Photography pavilion: incastonato nei vigneti

Potography pavilion, il nuovo edificio progettato dal Renzo Piano Building Workshop sorge tra gli splendidi vigneti di Château La Coste.

Il padiglione principale, di circa  285 mq avrà la duplice funzione di esibire mostre d’arte e conservare il vino.

“In dialogo con la topografia naturale del terreno, si è deciso di “intagliare” il terreno per sei metri di profondità e di incorporare completamente l’edificio nella vigna.”

Ha affermato il progettista in una recente intervista.

“Le facciate vetrate e il tetto contrastano con il semplice e grezzo calcestruzzo a vista, utilizzato sia per gli spazi destinati alla conservazione che per quelli espositivi”.

L’edificio, parzialmente sepolto, è evidenziato dal  tetto coperto con una vela fissata ad archi metallici  sottili, questi archi ricordano i tralci delle viti che circondano l’edificio e permettono una integrazione visiva tra la vela stessa e le vigne circostanti.

Accessibile tramite una lunga rampa che taglia il terreno, l’edificio contiene gallerie all’interno per  uno spazio complessivo di circa 160 mq. illuminata con luce naturale, l’area espositiva è affiancata da due cantine che conservano vino prodotto del sito. Nella parte posteriore dell’edificio, uno spazio dedicato alla scultura è esteso da uno specchio d’acqua che riflette interamente la larghezza del padiglione.Mostra inaugurale del locale è ‘il mare e lo specchio’ del fotografo giapponese hiroshi sugimoto, visibile fino al 3 settembre 2017.

 

Renzo Piano Building Workshop, Photography pavilion, Le Puy Ste Réparade, Francia, 2017

Renzo Piano Building Workshop, Photography pavilion, Le Puy Ste Réparade, Francia, 2017

 

Renzo Piano Building Workshop, Photography pavilion, Le Puy Ste Réparade, Francia, 2017

Renzo Piano Building Workshop, Photography pavilion, Le Puy Ste Réparade, Francia, 2017


Photography pavilion
, Le Puy Ste Réparade
Tipologia: padiglione
Architetto: Renzo Piano Building Workshop
Team di progetto: J. Moolhuijzen, D. Rat, M.van der Staay (partner and associates in charge) with K. Lim; O. Aubert, C. Colson and Y. Kyrkos (models)
Struttura copertura: Arup
Struttura e impianti: AECOM
Architetto locale: Tangram Architectes
Gestione progetto e costruzione: Rainey Best
Superficie: 285 sqm
Completamento: 2017

Don Key

Don Key è un ristorante di cucina tradizionale messicana riproposta con uno stile nuovo e sperimentale.

L’approccio era combinare la lingua tradizionale con un gioco di parole, semplicità sofisticata con una naturale tavolozza colori.

“Il nome di Don Key composto da ‘Don’ il modo nel quale il  popolo messicano dice signore e da Key ‘ Chiave’ in modo da leggere la parola ‘Asino.’

Cibo semplice, immagine semplice, packaging essenziale con fulcro principale proprio sul cibo, quella data dallo studio Parallel‘s.

“L’idea di rappresentare  ‘la Festa’ in di ogni prodotto casalingo è alla base della comunicazione grafica, ” mentre contenitori in carta da pacco con piccoli loghi a stampo, ricordano la genuinità e la semplicità del prodotto incartato come se fosse stato fatto a casa.

informale con stile

Move Matter Architecture sono gli autori del progetto di un piccolo ristorante greco dallo stile luminoso e moderno situato  nell’Upper East Side di Manhattan, New York.

Move Matter Architecture have designed Greek Eats, a small, bright, modern Greek restaurant in the upper east side of Manhattan, New York. Large windows fill the restaurant with natural light and a simple black and white color palette with a few wood details gives the small restaurant a bright, modern, minimalist feel.Fotografia di Kevin Kunstadt

 

Grandi finestre riempiono il ristorante di luce naturale e una tavolozza di colori nelle variazioni del bianco, nero e ocra caratterizzano  l’atmosfera. Semplice, con pochi dettagli in legno e metallo smaltato, il piccolo ristorante risulta, allo stesso tempo, luminoso, moderno, minimalista e confortevole.

Move Matter Architecture have designed Greek Eats, a small, bright, modern Greek restaurant in the upper east side of Manhattan, New York. Large windows fill the restaurant with natural light and a simple black and white color palette with a few wood details gives the small restaurant a bright, modern, minimalist feel.

Fotografia di Kevin Kunstadt

Lungo il muro posteriore, piastrelle nere, tipiche del rivestimento delle stazioni della metropolitana newyorkese, e un grande bancone in marmo creano un look sofisticato, mentre il menu scritto a mano sul muro bianco e l’aspetto naturale degli sgabelli e dei tavoli, conferisce all’ambiente  un’atmosfera informale.


In this small modern restaurant, black subway tiles and a large marble counter create a sophisticated look, while the handwritten menu on the white wall and the natural look of the stools and counter gives the space a casual vibe.

Fotografia di Kevin Kunstadt

Rotoli di carta, attaccati alla parete al lato dei tavoli, forniscono le tovaglie e rendono facile  la pulizia contribuendo a rafforzare il concetto di informalità con stile che il locale vuole comunicare.

 


In this small modern restaurant, rolls of paper attached to the wall above each of the booth tables provide the tablecloth and make it easy to clean the table between customers. The large rolls of white paper also contribute to the casual feel in the restaurant and contrast the black paneling along the wall.

Fotografia di Kevin Kunstadt

Sul retro del ristorante c’è una zona pranzo più formale, caratterizzata da una parete su cui fanno bella mostra di se, orci di olio che aggiungono autenticità,  uno specchio posizionato orizzontalmente aiuta il piccolo spazio ad apparire   più grande e più aperto.


At the back of this modern restaurant is a more formal dining area featuring a wall of oils that adds authenticity to the Greek restaurant and a horizontally placed mirror that helps the small space feel larger and more open.

Fotografia di Kevin Kunstadt

 

Fanaberia Crepes & Cafe

Localizzato a Sopot,  una piccola città polacca  sul Mare Baltico,  il Fanaberia Crepes & Cafe è un brillante ed allegro locale progettato da PB / Studio.

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I disegnatori mescolarono insieme colori  che ricordano la spiaggia, il mare, l’estate mescolando assieme e giustapponendo “occhiali da sole bianchicci e leggeri e  vivido color lapislazzuli… corde di sisal, elementi di metallo da marina militare e superfici di canna d’India si riferiscono alle spiagge e le barche di pescatori.”

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Tutto l’ambiente  arredato in modo accurato, disegnando attorno all’avventore, uno spazio intimo ed elegante.

Gli arredi dal gusto un po’ retrò, con boiserie in quercia sbiancata, e poltroncine imbottite dai colori tenui, ricordano ambienti eleganti e gusto per la tradizione locale, invitano a sedersi per gustare le crepes locali ripiene di carne o pesce.

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Hubba, spazio alla creatività

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Hubba è  uno spazio di  co-working , situato nel centro commerciale di Habbito in una zona residenziale di Ornnuch, Bangkok. Lo spazio di 989 metri quadrati (10.645 sq. ft.) è anche il più grande ambiente di co-working in tutta l’Asia sud-orientale. Habbito è un enorme centro commerciale, il primo del suo genere, che insieme a Hubba Thailandia ha deciso di progettare spazi condivisi non solo per lavoro, ma per il ristoro di tutti gli artisti e i creativi che lo frequentano.

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Ci sono sette laboratori artigianali completamente attrezzati tra cui una camera oscura per la fotografia, una camera per stilisti di moda, una camera per i lavori in  ceramica, una sala per la lavorazione del legno, una sala per cinema e fotografia, nonché spazi per lezioni, seminari e proiezioni, una ampia zona ristoro-bar e uno spazio completamente attrezzato con strumenti digitali come macchine a taglio laser e stampanti 3D.

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Lo spazio è aperto per 24 ore al giorno e l’obiettivo di sviluppatori e partner è di creare un vero e proprio hub creativo e per promuovere lo sviluppo della progettazione creativa in Thailandia.

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Il design dell’intero Hubba è stata affidato a Supermachine  uno studio di Bangkok

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Responsabile del team di Supermachine, l’ architetto Yupadee Suvisith, con Pitupong Chaowakul, ha creato un ambiente coerente utilizzando alcune idee semplici: invece di nascondere i tubi degli impianti, i progettisti li hanno sottolineati con un luminoso turchese.; unendo così insieme forma, funzionalità e colore.

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Fotografia: Wison Tungthunya

Tetsujin _due in uno_

Nel cuore di Melbourne, Australia, gli Architects EAT, hanno creato, Tetsujin, un’esperienza degustativa, inspirata alle due opposte facce delle metropoli giapponesi, ovvero: ordine e caos. Tetsujin completato a dicembre 2015  è localizzato al quarto livello dell’ Emporium Shopping Centre. Creato in un spazio relativamente ristretto, l’idea  alla base del progetto è quella di far vivere agli avventori del ristorante l’esperienza unica di trovarsi all’interno di un affollato locale giapponese  (dove regnano ordine e caos) dal momento stesso in cui entrano.

Come?

Separando il locale in due aree dedicate: da un lato un Treno di Sushi (memore di “ordine”), dall’altro un BBQ giapponese (memore di “caos”); attraverso l’uso di diverse altezze del pavimento e dell’uso di una serie di rampe e passaggi, creando di fatto due  unità individuali all’interno di un unico spazio.

Anche i colori contribuiscono ad evidenziare la differenza tra le due parti dl locale: colori chiari,  legni naturali,  tenui e rosate iscrizioni giapponesi e  bianco delle pareti e degli anelli al neon che pendono dal soffitto (che ricordano tanto le maniglie degli affollati treni giapponesi) per l’ordine;

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Colori scuri, uso di  metallo e vetro e  grafiche manga  alle pareti per il caos.

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Tetsujin, due ristoranti  in uno.

 

 

 

Shugaa bar

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Ispirato ai cristalli molecolari dello zucchero, Shugaa  bar a Bangkok, progetto firmato da Design agency ‘ party / space / design ‘ (aka p/s/d), è uno spazio pulito e luminoso. 
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I colori tenui, dal rosa confetto al crema ricordano zucchero filato e mashmellows; la scala a chiocciola, iconica e zuccherina, realizzata da scatole in acrilico trasparente ricorda, al contempo, le zollette e i cristalli.
Di particolare impatto i lampadari cubici dipinti di bruno brillante a ricordare grappoli di zucchero di canna.

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