illy City Mugs

La nuova collezione di tazze illy progettata da Mie Araki si chiama illy City Mugs e ricorda attraverso disegni stilizzati un’idea di città.
Il progetto è stato lanciato attraverso un concorso di progettazione sulla piattaforma Desall.com. 
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“La collezione disegnata da Mie Araki è stata l’amore a prima vista, con il suo stile unico e il carattere vivido che unisce linee rette e colori forti in un modo molto singolare”.
Secondo la giuria di Illy, che ha valutato tutte le osservazioni, le sue opere sono state particolarmente efficaci nel rappresentare le 6 città che erano al centro del concorso.

“la giuria ha scelto le opere d’arte di Mie per la sua interpretazione originale delle caratteristiche peculiari delle città oggetto di concorso, utilizzando uno stile di illustrazione che sentiamo è molto in linea con illycaffè’s artistic projects.”-Giuria Illy.

Le tazze sono disponibili esclusivamente nelle rispettive città, quindi se vi capita di essere in una delle città elencate di seguito, si potrebbe desiderare di fermarsi in uno dei negozi Illy.
Le città caratterizzate dalle collezioni di tazze della città di Illy sono: Parigi, San Francisco, Londra, Trieste, Abu Dhabi, Amsterdam, Hong Kong, Kuwait City, Milano e Roma.
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manuale d’istruzioni per novelli cuochi

Se si vive un rapporto di amore-odio con il cucinare, IKEA  ha pensato a un manuale  che, step by step, guida i neofiti della cucina all’auto assemblaggio del piatto.
L’agenzia pubblicitaria di Leo Burnett a Toronto ha proposto una campagna creativa che introduce un elemento completamente nuovo per l’equazione  cibo-realizzzione
“Ci siamo resi conto che provare nuove ricette è un po’ spaventoso per le persone,”
hanno spiegato il direttore creativo dell’Agenzia
“ci siamo dunque prefissati l’obiettivo di renderle  più facili, più creative, utilizzando un modo semplice e fantasioso per reinventarle.”
Nonostante i disegni semplificati e le la quantità minima di testo, la guida,  la cui ispirazione è ovviamente quella delle istruzioni contenute all’interno dei pacchi di mobili, permette di realizzare piatti complessi con una certa semplicità.

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le ricette sono stampate su carta forno pergamena
Leo Burnett ha ideato una collezione di ricette facili da fare, stampate su carta da forno. Queste pagine comprendono istruzioni passo-passo e un elenco di ingredienti stampati con inchiostro per alimenti. 
Le dimensioni rappresentate sul foglio  corrispondono alle effettive proporzioni di ingredienti necessari per la ricetta.
Cuochi spontanei o esperti si limiteranno ad aggiungere il cibo, arrotolarlo e cuocerlo.
 le ricette sono realizzate con i prodotti venduti nel mercato svedese presente in ogni unto vendita IKEA.
 

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lo Chef ha semplicemente bisogno di aggiungere gli ingredienti sul foglio di carta

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l'inchiostro alimentare indica le proporzioni di ogni ingrediente

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sale, pepe e cipolla in polvere vengono aggiunti al foglio prima della 
cottura

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Half/Full inganni visivi

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Inganno visivo potrebbe essere la chiave per ridurre il consumo di cibo, secondo studio Playfool-che ha progettato questa gamma di stoviglie a specchio per dimezzare le porzioni dando però la sensazione visiva di un piatto pieno
Half/Full è stato progettato da Saki Maruyama e Daniel Coppen, collettivamente noti come studio Playfool, che sono studenti dal  London’s Royal College of Art.
Composto da una serie di stoviglie a specchio, il progetto si propone di “appetiti a prova di futuro” in relazione alla prospettiva incombente di carenze alimentari future.
“Nel prossimo futuro, gli effetti dei cambiamenti climatici influiranno sulla produzione alimentare globale”, hanno specificato i progettisti. “quando si immagina il futuro con una  maggiore penuria di cibo, abbiamo bisogno di chiederci come si possano adattare i nostri appetiti. In risposta a questo, abbiamo creato mezzo/pieno, una serie di stoviglie progettate per alterare-trasformare la nostra dieta quotidiana e adattarla alla vita futura.”
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Ogni pezzo del set -che incorpora due piastre, una tazza, una ciotola, e un coltello, forchetta e cucchiaio- dispone di una superficie riflettente. Quando il cibo è messo sul piatto, lo specchio moltiplica visivamente la parte, ingannando così la percezione visiva e a sua volta, riducendo la quantità di cibo.

Living Plates

Living Plates estende la forma d’arte della creazione dei cuochi realizzando una relazione strettissima tra contenitore e contenuto, tra peso e tatto; esplorando il rapporto diretto tra cibo, piatto, e l’atto della consumazione del pasto
Living Plates diventano dunque una sorta di tela interattiva esplorare esaltando l’esperienza del pasto, aggiungendo una nuova dimensione alla presentazione del piatto; rendendolo dinamico e rispondente agli stimoli.
La varietà di movimenti possibili al contenitore; affondare, piegare e rimbalzare, riflettono le infinite possibilità del silicone aprendo una nuova finestra sui rituali del pasto.
I piatti diventano un altro mezzo, diverso dai sapori, per lo chef per esprimere la sua visione artistica.
Forma e spessore della parete sono i due fattori che influenzano pesantemente il movimento di questi contenitori.

LinaSaleh

packaging for food

I packaging alimentari possono essere molto creativi, funzionali e un po’ pazzi.

Ecco un’interessante carrellata di packaging in giro per il mondo.

l’importante è vendere

 

Miel Bzzz: progettato da Stepan Azaryan di Backbone creative.

Vino Loco. l’imbottitura attorno alle bottiglie simula una camicia di forza.
‘FITburns’. Pane ad alto valore proteico
cartoccio per Churros con salsa di cioccolata annessa.
e altre ancora

Don Key

Don Key è un ristorante di cucina tradizionale messicana riproposta con uno stile nuovo e sperimentale.

L’approccio era combinare la lingua tradizionale con un gioco di parole, semplicità sofisticata con una naturale tavolozza colori.

“Il nome di Don Key composto da ‘Don’ il modo nel quale il  popolo messicano dice signore e da Key ‘ Chiave’ in modo da leggere la parola ‘Asino.’

Cibo semplice, immagine semplice, packaging essenziale con fulcro principale proprio sul cibo, quella data dallo studio Parallel‘s.

“L’idea di rappresentare  ‘la Festa’ in di ogni prodotto casalingo è alla base della comunicazione grafica, ” mentre contenitori in carta da pacco con piccoli loghi a stampo, ricordano la genuinità e la semplicità del prodotto incartato come se fosse stato fatto a casa.

food design al fuorisalone

Piccole architetture da gustare e ricette della tradizione che si rifanno il look. Fatevi solleticare il palato da quattro progetti di food design visti al Fuorisalone 2017

 Testo Luca Trombetta 

«Il cibo per me è un’esperienza tattile con la lingua», dice Matteo Cibic. È uno dei sette designer che durante il Fuorisalone 2017 sono stati invitati dallo chef Marco Ambrosino del bistrot 28 Posti di Milano (via Corsico 1) a cimentarsi ai fornelli per il progetto “Designer in Cucina @ 28 Posti”. Insieme a lui, Eligo StudioDiego Grandi, Maddalena Casadei in coppia con Marialaura Rossiello Irvine e Cristina Celestino. Dal 4 al 9 aprile hanno presentato ogni sera un piatto diverso, calibrando sapori ed estetica, con un’attenzione particolare a proporzioni, colori e consistenze. Ma gli ingredienti erano gli stessi per tutti: ostrica, cavolo cappuccio, finocchietto selvatico e ravanello. Sembra che una delle ricette più apprezzate sia stata quella degli EligoAcquario, a base di spaghetti di daikon in brodo. Cibic invece ha proposto Crick pluf fresh, un toast di cavolo con battuto di ostriche e finocchietto fresco. Grandi che vede la cucina come «un atto generoso da condividere su una lunghissima tavola», ha cucinato Dalla terra al mare, un piatto ottenuto da un trito finissimo di tutti gli ingredienti. Il tempo è stato l’ingrediente segreto di Celestino – «tempo per preparare e per assaporare» – che ha creato Ostregheta, l’illusione di una finta ostrica. Per finire Chiaiolella di Casadei e Irvine, una raffinata composizione di dischi di ravanello e cavolo cappuccio fritto.

Un’operazione simile è andata in scena al ristorante Rigolo (via Solferino, ang. Largo Treves, Milano) dove il titolare, Renato Simoncini, e Fabio Calandri, direttore creativo di We R Food («una piattaforma dedicata alla ristorazione, creata per reinventare la convivialità e giocare con il potere comunicativo del buon cibo») hanno chiamato a raccolta altri quattro designer italiani per dare un nuovo look alle proposte culinarie dello chef selezionate ad hoc per la design week. Ecco allora We R Food for Rigolo: la Caprese di mozzarella di bufala disegnata da Vito Nesta, il Risotto alla milanese rielaborato da Elena Salmistraro con un crouton di Parmigiano Reggiano, il Filetto di manzo alle erbe provenzali di Martinelli Venezia e, non ultimo, il Tiramisù reinventato dal duo Zanellato/Bortotto. Una fresca interpretazione di un menu della tradizione meneghina servito su una tavola vestita per l’occasione da un progetto grafico di Studio Milo.

 

 

Dalle cucine dei ristoranti ai laboratori dell’università. Si è parlato di cucina anche al Salone Satellite, che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 20 anni. Presso lo stand dell’ECAL (Ecole Cantonale d’Art de Lausanne), Carolien Niebling, fresca di Master in Product Design, ha presentato un progetto di ricerca sulla ‘salsiccia del futuro’, un pretesto per discutere di consumi alimentari alternativi. «Secondo i dati della FAO, andremo incontro a una grave carenza di alimenti ricchi di proteine», ha dichiarato. «La carne, in particolare, scarseggerà. E il motivo è un eccessivo consumo di prodotti di origine animale. Quindi, mi sono chiesta se le salsicce, questo alimento base della cucina mitteleuropea, possano in qualche modo fornire una soluzione». La designer ha portato in mostra una serie di ‘salsicce innovative’ che ha creato insieme al macellaio olandese Herman ter Weele e allo chef Gabriel Serero di Losanna. «Ho trattato la salsiccia come qualsiasi altro oggetto di design. Ho scelto ingredienti alternativi per i loro valori nutritivi, il loro gusto o solo perché sono affascinanti». Un esempio? Il salame di frutta. Questa e le altre ricette sono raccolte nel volume The Future Sausage che uscirà a breve, da ordinare su thefuturesausage.com.

Infine un progetto che non è intervenuto direttamente sul cibo, quanto sul modo di fruirne. Si chiama Origami Italiani, un’idea di Chef Rubio e del designer Filippo Protasoni che insieme hanno firmato un nuovo sistema integrato di prodotto, packaging e comunicazione pensato per la vendita e il trasporto della pasta fresca. Negli spazi di Pasta d’Autore, ristorante/laboratorio a conduzione familiare (via Cesare Correnti 7), i due hanno organizzato una serie di laboratori di cucina in cui, oltre a “mettere le mani in pasta”, il pubblico ha potuto costruire da solo la propria confezione di tortelli. «Dal foglio di pasta al foglio di carta, il passo è stato breve», scherza Protasoni che ha dato forma a un packaging innovativo pensando non solo all’utente, ma anche al produttore. «Ho immaginato un block-notes gigante da tenere direttamente in cucina. La scatola, che può essere customizzata con la grafica del ristorante, è veloce da realizzare: basta piegare il foglio lungo le linee guida (da qui il nome Origami) e in poche mosse si crea una confezione più agile ed economica rispetto a quelle in commercio. Oltretutto può essere un’idea regalo alternativa alla classica bottiglia di vino». Che resta da dire se non buon appetito?