food design al fuorisalone

Piccole architetture da gustare e ricette della tradizione che si rifanno il look. Fatevi solleticare il palato da quattro progetti di food design visti al Fuorisalone 2017

 Testo Luca Trombetta 

«Il cibo per me è un’esperienza tattile con la lingua», dice Matteo Cibic. È uno dei sette designer che durante il Fuorisalone 2017 sono stati invitati dallo chef Marco Ambrosino del bistrot 28 Posti di Milano (via Corsico 1) a cimentarsi ai fornelli per il progetto “Designer in Cucina @ 28 Posti”. Insieme a lui, Eligo StudioDiego Grandi, Maddalena Casadei in coppia con Marialaura Rossiello Irvine e Cristina Celestino. Dal 4 al 9 aprile hanno presentato ogni sera un piatto diverso, calibrando sapori ed estetica, con un’attenzione particolare a proporzioni, colori e consistenze. Ma gli ingredienti erano gli stessi per tutti: ostrica, cavolo cappuccio, finocchietto selvatico e ravanello. Sembra che una delle ricette più apprezzate sia stata quella degli EligoAcquario, a base di spaghetti di daikon in brodo. Cibic invece ha proposto Crick pluf fresh, un toast di cavolo con battuto di ostriche e finocchietto fresco. Grandi che vede la cucina come «un atto generoso da condividere su una lunghissima tavola», ha cucinato Dalla terra al mare, un piatto ottenuto da un trito finissimo di tutti gli ingredienti. Il tempo è stato l’ingrediente segreto di Celestino – «tempo per preparare e per assaporare» – che ha creato Ostregheta, l’illusione di una finta ostrica. Per finire Chiaiolella di Casadei e Irvine, una raffinata composizione di dischi di ravanello e cavolo cappuccio fritto.

Un’operazione simile è andata in scena al ristorante Rigolo (via Solferino, ang. Largo Treves, Milano) dove il titolare, Renato Simoncini, e Fabio Calandri, direttore creativo di We R Food («una piattaforma dedicata alla ristorazione, creata per reinventare la convivialità e giocare con il potere comunicativo del buon cibo») hanno chiamato a raccolta altri quattro designer italiani per dare un nuovo look alle proposte culinarie dello chef selezionate ad hoc per la design week. Ecco allora We R Food for Rigolo: la Caprese di mozzarella di bufala disegnata da Vito Nesta, il Risotto alla milanese rielaborato da Elena Salmistraro con un crouton di Parmigiano Reggiano, il Filetto di manzo alle erbe provenzali di Martinelli Venezia e, non ultimo, il Tiramisù reinventato dal duo Zanellato/Bortotto. Una fresca interpretazione di un menu della tradizione meneghina servito su una tavola vestita per l’occasione da un progetto grafico di Studio Milo.

 

 

Dalle cucine dei ristoranti ai laboratori dell’università. Si è parlato di cucina anche al Salone Satellite, che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 20 anni. Presso lo stand dell’ECAL (Ecole Cantonale d’Art de Lausanne), Carolien Niebling, fresca di Master in Product Design, ha presentato un progetto di ricerca sulla ‘salsiccia del futuro’, un pretesto per discutere di consumi alimentari alternativi. «Secondo i dati della FAO, andremo incontro a una grave carenza di alimenti ricchi di proteine», ha dichiarato. «La carne, in particolare, scarseggerà. E il motivo è un eccessivo consumo di prodotti di origine animale. Quindi, mi sono chiesta se le salsicce, questo alimento base della cucina mitteleuropea, possano in qualche modo fornire una soluzione». La designer ha portato in mostra una serie di ‘salsicce innovative’ che ha creato insieme al macellaio olandese Herman ter Weele e allo chef Gabriel Serero di Losanna. «Ho trattato la salsiccia come qualsiasi altro oggetto di design. Ho scelto ingredienti alternativi per i loro valori nutritivi, il loro gusto o solo perché sono affascinanti». Un esempio? Il salame di frutta. Questa e le altre ricette sono raccolte nel volume The Future Sausage che uscirà a breve, da ordinare su thefuturesausage.com.

Infine un progetto che non è intervenuto direttamente sul cibo, quanto sul modo di fruirne. Si chiama Origami Italiani, un’idea di Chef Rubio e del designer Filippo Protasoni che insieme hanno firmato un nuovo sistema integrato di prodotto, packaging e comunicazione pensato per la vendita e il trasporto della pasta fresca. Negli spazi di Pasta d’Autore, ristorante/laboratorio a conduzione familiare (via Cesare Correnti 7), i due hanno organizzato una serie di laboratori di cucina in cui, oltre a “mettere le mani in pasta”, il pubblico ha potuto costruire da solo la propria confezione di tortelli. «Dal foglio di pasta al foglio di carta, il passo è stato breve», scherza Protasoni che ha dato forma a un packaging innovativo pensando non solo all’utente, ma anche al produttore. «Ho immaginato un block-notes gigante da tenere direttamente in cucina. La scatola, che può essere customizzata con la grafica del ristorante, è veloce da realizzare: basta piegare il foglio lungo le linee guida (da qui il nome Origami) e in poche mosse si crea una confezione più agile ed economica rispetto a quelle in commercio. Oltretutto può essere un’idea regalo alternativa alla classica bottiglia di vino». Che resta da dire se non buon appetito?

 

Architetture edibili

Cosa succede quando un architetto ama cucinare?
Dinara Kasko è la risposta.
La pasticcera ucraina è il maestro della combinazione tra cucina e forme geometriche  con ispirazione architettonica.
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Lei compone i suoi dolci come se fossero edifici e creando  strutture  commestibili  uniche.
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Da un’intervista per Good Magazine la Kasko ha dichiarato;”Ho molte idee non realizzate e una grande voglia di sperimentare. Non voglio imitare  gli altri; voglio creare qualcosa di nuovo!

Stilisti del cibo

Il food design spesso viene confuso con lo stilist food. Comprensibilmente, entrambi abbiamo utilizzano il cibo come mezzo per creare. Ma l’obbiettivo finale è di  Olga Bastian  è quello di creare un’esperienza memorabile e commestibile per i propri clienti e i loro ospiti. Tuttavia, con lo stilist food, l’obiettivo finale varia. Dalla vendita di un prodotto , a un film o un articolo, gli stilist food giocano un ruolo complesso e sicuramente molto interessante.

Art Direction by Olga Bastian for Liquidminds \\\ Photo by Mikkel Jul Hvilshøj

Art Direction by Olga Bastian for Liquidminds \\\ Photo by Mikkel Jul Hvilshøj

Styling by Mattias Nyhlin for Plaza Magazine \\\ Photo by Philip Karlberg

Styling by Mattias Nyhlin for Plaza Magazine \\\ Photo by Philip Karlberg

Styling by Mattias Nyhlin for Plaza Magazine \\\ Photo by Philip Karlberg

Photo and styling by David Abrahams

Kaffeeform

 

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Kaffeeform è un innovativo materiale riciclato composto da fondi di caffè e materie prime rinnovabili.
Dopo cinque anni di sperimentazione e ricerca, è stata creata una formula unica per trasformare vecchi fondi di caffè in nuovi prodotti.
A dimostrare le sconfinate possibilità di questo nuovo materiale, i progettisti di Kaffeeform hanno realizzato un servizio da caffè interamente realizzato con fondi di caffè riciclato.
 I prodotti Kaffeeform hanno un numero di caratteristiche notevoli:
la superficie ha l’aspetto legno scuro ed è unica per ogni pezzo,
l’odore del caffè è conservata nei pezzi finiti
inoltre i prodotti sono leggeri, lavabili e durevoli.

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Kaffeeform  tazzine realizzate con fondi di caffè riciclato

Il materiale stesso e la serie di tazze di caffè sono state esposte per la prima volta al Festival di caffè di Amsterdam.
La produzione iniziale conta circa 250 tazze Kaffeeform vendute esclusivamente presso lo

 

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La quantità di consumo mondiale quotidiano caffè è in crescita, così il potenziale di riutilizzare i rifiuti per ulteriori usi è enorme.
Kaffeeform è un materiale sostenibile che mira a trarre vantaggio di questi materiali di scarto  prontamente disponibili a diventare un’alternativa al petrolchimico.

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Cioccolatini come un set di colori ad olio a forma di tubetto, questa l’idea regalo proposta da Nendo per questo Natale 2013.

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I colori contengono una varietà di sciroppi aromatizzati ed etichette colorate che ne  indicano sapore e funzione come wrapper.

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Un design che combina l’emozione dell’infanzia di aprire una nuova scatola di colori e l’emozione di aprire una scatola di cioccolatini.

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The Importance of the Obvious

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L’idea del designer olandese Matthias Borowski, presentata come progetto finale all’esame di laurea della Design Academy di Eindhoven, è il progetto di una serie di  macro dolci: torroni, zucchero filato, cannoli; accostati assieme al fine di dare un tocco ironico e squisitamente “pop” all’arredo di casa.

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Importance of the Obvious, questo il titolo della tesi di laurea, più che una collezione di mobili, è un viaggio sperimentale attraverso canoni estetici e materici differenti. Un’analisi divertente e ironica sul mondo delle stratificazioni e delle giustapposizioni materiche, un gioco dall’effetto sensorialmente straniante.

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Curious Breakfast

Lo studio francese Paper Donut  ha realizzato per  conto della società internazionale della carta  Arjowiggins,  una curiosa reinterpretazione di una tipica colazione francese e americana.

Curious Breakfast è un grazioso-gustoso progetto tutto volto a dimostrare  le infinte possibilità  della carta replicando, con il sistema della piegatura a mano, piatti, scodelle e pietanze.

Certo, i prodotti esposti non sono facili da mangiare, ma sono sicuramente sorprendenti.