packaging for food

I packaging alimentari possono essere molto creativi, funzionali e un po’ pazzi.

Ecco un’interessante carrellata di packaging in giro per il mondo.

l’importante è vendere

 

Miel Bzzz: progettato da Stepan Azaryan di Backbone creative.

Vino Loco. l’imbottitura attorno alle bottiglie simula una camicia di forza.
‘FITburns’. Pane ad alto valore proteico
cartoccio per Churros con salsa di cioccolata annessa.
e altre ancora

Don Key

Don Key è un ristorante di cucina tradizionale messicana riproposta con uno stile nuovo e sperimentale.

L’approccio era combinare la lingua tradizionale con un gioco di parole, semplicità sofisticata con una naturale tavolozza colori.

“Il nome di Don Key composto da ‘Don’ il modo nel quale il  popolo messicano dice signore e da Key ‘ Chiave’ in modo da leggere la parola ‘Asino.’

Cibo semplice, immagine semplice, packaging essenziale con fulcro principale proprio sul cibo, quella data dallo studio Parallel‘s.

“L’idea di rappresentare  ‘la Festa’ in di ogni prodotto casalingo è alla base della comunicazione grafica, ” mentre contenitori in carta da pacco con piccoli loghi a stampo, ricordano la genuinità e la semplicità del prodotto incartato come se fosse stato fatto a casa.

food design al fuorisalone

Piccole architetture da gustare e ricette della tradizione che si rifanno il look. Fatevi solleticare il palato da quattro progetti di food design visti al Fuorisalone 2017

 Testo Luca Trombetta 

«Il cibo per me è un’esperienza tattile con la lingua», dice Matteo Cibic. È uno dei sette designer che durante il Fuorisalone 2017 sono stati invitati dallo chef Marco Ambrosino del bistrot 28 Posti di Milano (via Corsico 1) a cimentarsi ai fornelli per il progetto “Designer in Cucina @ 28 Posti”. Insieme a lui, Eligo StudioDiego Grandi, Maddalena Casadei in coppia con Marialaura Rossiello Irvine e Cristina Celestino. Dal 4 al 9 aprile hanno presentato ogni sera un piatto diverso, calibrando sapori ed estetica, con un’attenzione particolare a proporzioni, colori e consistenze. Ma gli ingredienti erano gli stessi per tutti: ostrica, cavolo cappuccio, finocchietto selvatico e ravanello. Sembra che una delle ricette più apprezzate sia stata quella degli EligoAcquario, a base di spaghetti di daikon in brodo. Cibic invece ha proposto Crick pluf fresh, un toast di cavolo con battuto di ostriche e finocchietto fresco. Grandi che vede la cucina come «un atto generoso da condividere su una lunghissima tavola», ha cucinato Dalla terra al mare, un piatto ottenuto da un trito finissimo di tutti gli ingredienti. Il tempo è stato l’ingrediente segreto di Celestino – «tempo per preparare e per assaporare» – che ha creato Ostregheta, l’illusione di una finta ostrica. Per finire Chiaiolella di Casadei e Irvine, una raffinata composizione di dischi di ravanello e cavolo cappuccio fritto.

Un’operazione simile è andata in scena al ristorante Rigolo (via Solferino, ang. Largo Treves, Milano) dove il titolare, Renato Simoncini, e Fabio Calandri, direttore creativo di We R Food («una piattaforma dedicata alla ristorazione, creata per reinventare la convivialità e giocare con il potere comunicativo del buon cibo») hanno chiamato a raccolta altri quattro designer italiani per dare un nuovo look alle proposte culinarie dello chef selezionate ad hoc per la design week. Ecco allora We R Food for Rigolo: la Caprese di mozzarella di bufala disegnata da Vito Nesta, il Risotto alla milanese rielaborato da Elena Salmistraro con un crouton di Parmigiano Reggiano, il Filetto di manzo alle erbe provenzali di Martinelli Venezia e, non ultimo, il Tiramisù reinventato dal duo Zanellato/Bortotto. Una fresca interpretazione di un menu della tradizione meneghina servito su una tavola vestita per l’occasione da un progetto grafico di Studio Milo.

 

 

Dalle cucine dei ristoranti ai laboratori dell’università. Si è parlato di cucina anche al Salone Satellite, che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 20 anni. Presso lo stand dell’ECAL (Ecole Cantonale d’Art de Lausanne), Carolien Niebling, fresca di Master in Product Design, ha presentato un progetto di ricerca sulla ‘salsiccia del futuro’, un pretesto per discutere di consumi alimentari alternativi. «Secondo i dati della FAO, andremo incontro a una grave carenza di alimenti ricchi di proteine», ha dichiarato. «La carne, in particolare, scarseggerà. E il motivo è un eccessivo consumo di prodotti di origine animale. Quindi, mi sono chiesta se le salsicce, questo alimento base della cucina mitteleuropea, possano in qualche modo fornire una soluzione». La designer ha portato in mostra una serie di ‘salsicce innovative’ che ha creato insieme al macellaio olandese Herman ter Weele e allo chef Gabriel Serero di Losanna. «Ho trattato la salsiccia come qualsiasi altro oggetto di design. Ho scelto ingredienti alternativi per i loro valori nutritivi, il loro gusto o solo perché sono affascinanti». Un esempio? Il salame di frutta. Questa e le altre ricette sono raccolte nel volume The Future Sausage che uscirà a breve, da ordinare su thefuturesausage.com.

Infine un progetto che non è intervenuto direttamente sul cibo, quanto sul modo di fruirne. Si chiama Origami Italiani, un’idea di Chef Rubio e del designer Filippo Protasoni che insieme hanno firmato un nuovo sistema integrato di prodotto, packaging e comunicazione pensato per la vendita e il trasporto della pasta fresca. Negli spazi di Pasta d’Autore, ristorante/laboratorio a conduzione familiare (via Cesare Correnti 7), i due hanno organizzato una serie di laboratori di cucina in cui, oltre a “mettere le mani in pasta”, il pubblico ha potuto costruire da solo la propria confezione di tortelli. «Dal foglio di pasta al foglio di carta, il passo è stato breve», scherza Protasoni che ha dato forma a un packaging innovativo pensando non solo all’utente, ma anche al produttore. «Ho immaginato un block-notes gigante da tenere direttamente in cucina. La scatola, che può essere customizzata con la grafica del ristorante, è veloce da realizzare: basta piegare il foglio lungo le linee guida (da qui il nome Origami) e in poche mosse si crea una confezione più agile ed economica rispetto a quelle in commercio. Oltretutto può essere un’idea regalo alternativa alla classica bottiglia di vino». Che resta da dire se non buon appetito?

 

leccarsi… un cucchiaio

Il Design studio  Michel/Fabian ha creato un cucchiaio che pretende di migliorare il sapore del cibo, ricreando l’esperienza di leccarsi le dita.

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Il cucchiaio Goûte ( basato sulla combinazione delle parole francesi  gusto, goût, e goccia, goutte), è il risultato di anni di ricerca di Michel/Fabian, soprattutto del co-fondatore  Andreas Fabian(dottore di ricerca con una tesi sulle posate),  sul come il design delle posate possa influenzare la percezione del cibo e il sapore.
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Il cucchiaio ha una punta arrotondata, come un dito umano, ma nel complesso, la sua forma  allungata lo fa sembrare più un grande ghiacciolo.
Goûte è pensato per mangiare cibi spessi e cremosi come yogurt, cioccolato o miele.
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In un esperimento condotto con la Oxford University’s Crossmodal Research Laboratory, l’esperienza sensoriale con Goûte fu trovata significativamente migliore  rispetto a quella di un normale cucchiaio  da cibo. Secondo la ricerca, il valore percettivo  del cibo è aumentato di circa il 40%. Fabian ora sta continuando la sua ricerca alla  Buckinghamshire New University, insieme al cofondatore Charles Michel e Daniele Ospina, entrambi esperti nella relazione tra cibo e disegno.
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“La posateria convenzionale è una tecnologia che noi inseriamo nelle nostre bocche ogni giorno, ed  è progettata solamente con scopi funzionali. Noi vogliamo offrire utensili che arricchiscono il piacere, la sensualità dell’atto di alimentarsi.”

Digiglass

Digiglass non è il primo né l’unico esempio di piatto porta-bicchiere, ma a differenza di ciò che si trova attualmente in commercio, questo è progettato per consentire di tenere con la stessa mano sia il piatto che il bicchiere. l’altra rimane libera per mangiare comodamente.

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Inoltre, il sostegno inferiore, in corrispondenza del foro porta bicchiere, permette di sorreggere il piatto anche quando il bicchiere viene tolto per bere.

Digiglass è disponibile in diversi modelli:
MODELLO BABY :
Piatto 23×25 cm. con foro portabicchire diametro 6,5 cm (specifico per feste di compleanno ed eventi dove si utilizzano i classici bicchieri di plastica usa e getta da 200cc)

MODELLO DELUX MONOVASCA:
Piatto 23×25 cm. monovasca con foro portabicchire diametro 7,5 cm (ideale per eventi come Happy Our dove si utilizzano bicchieri grandi di 250cc e oltre)

MODELLO DELUX BISCOMPARTO:
> Piatto 23×25 cm. biscomparto con foro portabicchire diametro 7,5 cm (ideale per eventi come Happy Our dove si utilizzano bicchieri grandi di 250cc e oltre)

LINEA BIO:
MODELLO DELUX MONOVASCA:
Piatto 23×25 cm. monovasca con foro portabicchire diametro 7,5 cm (ideale per eventi come Happy Our dove si utilizzano bicchieri grandi di 250cc e oltre)

MODELLO DELUX BISCOMPARTO
Piatto 23×25 cm. biscomparto con foro portabicchire diametro 7,5 cm (ideale per eventi come Happy Our dove si utilizzano bicchieri grandi di 250cc e oltre)

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per informazioni: http://www.diglass.it

MVRDV transparent kitchen

MVRDV hanno progettato una cucina trasparente, attualmente in mostra alla Biennale di Venezia del 2016.

 

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L’installazione prende come base la cucina modulare tendendo a migliorarne la tipologia oltre che  l’esperienza culinaria.

La Infinity Kitchen vuole rendere migliore le pratiche di preparazione alimentare e vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sui processi che si verificano dietro al bancone

“Se immaginiamo tutto  trasparente, chiaro e pulito, non significa che l’unica cosa che è colorata e visibile è il nostro cibo,” descrive il co-fondatore MVRDV Winy Maas. “Non implica quindi che siamo invitati ad amare il cibo, Soltanto che, in questo modo, tutto diventa  più sano, se non è sexy

 

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Dunque tutto a vista, dai  contenitori alle superfici di preparazione… perfino i bidoni per la spazzatura non nascondono più nulla; c’è solo da sperare che questa piccola provocazione serva davvero all’intento per il quale è stata pensata.

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