Supermarket

I supermercati sono essenziali, soprattutto in questo periodo di pandemia ma musei e gallerie?

Non così tanto a quanto sembra. Proprio questa linea di ragionamento di blocco è stata il punto di partenza per la nuova installazione Supermarket del Design Museum, che vede il negozio di souvenir del museo londinese trasformarsi in una cornucopia di delizie essenziali.

Creativity Is Essential At The Design Museum’s Latest Installation
Creativity Is Essential At The Design Museum’s Latest Installation [DRAFT]
Creativity Is Essential At The Design Museum’s Latest Installation [DRAFT]
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Aperto dal 21 al 25 aprile, Supermarket alimenterà la creatività offrendo una gamma di generi alimentari in edizione limitata, mentre il museo stesso dovrà rimanere chiuso almeno fino al 17 maggio. L’installazione è stata finanziata da Bombay Sapphire e progettata dall’artista multidisciplinare Camille Walala, il cui lavoro recente include murales su larga scala a Leyton, Canary Wharf e White City. Il suo stile audace, ispirato a Memphis, rinvigorisce il negozio con tonalità luminose e forme grafiche, che fanno da sfondo gioioso a una gamma di prodotti disegnati da artisti.

“Charlotte Edey, Kentaro Okawara e Joey Yu sono tra i 10 artisti che hanno reinventato i nostri prodotti essenziali preferiti con un nuovo packaging: dal rotolo di carta igienica alla pasta al tè; dai fagioli al detersivo per piatti e al gin”.

Creativity Is Essential At The Design Museum’s Latest Installation
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Questi elementi essenziali in edizione limitata saranno disponibili a prezzi giornalieri (i rotoli di carta igienica di Michaela Yearwood-Dan costeranno solo 50 penny) e tutti i proventi andranno all’Emerging Artists Access Fund del Design Museum, un’iniziativa che garantisce ai giovani artisti e designer l’accesso gratuito al museo.

Dopo che il settore culturale del Regno Unito è stato afflitto da un anno di chiusure cicliche, Supermarket rappresenta una resa dei conti con il ruolo che la creatività gioca nelle nostre vite.

Si prega di notare che il negozio di High Street sarà aperto fino a domenica 25 aprile e

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“Questa installazione è un’opportunità per pensare a ciò che compriamo, a chi ci guadagna e a ciò che consideriamo essenziale”, spiega Tim Marlow, direttore del Design Museum. “Non vediamo l’ora di accogliere i visitatori nel nostro museo.”

“Siamo estremamente grati a tutti coloro che hanno sostenuto il museo finora acquistando queste opere d’arte di tutti i giorni online e nell’installazione del negozio SUPERMARKET. Il negozio online ha ora temporaneamente esaurito gli articoli essenziali, ma a breve offriremo stampe in edizione limitata di gli artisti in modo che tu possa ancora goderti la loro creatività e supportare artisti e designer emergenti. Stiamo ancora rifornendo gli scaffali nel nostro SUPERMERCATO, ma le scorte sono estremamente limitate, quindi per garantire che il maggior numero di persone possibile possa godere dell’installazione, limitiamo gli acquisti a due articoli (sebbene tu possa acquistare tanta frutta fresca, verdura e pane come desidera!). Non vediamo l’ora di darvi il benvenuto. ” Josephine Chanter, Direttore del pubblico #CreativityIsEssential

Il supermercato è in mostra al Design Museum fino al 25 aprile, chiuso da lunedì 26 aprile fino alla riapertura del museo martedì 18 maggio..

per info: https://designmuseum.org/supermarket

Omaggio a Olle Bærtling

Il fotografo Philip Karlberg ha omaggiato l’artista svedese Olle Bærtling. con dei coloratissimi scatti. Protagoniste, nature morte dai vivaci accostamenti cromatici

dal sito : https://lorenzelliarte.com/artists/29-olle-baertling/biography/

Olle Bærtling nasce in Svezia, ad Halmstad, il 6 dicembre 1911 e vive a Stoccolma fino al 1928. 
Inizia come artista dilettante, ispirandosi a Matisse e Van Gogh, per poi andare a Parigi nel 1948 dove diventa la pupilla di Andrè Lhote e Fernand Léger. Nel 1947 si sposta in Inghilterra dove dà vita a moltissimi bozzetti di città astratte e nel 1949 espone alla Samlaren Gallery di Stoccolma. Da questo momento Olle Bærtling crea esclusivamente lavori astratti fino a circa il 1950. 
Le similitudini tra le opere di Bærtling e la Op art includono contrasti simultanei e “after-images”. I suoi successivi contatti con Auguste Herbin and Victor Vasarely sono per lui di grandissima importanza. Conosciuto come “il creatore della forma aperta” dal 1954 egli sviluppa un forte e dinamico metodo di lavoro con aree pulite racchiuse da linee diagonali nere; tutte le aree vengono estese ai confini della pittura e sembrano continuare nello spazio (ad esempio Iru del 1958; Stockholm, Mod. Mus.). Nelle sue sculture le diagonali nere vengono trasformate in sottili asticelle che dialogano con lo spazio e il volume (vedasi YZE del 1978; Lidingö, Millesgården). Olle Bærtling collabora inoltre con grandi architetti come David Helldén (1905–90) e il suo linguaggio pittorico così concreto e la sua modalità di colore vengono poi ben applicati nei palazzi di Helldén (come ad esempio nell’ingresso al primo Hötorgshus, Stockholm, 1959–60).
Bærtling infine prende parte a numerose mostre internazionali e tiene la sua prima personale da Lorenzelli Arte nel 1973 e prende parte ad una collettiva nel 1975. 

Olle Bærtling muore il 2 Maggio 1981 a Stoccolma.

Gioielli Aliita

Aliita, il nome del brand, significa “oggetto importante” in Wayuu, lingua della popolazione nativa di Guajiros che vive nella stessa regione del Venezuela dove è cresciuta Cynthia Vilchez Castiglioni, fondatrice del marchio.

Aliita, l’anagramma di Italia, propone gioielli made in Italy con un’interessante selezione di pietre e tagli naturali. È un concetto di stile di vita rilassato e bellezza senza tempo.

Consapevole dell’impatto delle proprie produzioni e attività sull’ambiente, sin dall’inizio del proprio percorso, Aliita si è impegnata ad adottare un approccio responsabile che si riflette in una profonda sensibilità e consapevolezza rispetto alle problematiche ambientali e sociali.

La collezione Fruta Fresca è colorata, essenziale, e molto elegante nella semplicità delle forme e dei materiali usati

Possiamo trovare delicati ciondoli in oro a forma di carotine o altri più colorati e divertenti a forma di avogado, cavolfiore o limoni.

Molto facili da portare e adatti a tutte le età.

per maggiori informazioni: https://aliita.com/it/collections/fruta-fresca

https://aliita.com/it

MAGNUM X DANTE

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Parafrasando Dante nella Vita Nova, «non può comprendere il piacere chi non l’ha provato».

In occasione dei 700 anni dalla sua morte, nascono tre nuove Limited Edition della Magnum ispirate alle cantiche della sua opera più celebre e amata, la Divina Commedia.

Sono Magnum Inferno, Magnum Purgatorio e Magnum Paradiso: tre gelati che Magnum, dedica alla più alta espressione della letteratura italiana. Altrettante interpretazioni delle cantiche che ci accompagneranno, una per volta, in un viaggio di sapori, colori, atmosfere dantesche che durerà fino a fine agosto.

I NUOVI GUSTI
Si comincia a marzo e aprile con un gusto «infernale», invitante e decisamente provocatorio. Magnum Inferno è una combinazione unica in cui dolce e salato si fondono per regalare un sapore avvolgente e intrigante: dalla copertura croccante di cioccolato fondente con pezzetti di sale si arriva al cuore di gelato al carbone con panna e delicata variegatura al lampone.


I tre nuovi gusti dedicati alla Divina Commedia sono il clou di MAGNUM X DANTE: un progetto tutto italiano realizzato da Magnum in partnership con la Società Dante Alighieri, che parte dalla Divina Commedia come fonte ispiratrice per la cultura. Un viaggio attraverso il piacere raccontato attraverso tre spot, girati interamente a Roma da Enea Colombi, giovane regista già considerato tra i nomi di spicco in Italia che ha reinterpretato in chiave futuristica simboli, significati e atmosfere che richiamano l’iconicità delle tre nuove limited edition. In un momento così complesso per gli artisti, Magnum ha inoltre deciso di promuovere i giovani talenti italiani, coinvolgendo attori usciti quest’anno dalle migliori scuole di teatro, nella Dante Live’s Week: un’intera settimana in cui reciteranno i versi danteschi selezionati per questa occasione dalla Società Dante Alighieri.

Per quanto riguarda gli altri gusti, il sito di Magnum ha solo fornito delle immagini iconiche che possono farci immaginare l’aspetto del nuovo gelato, ma quanto ai gusti sappiamo soltanto che sarà:

Un viaggio che inizia dal gusto intrigante dell’inferno, per poi assaporare la dimensione multi-sensoriale del purgatorio e raggiungere il suo apice con il piacere puro e delicato del paradiso.

dal sito: https://www.magnumicecream.com/it/campaigns/MagnumXDante.html
magnumxdante – purgatorio
magnumxdante – paradiso

Magnum X Dante sui social  – Instagram @magnumxdante, Facebook www.facebook.com/MagnumIT – e sul sito www.magnumicecream.com

CINNAMON restaurant

Situato a Ballsbridge, un ricco quartiere di Dublino pieno di viali alberati e bellissime tenute vittoriane in mattoni rossi, il ristorante Cinnamon, recentemente inaugurato, è il terzo avamposto della città dell’omonimo marchio. Il progetto, dello studio di interior design Kingston Lafferty Design (KLD) di Dublino, ha sfruttato al massimo il piccolo ingombro della struttura per creare un ambiente multifunzionale e coinvolgente che abbaglia i clienti con il suo carattere estroso. Un’estetica giocosa e femminile, fatta di colori pastello, texture lucide e forme sinuose, è completata da una serie di elementi di grandi dimensioni per creare uno spazio conviviale, simile a una casa delle bambole che affascina e energizza.

L’aspetto più impegnativo che KLD ha dovuto affrontare nel trasformare un guscio vuoto, uno spazio compatto, in un ristorante è stato l’obbligo di incorporare una cucina senza sacrificare troppo spazio commerciale. La soluzione dei progettisti era quella di costruire un piano rialzato nella parte posteriore più intimo e silenzioso; destinando la parte anteriore, a tutta altezza, all’accoglienza e alla convivialità. Mentre la parte anteriore è inondata di luce naturale, grazie alle vetrate della facciata dal pavimento al soffitto e allo specchio, da parete a parete, che riveste il piano rialzato – un gesto audace che mimetizza completamente la cucina – la parte posteriore immerge i clienti in un rifugio giocoso.

Approfittando dello spazio d’ingresso a doppia altezza, KLD ha cercato di enfatizzarne la scala e la verticalità progettando uno sfondo sovradimensionato per il bancone del bar, al fine di “offrire al visitatore un effetto casa delle bambole”.

Per raggiungere questo obiettivo, tutte le attrezzature e gli impianti sono stati progettati su misura per far sentire i visitatori come se avessero fatto un passo attraverso lo specchio in una sorta di paesaggio onirico, come in un Alice nel paese delle meraviglie.-

“Volevamo creare uno spazio spensierato e infantile con un elemento di evasione”, spiegano i designer. “Dai giocosi lampadari che sembrano lecca-lecca oversize, ai rivestimenti murali, ai piani arrotondati e alle sedute da incasso, ogni elemento è stato meticolosamente progettato come parte di una composizione grafica di forme sinuose e motivi geometrici.”

Il design sinuoso e giocoso degli arredi su misura di KLD è completato da un’estetica di colore che comprende il rosa, il pistacchio e il baby blue pastello e tonalità marrone scuro, viola e verde acqua, che prendono spunto dai colori esistenti del marchio. Volutamente mantenuta semplice e ripetitiva per collegare visivamente l’intero spazio, la palette cromatica si arricchisce di texture seducenti, dalle pelli morbide, alle piastrelle scintillanti e alle superfici laccate lucide, che esaltano ulteriormente l’atmosfera onirica, come un’abbondanza di specchi rotondi che adornano le pareti.

Puro Hotel and ristorant

Il marchio alberghiero polacco PURO Hotels è noto per il suo approccio progettuale, che intreccia passato e presente filtrando la storia e la cultura di ogni location, attraverso il lavoro di artisti e designer contemporanei.

Il Centro Storico di Cracovia, recentemente rinnovato non fa eccezione, accogliendo viaggiatori culturalmente consapevoli in interni curati che incanalano il fascino vintage dei caffè interbellici di Cracovia e del patrimonio architettonico modernista della città.

Caratterizzato da una vasta gamma di opere d’arte di una giovane generazione di artisti con stretti legami con la comunità creativa di Cracovia, l’hotel rinnovato è un vivace centro di arte e design, nonché un luogo elegante e confortevole in cui soggiornare.

Inaugurato nel 2013, vicino al centro storico di Cracovia e a pochi passi dalla stazione ferroviaria, l’hotel è stata la prima avventura di PURO in città, mentre una seconda sede è stata aperta anni dopo nel quartiere alla moda di Kazimierz. Per la sua ristrutturazione, Paradowski Studio. ha tratto ispirazione dal patrimonio culturale della città, e in particolare dall’opulenza chic dei suoi caffè e dal modernismo di iconici monumenti dell’era sovietica. Lo Studio ha armoniosamente miscelato le più disparate fonti di ispirazione, adottando un linguaggio di design austero di linee pulite e geometrie semplici, e abbinandolo con l’artigianato contemporaneo come espresso da una ricca tavolozza di materiali come il rovere naturale, pietra, vetro e ceramiche di manifattura polacca. sono presenti inoltre un’eclettica selezione di mobili modernisti e contemporanei che vanno da marchi del patrimonio come &Tradition, Artek, Carl Hansen & Sến e Cassina, a relativi nuovi arrivati come Massproductions, Wästberg, Dirk Vander Kooij, Areti, Verpan, Bocci, Friends & Founders e Tom Dixon.

Flowers Winery

Situato in un boschetto di sequoie nel cuore della Napa Valley in California, a breve distanza dal centro di Healdsburg nella contea di Sonoma, la cantina Flowers Vineyard & Winery è dedicata alla celebrazione di vino, cibo e natura. House of Flowers è un paradiso di raffinatezza senza pretese che riunisce insieme i vini prodotti in modo sostenibile e la bellezza naturale all’interno di una proprietà di circa 15,5 acri. Destinato alla recettività, oltre che alla sua attività vitivinicola, Flowers Vineyard & Winery è caratterizzata da spazi di a sedere sia all’interno che all’esterno con ampi giardini e un grande uso di materiali naturali. , Progettato, in collaborazione con Maca Huneeus Design e Nelson Byrd Woltz Landscape Architects, come un luogo per celebrare l’amicizia attraverso l’esperienza degustativa del vino.

I fondatori dell’azienda, Joan e Walt Flowers, pionieri della coltivazione dei vitigni Pinot Nero e Chardonnay sulle aspre coste al largo dell’Oceano Pacifico, negli ultimi 30 anni hanno continuato a spingersi oltre i confini della loro vinificazione. Il loro desiderio di condividere i loro vini costieri all’interno di un ambiente che esprimeva la loro etica naturale li ha portati a rilevare una cantina deteriorata costruita a metà degli anni ’70 a Healdsburg con l’obiettivo di “creare un ambiente in cui gli ospiti si sentano come se stessero entrando a casa.

L’approccio degli architetti alla ristrutturazione della cantina fatiscente era “ingannevolmente semplice”. In questo modo, gli edifici industriali si sono arricchiti di un’atmosfera contemporanea, creando nuovi percorsi e ampliando i giardini permettendo agli ospiti di godere dei vini sia all’interno che all’esterno.

Come spiega Brooks Walker, a capo della Walker Warner Architects, si trattava di lasciare che “la natura dominasse e usasse l’architettura per incorniciare l’esperienza”.

La decisione di rimodellare le strutture industriali esistenti, piuttosto che demolire e ricostruire, non è stata semplice. L’edificio doveva mantenersi allineato con l’impegno ecologista e sostenibile richiesta dai proprietari della cantina. La Flowers Vineyard & Winery si presenta rivestita da tavole di sequoia tinte di un nero ombra, come riflesso della profonda ombra delle sequoie circostanti, che infonde un fascino rustico e un’eleganza delicata agli edifici facendoli apparire poco evidenti e consentire al paesaggio di diventare il focus.

All’interno, l’uso onnipresente di legno di cipresso sbiancato per rivestimenti murali e soffitti in combinazione con la luce proveniente da finestre e lucernari, crea spazi luminosi e stabilendo una sorta di yin-yang nel suo rapporto tra esterno e interno. Gli ospiti sono accolti in un ambiente familiare di sobria eleganza, completo di soggiorno, zona pranzo, biblioteca e giardino d’inverno, nonché un ampio patio e spazi privati per gli ospiti VIP.

Avvolti dai toni chiari del cipresso sbiancato e caratterizzati da una tavolozza elementare di materiali naturali come legno, biancheria, lana e ceramica, gli interni evocano un’autentica atmosfera country ma allo stesso tempo sono perfettamente moderni. Le ampie vedute dei giardini ancora una volta esaltano l’intimo legame tra interno ed esterno, così come i pezzi vintage e gli arredi su misura come le librerie in frassino, cipresso e acciaio e la panca tinta nera in noce californiano.

cucinare facile con IKEA

“Per dimostrare alle persone che essere creativi in cucina può essere deliziosamente facile, abbiamo creato la serie IKEA Cook This Page Parchment Paper Recipe. Durante l’evento IKEA, i manifesti di ricette stampati su carta da forno sono stati collocati nei negozi IKEA di tutto il Canada. La gente potrebbe portarli a casa, riempire gli spazi vuoti, arrotolarli, cucinarli e mangiarli! I bianchi degli ingredienti misurati aiutavano le persone a determinare quanta salsa, sale o condimento aggiungere. Ogni ricetta incorporava cibo e articoli da cucina IKEA.”

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Anthony Chelvanathan, art director/designer/illustrator
Steve Persico, writer
Lisa Greenberg, creative director
Anthony Chelvanathan/Steve Persico, group creative directors
Judy John, chief creative officer
Arash Moallemi, photographer
Robin Osmond, graphic artist
David Nakata, editor
Grayson Matthews, music company
Jonathan Lajoie, videographer
Matthew Kimura, stylist
Gord Cathmoir/Anne Peck/Carly Price, print producers
Tahir Ahmad/Brent Nelsen, strategic planners
Allison Litzinger/Emily Robinson/Rebecca Simon, strategists
Alexandra Postans, agency producer
Franca Piacente, executive producer
Papertec Inc./Trade Graphics By Design Inc., production companies
Leo Burnett Toronto, ad agency
IKEA Canada, client

Universal Sandwiches

Designers Dschwen

Progetto:Poster
Risultati: Fotografia, Concepting, Design

Concept:Riunire le persone insieme, con hamburger e design.

INTUIZIONE

“Mcdonald’s è universale. 35.000 sedi in 118 paesi, con più di 65 milioni di clienti al giorno. Eccellere su tale scala astronomica pone la sfida altrettanto considerevole di mantenere la coerenza del marchio, restare attraenti per i clienti che rappresentano praticamente ogni demografica immaginabile. Quando ci è stato chiesto di creare manifesti per le nuove sedi di Mcdonald’s a Dubai, abbiamo tratto l’ispirazione da uno dei nostri progetti che era diventato virale su scala globale nel 2013”.


IDEA

“Avvicinandoci al progetto, abbiamo abbracciato l’incredibile internazionalismo di Dubai come un’opportunità di design. La città di 2,5 milioni di persone è un importante centro internazionale, così abbiamo creato manifesti che trascendono la cultura e facciano pensare a casa, non importa dove si trova casa. Ispirati dal successo del nostro progetto #Pantonepairings, abbiamo suddiviso tre iconici panini Mcdonald’s in campioni di ingredienti. Un marchio universale merita un’attrattività universale”.

per informazioni su questo ed altri progetti:

McDonald’s

cibo-archeologia: Thermopolium di Pompei

Riporto un articolo preso dal sito Fame di Sud. Lo trovate in forma completa all’indirizzo: https://www.famedisud.it/a-pompei-riemerge-unantico-luogo-di-ristoro-con-i-suoi-bellissimi-affreschi/?fbclid=IwAR0WUqm1Yv3VWnHRq8beruOXQqsEUGGYBS2ZrkTZ99KGM9cnlHMM7qITwV0

di Redazione FdS

Pompei: a riemergere, questa volta, è la parte ancora sepolta del Thermopolium della Regio V, una delle numerose rivendite di cibo pronto per il consumo (una sorta di antenato dei nostri fast food) che costellavano la città vesuviana (se ne contano una ottantina). I termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare) incassati nel bancone in muratura, erano infatti molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa.
 
Scorcio del thermopolium della V Regio, Pompei - Ph. © Luigi Spina

Scorcio del thermopolium della V Regio, Pompei – Ph. © Luigi Spina

Lo scavo del thermopolium della Regio V è iniziato nel 2019 ma finalmente l’ambiente è riaffiorato per intero con altre ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. Un ennesimo “fermo immagine” della città sepolta. A colpire è soprattutto la lucentezza dei colori che, al netto delle lacune provocate dal tempo, ci parlano del gusto per l’immagine evocativa così caro agli antichi al punto da caratterizzare pressoché ogni tipo di spazio.
 
La presunta insegna del thermopolium, Pompei - Ph. © Luigi Spina

La presunta insegna del thermopolium, Pompei – Ph. © Luigi Spina

L’impianto commerciale era stato indagato solo in parte durante gli interventi del Grande Progetto Pompei, ma considerate l’eccezionalità delle decorazioni (era già emersa l’immagine della Nereide su ippocampo e delfini che decora il fronte del banco di vendita e l’illustrazione della bottega stessa alla stregua di un’insegna commerciale) e al fine restituire la completa configurazione del locale, ubicato nello slargo all’ incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, si è deciso estendere il progetto e di portare a termine lo scavo dell’intero ambiente.

 Di fronte al termopolio, nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana, e una torre piezometrica (per la distribuzione dell’acqua), dislocate a poca distanza dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento.
 
Affresco del bancone con  Nereide su ippocampo con delfini - Ph. © Luigi Spina

Affresco del bancone con Nereide su ippocampo con delfini, Thermopolium Regio V, Pompei – Ph. © Luigi Spina

Le decorazioni del bancone si sono dunque arricchite di altre immagini, come quelle presenti sull’ultimo braccio di bancone portato alla luce: scene di nature morte e rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale.
 
Natura morta con anatre germane, thermopolium, Pompei - Ph. © Luigi Spina

Natura morta con anatre germane, thermopolium, Pompei – Ph. © Luigi Spina

Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita.
 
Particolare del gallo raffigurato sul bancone del thermopolium, Pompei - Ph. © Luigi Spina

Particolare del gallo raffigurato sul bancone del thermopolium, Pompei – Ph. © Luigi Spina
 
Part. del cane e dell'iscrizione sbeffeggiante - Ph. © Luigi Spina

Part. del cane e dell’iscrizione di scherno – Ph. © Luigi Spina

Nel termopolio è stato inoltre rinvenuto diverso materiale da dispensa e da trasporto: nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa. Il piano pavimentale di tutto l’ambiente è costituito da uno strato di cocciopesto (rivestimento impermeabile composto da frammenti in terracotta), in cui in alcuni punti sono stati inseriti frammenti di marmi policromi (alabastro, portasanta, breccia verde e bardiglio).
 
Alcune delle anfore ritrovate nel thermopolium - Ph. © Luigi Spina

Alcune delle anfore ritrovate nel thermopolium – Ph. © Luigi Spina

“Oltre a trattarsi di una ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale ad interim del Parco archeologico di Pompei -, le possibilità di analisi di questo termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono. I materiali rinvenuti sono stati, infatti, scavati e studiati sotto ogni aspetto da un team interdisciplinare composto da: antropologo, fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo. I materiali saranno ulteriormente analizzati in laboratorio e in particolari i resti rinvenuti nei dolia (contenitori in terracotta) del bancone, rappresenteranno dei dati eccezionali per capire cosa veniva venduto e quale era la dieta alimentare”.
 
Il bancone del thermopolium, Pomepi - Ph. © Luigi Spina

Scorcio d’insieme del bancone del thermopolium, Pomepi – Ph. © Luigi Spina

PRIMI ESITI DELLE ANALISI DEI REPERTI

Le prime analisi confermano come le pitture sul bancone rappresentino, almeno in parte, i cibi e le
bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio: un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze. D’altro canto, le prime analisi archeobotaniche hanno permesso di individuare frammenti di quercia caducifoglie, probabilmente pertinente a elementi strutturali del bancone. Sul fondo di un dolio – identificato come contenitore da vino sulla base della bottiglia per attingere rinvenuta al suo interno – è stata individuata la presenza di fave, intenzionalmente frammentate/macinate. Apicio nel suo De re Coquinaria (I,5) ce ne fornisce il motivo, asserendo che venivano usate per modificare il gusto e il colore del vino, sbiancandolo.
 
I dolia incassati nel bancone del thermopolium, Pompei - Ph. © Luigi Spina

I dolia incassati nel bancone del thermopolium, Pompei – Ph. © Luigi Spina

 
Il gallo, thermopolium, Pompei - Ph. © Luigi Spina

Affresco col gallo, thermopolium, Pompei – Ph. © Luigi Spina