Padiglione Italia. E’ una delle strutture più grandi dell’Esposizione e si sviluppa su due piani espositivi più una terrazza per incontri ed eventi. Il padiglione è stato realizzato da Federalimentare (l’Associazione confindustriale composta da oltre 6.000 imprese alimentari) e da Fiere di Parma con il decisivo contributo del Ministero delle politiche agricole.

L’obiettivo è quello di presentare al mondo il nostro straordinario paesaggio produttivo: la storia, la tradizione, il saper fare e la bontà dei prodotti alimentari italiani. Il rapporto virtuoso tra le imprese – di qualsiasi dimensione – e i loro territori. Per 6 mesi i visitatori potranno fruire di un meraviglioso percorso di edutainment che li accompagnerà “dentro” i prodotti italiani più amati e conosciuti per conoscere la loro storia e i segreti della loro qualità. Contemporaneamente, grazie alla regia di ICE e al know how di CIBUS, migliaia di operatori internazionali potranno terminare questo percorso, iniziato nel padiglione, sulla terrazza riservata al business matching con le aziende e quindi nei territori dove saranno ospitati dopo la visita ad EXPO.

Il padiglione “Cibus è Italia – Il padiglione Expo Federalimentare” è suddiviso in 15 zone tematiche rappresentative delle filiere e dell’eccellenze italiane: Latte e Formaggi, Filiera della carne bovina, Riso, Pasta, Dolci & Snack, Pomodoro e Vegetali, Design&Comunicazione, Carni Suine e Salumi, Aceti e condimenti, Olio, Tecnologie di Produzione Sostenibili, Bere Italiano, Filiera Avicola, Nutriceutica, Territori.

 

supermercato senza imballaggi

Le due fondatrici di Original Unverpackt (via)

da: http://www.ilmitte.com/

Original Unverpackt a Berlino è diventato realtà. Sospinto da un poderoso crowdfunding da 115mila euro, il supermercato dove confezioni e pacchetti sono assolutamente vietati ha aperto a Kreuzberg. Sono diverse centinaia i prodotti sfusi disponibili, dal caffè al detersivo, dall’aceto di vino a semi e tisane.

Dalla marmellata alla farina, dal sapone liquido alle caramelle, tutto si potrà comprare al grammo, all’etto, o al chilo. Per acquistare i prodotti, i clienti potranno servirsi delle confezioni che già utilizzano nella vita quotidiana, oppure degli appositi contenitori riutilizzabili messi a disposizione dal supermercato. I contenitori disponibili sono riutilizzabili, e i clienti possono portarsi scatole e barattoli da casa.Un successo per Sara Wolf e Milena Glimbovski, le due giovani imprenditrici che lavorano al concept del supermercato dalla fine del 2012. Se anche voi volete dire “basta” allo spreco – ogni anno, 16 milioni di tonnellate di imballaggi finiscono nel cestino solo in Germania – Original Unverpackt è quello che fa per voi.

Come raggiungerlo? Il negozio è situato in Wiener Straße 16, raggiungibile a piedi dalla stazione di Görlizer Bahnhof, aperto dal lunedì al venerdì (dalle 8 alle 20) e il sabato (dalle 9 alle 19). Trovate altre informazioni sul sito ufficiale di Original Unverpackt.

original_unverpackt

 

original_unverpackt 2

 

Terapia D’orto

dal sito: http://www.euroform-w.com

In occasione del Fuori Salone, edizione 2014, tre laboratori di creatività si incontrano per dar vita ad una piccola città utopica con esempi reali di architetture vegetali, su di un’area di 2.000 mq curati dall’architetto Maurizio Corrado.

Dall’8 al 13 aprile, presso la Fabbrica del Vapore, l’allestimento Terapia d’Orto ci accompagnerà in uno spazio empatico-emozionale, in cui le architetture e le aree verdi diventano ausili nelle terapie di supporto alle fragilità delle persone; fragilità intese come fisiche, sensoriali, dell’anima, del cuore. Tecniche non convenzionali per ricominciare a “prendersi cura”, nell’accezione di “take care”, usando il tramite della natura. Terapia d’Orto sarà anche un momento di incontro per parlare di orto e derivati, con laboratori creativi, performance e mostre fotografiche.
Pensato, progettato, allestito e curato da Monica Botta, architetto paesaggista, specializzata nella progettazione di Healing Gardens e verde terapeutico, Terapia d’Orto è sostenuto anche da euroform w.

L’impegno profuso da Monica Botta e da Green Utopia nella realizzazione di questo “ambiente” innovativo ha lo scopo di stimolare anche nel nostro paese, così come da decenni è attivo a livello internazionale, un approfondimento e una presa di coscienza dei benefici legati agli Healing Gardens. Da studi americani svolti tra gli anni ‘80 e ‘90 sul rapporto natura-malattia, infatti, si è potuto verificare come basti guardare o sostare nella natura per avere cambiamenti fisiologici e psicologici, favorendo uno stato di equilibrio corpo/mente. Dunque il guardare la natura, fare delle attività di gardening o di horticultural therapy, entrare in contatto con essa in un contesto socio – sanitario, aiuta a velocizzare i tempi di recupero con un notevole risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale.

“Coltivare il giardino ci macchia le mani, ma ci pulisce la mente”, lo scrisse Ramon Eder.