Agro Food Park (AFP) Danimarca

William McDonough + Partners , GXN, 3XN Architects, BCVA e Urland hanno collaborato per sviluppare un Master Plan per l’Agro Food Park (AFP), un hub per l’innovazione agricola nei pressi di Aarhus in Danimarca.
Con l’obiettivo di fungere da punto di riferimento per il futuro sviluppo globale dell’industria alimentare, il progetto combinerà densità urbana con campi agricoli di prova in una collaborazione di business accademico e commerciale.

Agro Food Park Expansion in Denmark to Combine Urbanity and Agriculture , Courtesy of William McDonough + Partners and GXN

Nel corso dei prossimi 30 anni, l’attuale AFP-che è stato aperto nel 2009 e si estende 44.000 metri quadrati con quasi 1.000 dipendenti-si espanderà di un ulteriore 280.000 metri quadrati.
Abbiamo il privilegio di essere stati scelti da GXN per collaborare a quello che diventerà un ecosistema imprenditoriale per affrontare il futuro delle risorse alimentari e vegetali.
Ha detto William McDonough, fondatore di William McDonough + partner e co-autore del testo, culla per Culla: rifare il nostro modo di fare le cose.
Sono state individuate cinque aree di interesse per migliorare l’AFP attraverso la nuova espansione: materiali sani, energia pulita, aumento della biodiversità, aria salubre e acqua pulita.
Siamo nel secolo ecologico. Dopo decenni di distruzione impensata di clima, acqua e terra, ora è il momento di ripristinare e ricostituire le risorse biologiche del nostro pianeta per tutte le specie della terra.
Ha dichiarato McDonough.
Una dimostrazione di città di carbonio positivo presso il parco agro-alimentare può essere l’incarnazione di questo nuovo secolo. La sua acqua pulita, aria, suolo e energia che funge da fonte continua di innovazione economica ed ecologica e la rigenerazione, ridefinendo come possiamo emanare un positivo e futuro abbondante.
Il Master Plan del progetto sarà composto da tre elementi principali:
il prato; uno spazio centrale verde comunale, la striscia, la strada principale di AFP;  le piazze, che si legano insieme al cluster di edifici con identità individuali del quartiere.
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Architettura, cibo e agricoltura: la città autosufficiente

La terza edizione di Seeds&Chips. The Global Food Innovation Summit (Rho Fiera, 8-11 maggio) ha proposto come obiettivo quello di proseguire il cammino intrapreso per dare risposte sempre più concrete e sostenibili alle problematiche della città futura che impongono un cambiamento nei modi in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito, comunicato e consumato.

Il quesito che ci si è posti  è: come le città riusciranno a garantire una produzione di cibo sufficiente all’interno dei propri territori ed essere così autosufficienti?

Marco Gualtieri, ideatore e presidente di Seeds&Chips, ha lanciato la sfida alle città italiane, ma soprattutto alle realtà delle metropoli di tutto il mondo invitando startup, ricercatori, imprenditori e politici di spicco  per ragionare insieme su strategie, soluzioni e tecnologie per cercare di risolvere le problematiche derivanti da cambiamenti climatici, crescita demografica e diminuzione di risorse; focalizzando l’attenzione sul cibo e sull’intera filiera produttiva, interna alla città.

Il tipo di soluzione che si propone non è quella degli  orti urbani condivisi, né dei tetti verdi, ma di ripensare  spazi e  architetture che ospiteranno le urban vertical farm.

Square Roots, container produttivi da installare in città

I nuovi piani del Comune di Milano, presentati nello spazio dell’ex stabilimento Ansaldo, propongono come obiettivi del progetto Neu (Nuove economie urbane) Manifattura Milano, il recupero delle attività produttive a scala urbana rifacendosi a casi europei come il Poblenou di Barcellona o L’Atelier de Paris a Parigi.

Gli spazi per la produzione e l’architettura di essi sono stati gli argomenti principali  durante i quattro giorni del summit, dove l’Association for Vertical Farming ha riunito quattordici dei migliori innovatori da tutto il mondo nel campo della urban and vertical agricolture per comprendere come e in quali luoghi la città possa produrre il proprio cibo.

Lufa Farm a Montréal, riconversione di un edificio industriale

La scala del discorso ha spaziato a tutto campo: dai “micro-orti”, gestibili attraverso un’app sullo smartphone, fino ai casi internazionali di Square Roots, container high tech installati nel cuore delle città americane, o delle “fattorie urbane” di Lufa Farms in Canada, dove ex opifici sono stati convertiti in vere e proprie fabbriche per la produzione di verdura e frutta a km 0, sicura e priva di pesticidi.

Studio SLA, progetto vincitore del concorso internazionale di idee "Reinveter Paris"

In Italia l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), si occupa di ricerca per la progettazione sostenibile di vertical farm con particolari interessi verso la riconversione di ex fabbriche per la produzione ortofrutticola.

Enea, Vertical Farm all'Expo 2015

Winery in Mont-Ras / Jorge Vidal + Víctor Rahola

Da un’intervista ai progettisti Jorge Vidal, Víctor Rahola:  “La costruzione di una cantina e la creazione del processo di vinificazione sono estremamente legati all’esperienza con la terra. Il vino è odore, colore, sapore e forma. I sensi e le percezioni devono andare insieme con un sito che è in grado di enfatizzare il processo di trasformazione. Per questo, abbiamo lavorato con quattro aspetti chiave:


1. Il programma della cantina è il risultato della necessità di produrre vino e di organizzare un rapporto tra l’edificio nuovo e la casa di terra esistente. Per la produzione vinicola ci sono quattro spazi principali e altri tre secondari, questi ultimi sono spazi di servizio e destinati allo stoccaggio. Il primo spazio principale da destra, accanto ai laboratori e congelatori, è lo spazio per tutti gli strumenti agricoli e gli lavorare nei vigneti. il secondo è per tutti i tini necessari per la produzione “mosto”. Il terzo è quello destinato al “riposo del vino” nella fase di passaggio da mosto a vino propriamente detto. L’ultimo spazio è la zona destinata alle degustazioni e alla conservazione delle bottiglie che sono pronte per essere aperte. Un accesso attraverso un tunnel dal lato superiore della casa è quello che organizza la circolazione dei proprietari. L’accesso agli altri tre spazi è fatto direttamente dai vigneti

2. L’umidità del terreno aiuta la conservazione del vino. Abbiamo deciso di interrare la cantina  per tenerla con la temperatura ideale e nello stesso tempo per creare una piattaforma di collegamento con gli edifici esistenti. La stessa terra ci aiuta a creare spazio.
3. La profondità dello spazio crea il suono, il vuoto e l’ombra. La luce organizza lo spazio.
4. L’edificio è una piattaforma all’interno della terra. Il suo tetto è un giardino che si trova in cima alle volte di cemento che i calcoli effettuati e ottimizzati hanno disegnato come una sezione di archi iperbolici. Allo stesso tempo la piattaforma è custode dell’acqua per il relativo riutilizzo. Le pareti esterne sono progettate con la forma ideale avendo in considerazione il suo materiale (il mattone) per inviare tutti gli sforzi alla struttura.

Growroom by IKEA

All’interno di Space10, il laboratorio di ricerca di IKEA a Copenhagen in cui si sperimentano quelle che saranno le tendenze per il living del futuro, è nato Growroom; un elemento di arredo componibile (come nello stile dell’azienda svedese) e montabile in autonomia (Il manuale può essere scaricato gratuitamente dal sito di Space10).

Growroom (come suggerisce il nome) è una sorta di stanza per crescere, una sfera in legno naturale alta meno di tre metri, e a crescere, in questo caso, sono piante aromatiche e verdure.

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«Il vantaggio è che permette di coltivare gli ortaggi dentro la propria abitazione in maniera sana e sostenibile» spiegano i designer che hanno portato avanti il progetto. Un notevole passo in avanti in termini economici, di salute e di impatto ambientale.

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Un orto dunque, ma anche uno straordinario esempio di design, risultato della collaborazione di artisti, tecnici e creativi da tutto il mondo.

Composto da 17 pezzi di compensato, Growroom, si può montare in maniera facile e veloce: bastano un martello, 500 viti di acciaio e una fresatrice o, come nell’ultima versione presentata, costituita da uno scheletro completamente in legno e non include parti di metallo e il montaggio avviene per incastro.

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Nessun impatto ambientale e prodotti freschi e sani, questo il  concetto alla base del progetto: «Il cibo deve essere consumato dove viene prodotto, è un modello alternativo al commercio mondiale di questi anni. Vogliamo aiutare a diminuire i chilometri percorsi dalle materie prime, riducendo l’impatto sull’ambiente e insegnando ai bambini da dove arriva quello che mangiano» .

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Il giardino verticale proposto da VERTICALGREEN è una soluzione tecnologica che permette la trasformazione  ogni parete, attraverso un sistema brevettato, in una superficie coperta con  diverse specie di piante ornamentali o alimentari.
I giardini di VERTICALGREEN  offrono l’opportunità di riconnettere con natura luoghi che altrimenti non avrebbero la possibilità di vedere crescere piante verdi.

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VERTICALGREEN è convinto che questo progetto permetterà  di rendere migliori e più vivibili luoghi degradati dall’inquinamento  o dal rumore (si conoscono i benefici ambientali dovuti all’introduzione di verde: purificazione di aria, riduzione di diossido di carbonio, produzione di ossigeno, regolamentazione termica, insonorizzazione, purificazione di acqua, generazione di corridoi biologici e produzione di cibo).

La visione di VERTICALGREEN per l’anno 2030 è di avere un minimo di 9mq di area verde per abitante (che è la raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Salute) suggerendo l’uso di edifici in dismissione o degradati  come piani di appoggio per il suo alveare verde; un modo per recuperare le aree verdi perdute, stabilendo una perfetta  sinergia tra natura e  città.

Nord e Sud panettoni di qualità a confronto

Natale alle porte, vi propongo questi due interessanti e gustosi doni natalizi

 

ROBERTO DONNO

Dolcearte Pasticceria gelateria

IL panTALENTO  (panettone all’olio EVO)

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un prodotto lievitato naturalmente, realizzato nell’arco di 48 ore da lievito madre. La cottura a bassa temperatura permette di dare particolare morbidezza al  prodotto capace di sprigionare in bocca tutta un’armonia di profumi, grazie soprattutto alle caratteristiche organolettiche dell’olio Talento,( da cui il nome del prodotto) olio mono-varietale ossia ricavato da una unica qualità di olive) come la cellina di Nardò; già pluri-medagliato all’A.V.P.A.(Agenzia- per la Valorizzazione dei Prodotti Agroalimentari di Parigi, quale miglior olio al mondo per il fruttato medio maturo.

Recupero della cultura locale, nell’utilizzo di un grasso nobile come l’olio EVO, applicando  nuove tecniche professionali,  fanno di  PanTalento un prodotto da assaggiare assolutamente.

Per ordini :

Particceria Dolcearte  Garibaldi, 31 a Cutrofiano (LE).

0836- 515073

Contatti:

Dolcearte Cutrofiano

ANDREA TORTORA

AT | Patissier

Panettone  al lievito madre

mockup

DAY 1

h 07:30
primo rinfresco di Carletto, il mio lievito madre

h 10:45
secondo rinfresco

h 14:00
terzo rinfresco

h 17:10
primo impasto

 

paneweb_danieltochterle-87
Photo Credit: Daniel Töchterle

 

DAY 2

h 06:00
secondo impasto

h 06:30
riposo dell’impasto

h 06:45
spezzatura e prima pirlatura

h 07:15
riposo dell’impasto

h 07:25
seconda pirlatura e impirottamento

h 08:00
lievitazione

h 15:30
glassatura

h 16:10
cottura

h 17:00
uscita dal forno e capovolgimento

 

RISULTATO

Nessun segreto, solo la condivisione di una grande storia di amore.

Per ordini o per diventare rivenditore :
hello@andreatortora.com

Contatti:

hello@andreatortora.com

 

 

 

Dada biocop Parigi

Dada Biocoop, il nuovo luogo immaginato da Jeff van Dyck  nel cuore della capitale francese, espone in circa  270m²prodotti biologici, verdure, frutta trasformando la tradizionale drogheria in un luogo unico, dove il bianco prevale su tutto ad esaltare i coloro della merce esposta e dove la luce proveniente dall’alto sembra rendere  più vivido, luminoso, puro.
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” La volontà di Jeff van Dyck è stata di sviluppare una nuova estetica per il bio, più coerente con gli standard estetici della clientela parigina, ma adattata tanto meglio al suo modo di consumazione. Il mobilio è stato pensato volontariamente molto puro e neutro per mettere in valore i prodotti ed il carattere eccezionale del luogo. Ed è là tutta la forza di questo luogo. Grazie alla conservazione di tracce della decorazione originale della bottega che data del XIX  secolo, la drogheria Dada Biocoop diventa una bottega urbana, ancorata nella storia della città, ma tanto moderna e calorosa. La porta appena superata, l’esperienza vissuta è totalmente inedita, e ci  lascia sorprendere per un concetto mai visto prima nel campo del bio. 

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Van Dyck declina una tavolozza di bianchi luminosi che risponde all’immensa cupola in lastricati di vetro (a fondo di bottiglia) localizzato al centro della bottega. È qui che si trova il punto focale della drogheria, il luogo dove  frutta e verdure sono esposti al meglio. Tutto il mobilio è disegnato anche su-misura, e declinato in bianco. La larga vetrina sulla strada è l’opportunità di mettere in scena i prodotti e di lavorare sui temi legati alla natura, ai prodotti e agli artigiani del bio. In un scrigno anche epurato, i colori vitaminizzati dei prodotti freschi prendono un nuovo rilievo, e si fanno grafici e moderni.”

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