il mercatino del gusto. Maglie (LE)

a cura di Salvatore Santese
Presidente dell’Associazione Mercatino del Gusto

Il mercatino del gusto torna anche quest’anno con la sua ventitreesima edizione, un’edizione più lunga che avrà inizio in data 1 agosto e si estenderà fino al 7 di agosto. Il tema di quest’anno è “Durevole“, celebrazione della collettività che agisce con l’intento di rendere fruibile il nostro territorio a coloro che verranno, della preservazione delle tradizioni che permeano i piccoli borghi e che costituiscono l’elemento di maggiore attrattiva agli occhi dei migliaia di turisti che ogni anno visitano la Puglia.
Come ogni anno, la manifestazione avrà luogo nel cuore di Maglie e si articolerà tra le vie del centro storico dove di scena saranno le eccellenze pugliesi di ogni settore dell’enogastronomia partendo dalla Piazza del Vino, Via della Gastronomia, Via del Benessere, Via dell’Olio, Via dei Dolci, Piazzetta del Gelato, Cibo di strada e Birra artigianale, Spiriti di Puglia e sino ad arrivare ai laboratori per grandi e piccoli. Esclusivo appuntamento quest’anno con il caffè letterario, evento che ospiterà figure di spicco del panorama enogastronomico nazionale e che presenzieranno per la presentazione di libri a tema di forte interesse.
Il Mercatino del Gusto di questa ventitreesima edizione non si arresta alla promozione delle eccellenze enogastronomiche del territorio ma mira anche a dare il suo contributo culturale attraverso l’iniziativa ‘‘Gio Ponti a tavola, gli angeli apparecchiano’’. La mostra, che avrà luogo dall’1 agosto al 30 settembre presso il museo comunale di Maglie, celebra l’arte del rinomato architetto Gio Ponti.
La missione dell’artista che opera con l’intento di rendere accessibile alle future generazioni la propria sensibilità artistica, si interseca con la missione che l’Associazione Mercatino del gusto si prefigge e, in maniera particolare, con il tema di questa edizione. La preservazione del territorio così come la valorizzazione delle antiche tradizioni, dell’arte e dell’enogastronomia locale diviene un imperativo e la ragione d’essere del Mercatino del Gusto.

per informazioni:

tel. +393801931680

e-mail: info@mercatinodelgusto.it

ufficiostampa@mercatinodelgusto.it

Via Dalmazia 31/C – 72100 Brindisi (BR)

A tavola con Gio Ponti. Gli angeli apparecchiano

Una mostra dedicata al grande designer e architetto al Museo Paleontologico di Maglie (Lecce) su iniziativa del Polo Biblio-Museale di Lecce, della Regione Puglia, del Comune di Maglie, dell’Associazione Mercatino del Gusto e con il patrocinio di: Ordine degli Architetti di Milano, Ordine degli Architetti di Lecce, ADI Associazione per il Disegno Industriale, con la co-curatela di Salvatore Licitra – Gio Ponti Archives.

Museo paleontologico di Maglie (Lecce) 1 Agosto – 30 settembre 2022

Locandina della mostra di Gio Ponti
LOCANDINA

Su iniziativa del Polo Biblio-Museale di Lecce, della Regione Puglia, del Comune di Maglie, dell’Associazione Mercatino del Gusto e con il patrocinio di: Ordine degli Architetti di Milano, Ordine degli Architetti di Lecce, ADI Associazione per il Disegno Industriale, in collaborazione con Salvatore Licitra-Gio Ponti Archives.
Il Polo Biblio-Museale di Lecce con Regione Puglia, Comune di Maglie e associazione Mercatino del Gusto sono lieti di presentare un progetto espositivo dedicato a Gio Ponti e al suo rapporto fecondo con la progettualità della tavola.
La mostra espliciterà l’ampia cosmogonia di visioni di questo straordinario maestro internazionale del design, padre nobile del progetto, considerato dal mondo della critica un precursore.
Cintya Concari e Roberto Marcatti, gli architetti curatori, raccontano, <<“A tavola con Gio Ponti – Gli angeli apparecchiano” è una mostra dedicata alla creatività e alla visione dell’architetto Gio Ponti per la sua tavola apparecchiata attraverso una sinfonia di forme straordinarie, di pattern e di colori che esplodono creando un unicum che si contamina all’interno del Museo Paleontologico di Maglie con i reperti antropici che testimoniano la preistoria salentina e la conoscenza del più remoto passato dell’Italia meridionale>>.

Il rapporto tra antico e contemporaneo è un leitmotiv che riguarda la programmazione del Polo Biblio-Museale di Lecce, che aderisce con entusiasmo a questo progetto espositivo (e alla pubblicazione che accompagnerà la mostra) in linea con quanto già avviato negli ultimi anni nel Museo Castromediano di Lecce, dove la contaminazione tra epoche e le geografie produce nuove visioni e connessioni.
La mostra fa riferimento all’attenzione di Ponti per l’artigianato e la tradizione della cultura mediterranea in una continuità tra tradizione ed innovazione.
Un design quello di Gio Ponti che contribuisce a esaltare le “diversità” della nostra società e a rivendicare la necessità di esprimerle attraverso la cultura del progetto. precisa Ugo La Pietra, designer e teorico tra gli autori dei contributi in catalogo.
La mostra fa riferimento all’attenzione di Ponti per l’artigianato e la tradizione della cultura mediterranea in una continuità tra tradizione ed innovazione.

L’Alca – Museo e Biblioteca Comunali, via Vittorio Emanuele 117, 
Maglie (LE) – http://www.alcamaglie.it&nbsp;
Orari di visita e prestazioni di guida durante il Mercatino del Gusto:

  • mattino: da lunedì 2 a venerdì 5 agosto, ore 9.00 -13.00
  • pomeriggio: da lunedì 2 a domenica 7 agosto, ore 18.00-23.00
  • dall’8 agosto al 30 settembre: lunedì-venerdì 9:00 – 13:00; ore 17.30 – 20:30; 
  • sabato e domenica: ore 17:30-21:00.

Ingressi individuali: adulti € 3,00; ridotto (bambini 6-10 anni) € 2,00; gratuito (bambini sotto i 6 anni, adulti sopra i 65 e persone con disabilità)
Prestazione di guida alla mostra (gruppi non inferiori a 5 persone) € 2,00 a persona su prenotazione entro le ore 12 del giorno prima al 0836 489401

gio ponti

PROFILO BIOGRAFICO DI GIO PONTI

È nato il 18 novembre 1891 a Milano, dove si laurea in architettura nel 1921.
Nello stesso anno apre uno studio con Lancia e Fiocchi.
Seguirà dal 1926 la collaborazione con il solo Lancia fino al ‘33
E’ di quegli anni la casa di Via Randaccio a Milano e la Villa Bouilhet a Garches, Parigi.
Nel 1927 fonda «Il Labirinto» con Lancia, Buzzi, Venini e Chiesa, gruppo che propone oggetti e mobili d’ avanguardia. Dal 1923 al 1930 è direttore artistico della Richard Ginori, per la quale disegna una collezione di ceramiche, premiata all’esposizione di Parigi nel 1925.
Parallelamente disegna per Christofle, Krupp, e Venini.
Nel 1928 fonda la rivista Domus che dirigerà per tutta la vita facendone uno strumento di diffusione di nuove idee progettuali in architettura, nel disegno d’arredo, nelle arti decorative.
Della fine degli anni ’20 le prime «case tipiche », emblematicamente denominate « Domus », dove al concetto di italianità si accosta l’interesse per le teorie razionaliste.
Nel 1933, con la casa Rasini ai Bastioni di Porta Venezia di Milano termina l’associazione con Lancia
Va ricordato in questi anni l’impegno nelle Triennali di Milano ed importanti progetti, con lo studio Ponti-Fornaroli-Soncini fino al 1945, tra cui il primo Palazzo Montecatini, il Palazzo RAI, a Padova il “Liviano” Facoltà di Lettere dell’Università e gli interventi negli interni di “Palazzo Bo” sede del Rettorato, l’Istituto di Matematica di Roma, Casa Marmont e Casa Laporte a Milano, Villa Donegani a Bordighera.
Dal 1936 al 1961 è professore di ruolo alla Facoltà d’ Architettura del Politecnico di Milano.
Nel 1941 fonda la rivista Stile, che dirigerà fino a1 1947.
Del 1951 il secondo Palazzo Montecatini in largo Donegani a Milano

Nel 1954 inventa il «Compasso d’Oro»
Fin dai primi anni Cinquanta Ponti, dal 1952 associato con Fornaroli e Rosselli, avvia una straordinaria serie di progetti, espressione della teoria della «forma finita», nel campo dell’arredo con le « pareti organizzate » (mobile autoilluminante, finestre arredate, pannello cruscotto), del design di cui ricordiamo qui i mobili per Cassina (dalla sedia Leggera del ’51, alla poltrona Distex e Round del ’56) e dell’architettura con la casa di Via Dezza, le ville Planchart e Arreaza a Caracas e Nemazee a Teheran.
Del 1956 infine è la Torre Pirelli e del ’57 la sedia « Superleggera ».
Negli anni ’60, l’attenzione di Ponti si sposta sulle superfici, sul colore e la luce.
Di questi anni sono, tra gli altri, il progetto dell’Hotel Parco dei Principi a Sorrento, le chiese di San Francesco e San Carlo a Milano, l’edificio Montedoria in Via Pergolesi a Milano, la facciata del Bijenkorf a Einhoven in Olanda, quella del Palazzo INA in Via San Paolo a Milano, il Pakistan House Hotel ad Islamabad, fino ad arrivare, negli anni ’70, al Museo di Denver in Colorado ed alla Cattedrale di Taranto dove il lavoro sulle superfici si accentua fino alla smaterializzazione e l’architettura diviene un foglio traforato, che nel suo gioco con la luce, con pieghe e trasparenze, ne dissolve i volumi.
Gio Ponti si spegne a Milano il 16 settembre del 1979.

Luppoleti Aperti – Hopera – Roseto degli Abruzzi

l luppoleto Hopera si trova a poca distanza dall’uscita A14 di Roseto degli Abruzzi. La posizione è stata scelta per seguire il normale habitat della pianta , infatti esso sorge nelle vicinanze di quello che precedentemente era un lago artificiale usato per l’irrigazione. Il terreno è in leggero-medio declivio, dotato di irrigazioni e pali fuori terra di 7 mt. Nella realizzazione dell’impianto sono stati usati piu’ di 6000 metri di cavo d’acciaio, 2500 mt di irrigazione, 190 pali , 80 tiranti di varia natura e piu’ di 400 morsetti.

Le tipologie adesso disponibili sono Cascade a Chinook.

A parte l’impianto in sé, visitabile su appuntamento, la parte più particolare e interessante dell’impianto è data dai macchinari usati per la raccolta e l’essiccazione del luppolo. Infatti, sebbene in natura il luppolo sia una pianta infestante, una volta raccolta ha un tempo di deperimento molto rapido se non viene trattata nel minor tempo possibile, specialmente alle nostre latitudini. Caldo, temperature elevate e l’esposizione al sole devono essere evitate una volta raccolta la pianta, provvedendo alla separazione dei coni e alla successiva essiccatura nel più breve tempo possibile.  Immediatamente al termine di ogni ciclo di raccolta i bins con i luppoli sono già pronti per entrare in camera di essiccazione dove rimangono mediamente 6 ore.  Successivamente ad entrambi i cicli seguono un breve periodo di riposo per riportare i coni alla temperatura ambiente e infine si prosegue con lo stoccaggio.

Sabato 9 e Domenica 10 luglio, dalle ore 16 fino a tarda sera, l’azienda agricola apre le sue porte: si potrà visitare il luppoleto e rinfrescarsi corpo e mente con birra, cibo e musica.

L’ azienda agricola HoperaHopposti offrirà agli interessati al turismo enogastronomico, la possibilità di fare una passeggiata lungo i filari di uno dei luppoleti più grandi D’Europa conoscere questa pianta speciale, le sue caratteristiche, la sua lavorazione, la trasformazione ed i suoi usi.

i filari

L’azienda Hopera nasce grazie ad un progetto sviluppato intorno ad un primo insediamento agricolo, è un’azianda giovane con molta voglia di sperimentare e fornire al mercato prodotti nuovi.

“Cerchiamo il piu’possibile di produrre utilizzando i nostri prodotti coprendo il settore food/beverage con quello che noi definiamo Hopy food. Il nostro obiettivo e’ potervi fornire prodotti biologici e coltivati nel modo migliore possibile, cercando di differenziare i prodotti forniti”. Hanno affermato i proprietari e gestori dell’azienda.

Torcuato, ristorante a Madrid

Situato nel cuore del “Miglio d’Oro” di Madrid, una zona commerciale di lusso, fatta di viali alberati e dimore storiche, il ristorante Torcuato ha aperto le sue porte nel 2021; oltre alla sua posizione di primo piano, Torcuato vanta interni caleidoscopici che mescolano giocosamente stili ed epoche con brio, per gentile concessione dell’interior designer Pepe Leal, piatti pittorici che fondono ingegnosamente sapori e cucine, creati dall’acclamato chef Sergio Fernández, oltre a una delle più belle terrazze gastronomiche della città. Sia Leal che Fernández hanno una reputazione di eclettismo audace, quindi il loro è un abbinamento perfetto per un ristorante concepito dal gruppo di ospitalità alla moda La Fábrica, come un meraviglioso viaggio nel tempo e in tutto il mondo. Dall’opulento salone di Maria Antonietta e l’Art Deco del Grande Gatsby, fino ai tropici evocati nell’estetica classica e moderna di Leal, completata dalle note giapponesi, mediterranee e messicane della cucina fusion di Fernández. I clienti di Torcuato sono pronti per una stravaganza sensoriale.

il grande lampadario

Il ristorante prende il nome da Torcuato Luca de Tena, un giornalista del XIX secolo che fondò la rivista d’arte e letteraria Blanco y Negro e il quotidiano nazionale ABC, entrambi ospitati qui fino al 1989. Leal ha tratto ispirazione dai lunghi viaggi di Luca de Tena in giro per il mondo, progettando una serie di spazi distinti che combinano stravagantemente diverse epoche e origini. L’approccio eclettico di Leal riecheggia anche l’eccentricità dell’edificio storico – costruito in stile neo-Mudéjar. Il palazzo combina revival moresco, neo-rinascimentale e elementi architettonici andalusi tradizionali.

“Alla fine del XIX secolo era molto di moda mescolare stili diversi”,

spiega Leal, un approccio che fa anche parte della sua filosofia progettuale. Abbinati alla maestria del designer nel colore, all’energia gioiosa, all’umorismo e all’attenzione per i dettagli, gli interni di Torcuato abbagliano e deliziano in egual misura.

Due imponenti sale e una terrazza panoramica offrono tre esperienze culinarie molto distinte. Caratterizzato da alte finestre ad arco, superfici dipinte di bianco e modanature floreali decorative, il primo è luminoso e arioso. Le cabine da pranzo gialle semicircolari abbinate alle iconiche sedie e tavoli Tulip di Eero Saarinen infondono agli interni classici vibrazioni di metà secolo, mentre un’installazione di piante e fiori esposta in una parete a specchio piena di vasi di vetro, I bicchieri e le fiaschette aggiungono vivaci accenti di colore, così come le illustrazioni botaniche vintage che Leal ha sfacciatamente attaccato alle pareti.

la sala ventesimo secolo

Nella seconda sala da pranzo, Leal incanala la corte reale di Maria Antonietta, vivacizzando lo spazio riccamente decorato con tonalità rosa pastello, specchi dalle forme giocose e un lampadario minimalista su misura ad anello che Leal ha avvolto in un filtro dicroico.

Citando Maria Antonietta

Un’area bar separata, modellata sul palazzo immaginario del grande Gatsby è intrisa di vibrazioni più maschili in un ambiente che fonde assieme elementi Art Deco e Neo-rinascimentali con una tavolozza di colori scuri e luci al neon.

Espandendosi in tutti e tre gli spazi, i pavimenti di ispirazione moresca arricchiscono ulteriormente gli interni caleidoscopici fornendo continuità.

Dotata di viste panoramiche sulla città e ricca di vegetazione lussureggiante, la terrazza sul tetto del ristorante è reinventata come una fuga esotica dove murales contemporanei colorati di fiori di grandi dimensioni riecheggiano i motivi floreali delle facciate di mattoni rossi e piastrelle dell’edificio, mentre i tralicci metallici ad arco e i gruppi scultorei di baldacchini a forma di disco costituiscono un ambiente gioviale in stile Alice nel paese delle meraviglie.

Come Alice nel Paese delle Meraviglie

Micro Torrefazione Flow

Dalla torrefazione, alla preparazione della birra, fino all’arte di fare il caffè, è tutta una questione di precisione e pazienza. L’architetto greco Vicky Poriki del VP Architectural Studio di Ioannina è riuscita a incanalare queste qualità nella progettazione della microtorrefazione Flow che ha recentemente aperto le sue porte a Veroia, una piccola città nel nord della Grecia. Situato al piano terra di un moderno condominio, lo spazio combina un’estetica minimalista, che trasmette l’atteggiamento senza fronzoli dello stabilimento verso la preparazione del caffè, insieme ad arredi artigianali e stoviglie che riflettono l’attenzione dei baristi ai dettagli.

Poriki non è estranea alla progettazione di caffè – la microtorrefazione KOFI nella sua città natale di Ioannina si distingue per la sua fusione creativa di elementi industriali e retrò – quindi la raffinatezza sobria di questo progetto non sorprende. Ufficialmente chiamato ¿φλόου’, una traslitterazione greca di ¿flusso’, il locale è uno spazio luminoso e arioso grazie allo spazio a doppia altezza, layout open-space, grandi finestre e una tavolozza di colori tenui.

Lungo la lunghezza dello spazio, un contatore delinea la zona pubblica dalla zona di preparazione permettendo al processo di preparazione del caffè di prendere il centro della scena. Una serie di sottili ciondoli luminosi sopra il bancone attirano l’attenzione sui baristi che fanno la loro magia, mentre una scala nascosta dietro uno schermo a doghe conduce a un soppalco sul retro dove si trova l’apparecchiatura di torrefazione.

Sostenuto da linee pulite, forme semplici e una combinazione di colori prevalentemente bianchi, l’interno minimalista di Flow è un ambiente sereno e contemplativo. A completare le tonalità bianche, le finiture in legno naturale dai toni chiari aggiungono calore e consistenza, oltre a trasmettere un senso di artigianalità, mentre le piante in vaso, tra cui un ulivo, introducono accenti verdi e migliorano ulteriormente l’atmosfera Zen. Arredi in legno su misura come schermi, tavoli, sedie e scaffalature in cui sono esposti i prodotti della torrefazione esaltano l’estetica minimalista nella loro semplicità. Dalla meticolosa lavorazione del legno, alle tazze di caffè artigianali, l’attenzione ai dettagli di Poriki sottolinea abilmente il campionato della sede di qualità e precisione.

frutta di cristallo

Questa serie di frutti di vetro esplora un ornamento familiare di un’altra epoca e lo reinventa in una nuova forma. Attraverso l’abile processo di fusione del vetro, l’artista rende omaggio ai produttori di frutta in vetro soffiato e ai loro collezionisti, dagli anni ’60.

L’approccio leggero e giocoso alla frutta di tutti i giorni si contrappone alla pesantezza del cristallo, un materiale unico che cattura e riflette la luce sulle superfici circostanti. Gli oggetti sono destinati a provocare i sensi e occupare uno spazio dove il tempo può essere più gentile con loro. Ogni frutto viene fuso in cristallo utilizzando un processo della cera persa che comporta la cessione della forma da strati di plastica fragile e silice.

Glass fruit è disponibile esclusivamente tramite TCH Store in vari colori.Una nuova classe di oggetti da collezione.

Intrecci lignei

Con un design intelligente, abilità artigianali locali di base e un atteggiamento sperimentale flessibile, anche lo spazio più ordinario come un magazzino può diventare un ambiente di vendita accattivante.
Questo concetto è stato recentemente dimostrato nel Yuntai Ice Chrysanthemum Industry Park a Houyanmen Village a Huanfeng Town, dove LUO Studio con sede a Pechino http://www.luostudio.cn trasformato un ordinario magazzino di con telaio in acciaio in un affascinante spazio espositivo creando un delicato intreccio di legni e cavi, una sorta di infrastruttura nella struttura principale.

Lo scopo di questo specifico edificio è quello di fungere da area espositiva e showroom per i famosi prodotti Ice Chrysanthemum della regione che hanno una moltitudine di usi medicinali e cosmetici. I canali di vendita di questi prodotti da questo spazio includono gruppi turistici ospitati, marketing in franchising e livestreaming.

Quando la pandemia ha interrotto l’afflusso di gruppi turistici e le piantagioni di crisantemi di ghiaccio nel villaggio hanno subito una grave diminuzione della produzione a causa delle recenti inondazioni c’è stata la necessità di creare un nuovo spazio per contribuire a incrementare le vendite, ma anche farlo con costi minimi.

I progettisti e gli istruttori di costruzione Luo Yujie, Wang Beilei, Huang Shangwan, Zhang Chen di LUO Studio hanno lavorato con la gente del posto per creare lo spazio espositivo di 602 metri quadrati (6.480 piedi quadrati) con tutto questo in mente. La risposta sono stati materiali locali a prezzi accessibili e tecniche semplici che non richiedevano attrezzature speciali o competenze specialistiche. LUO Studio ha scelto pannelli di legno sottili con un alto tasso di recupero del legname prodotto da una fabbrica di legname locale come materiale da costruzione principale. I pannelli possono essere assemblati a mano e facilmente riposizionati e riutilizzati.

La sperimentazione in loco ha aiutato i progettisti e i lavoratori locali ad arrivare alle migliori soluzioni soprattutto in termini di piegatura del legno in una forma ottimale e sicura.

Il risultato è un’area espositiva delicata e dall’aspetto organico, completamente locale, che nasconde abilmente l’indecente capannone industriale.

Glow in the dark sushi bar

Lo studio di design Bompas & Parr ha creato un pop-up bar che serve sushi e cocktail fosforescenti ad Abu Dhabi.


Bompas & Parr, con sede a Londra, ha creato il sushi bar Glow-in-the-Dark a Mother of the Nation, un festival che si è svolto nella capitale degli Emirati Arabi Uniti dal 9 al 18 dicembre 2021. Combinando la luce ultravioletta con ingredienti bioluminescenti, i designer sono stati in grado di creare piatti di sushi e cocktail in una serie di colori fosforescenti. Il menu comprendeva nigiri rosa fluorescente e maki nei toni del blu elettrico e verde neon.

L’effetto è stato creato utilizzando la luce nera, un tipo di luce UV che emette radiazioni ultraviolette. Secondo Bompas & Parr, circa il 15 per cento di tutti i minerali sono in grado di emettere colori vividi quando sottoposti a questa luce.
Il fenomeno, chiamato “spostamento di elettroni”, vede l’energia ultravioletta spingere alcuni atomi verso orbite più elevate. L’effetto luminoso si verifica mentre gli atomi ritornano all’orbita normale.

“La luce nera emette radiazioni ultraviolette, che eccita gli atomi e li fa rilasciare luce fluorescente”, ha detto Rian Coulter, senior account manager per Bompas & Parr. “Funziona solo con alimenti specifici e/ o la vitamina B2 come ad esempio: acqua tonica, banane, peperoni e miele. Altri ingredienti alimentari con luminescenza naturale includono pesce, funghi e shiso, un tipo di foglia di insalata.”

Bompas & Parr hanno sviluppato il menu utilizzando il maggior numero possibile di questi ingredienti reattivi alla luce, quindi hanno utilizzato estratti alimentari e pigmenti per creare effetti più esagerati.

“Il menu si sforza di portare i temi più ampi di intrattenimento e indulgenza insieme nel miglior spirito di cibo, comunità e creatività”, ha detto il co-fondatore dello studio Harry Parr.

“Ora più che mai siamo pronti a brillare!”

Da silo a casa

Stella van Beers è una giovane designer da poco laureata all’Accademia di Design di Eindhoven, nei Paesi Bassi. Stella van Beers ha da poco ultimato i suo progetto personale di convertire un silo di grano in una micro casa.  

La sua idea nasce dalla grande quantità di silo non utilizzati presente nei Paesi Bassi e sulla difficoltà di smaltimento di queste strutture che spesso vengono semplicemente abbandonate al logorio del tempo. La dimensione e la forma di un silo non è certo quella più convenzionale per realizzare un’abitazione, ed è proprio questa la sfida che la van Beers si propone di vincere.

Un silo standard ha un’altezza di 7 metri del silo e l’accesso all’interno di esso è stato il primo ostacolo da superare. Per arrivare all’entrata è stata quindi costruita una scala a chiocciola e un ponte che diventa uno spazio che unisce esterno e interno. L’interno del silo è stato suddiviso in due piani, uno inferiore dedicato alla zona giorno e uno superiore, raggiungibile attraverso una piccola scala, che è interamente occupata da un materasso.
Per entrambi i piani, Stella van Beers ha dovuto ricavare anche delle finestre, sia per il riciclo dell’aria sia per sfruttare la luce naturale.

Il Silo Living, a detta della progettista è una soluzione abitativa per piccole gite e per chi è in cerca di un luogo dove sostare per poche ore a riposarsi, ma senza rinunciare al contatto con la natura. 

silo
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silo
silo
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Azienda vinicola Ceretto

L’azienda vinicola Ceretto nasce negli anni ‘30 del Novecento: Riccardo Ceretto, che non possedeva vigneti, vinificava comprando uve altrui. La svolta coincise con l’ingresso in azienda dei figli Bruno e Marcello, che portavano con sé un pensiero innovativo per l’epoca: l’importanza della terra. Negli anni ‘60 Bruno e Marcello cominciarono a mappare i terreni da cui venivano i vini migliori, e ad acquistare i vigneti. Localizzata a San Cassiano ad Alba, L’azienda vinicola Ceretto è una realtà costruita da 3 generazioni di viticoltori e vanta un primato d’eccellenza, ristoranti pluristellati, spazi per l’arte contemporanea a disposizione di artisti emergenti e di fama internazionale e ben e due cantine d’autore.

l’acino

L’accesso alla cantina avviene direttamente passando dalla barricaia, uno spazio coperto con volte a vela in mattone faccia a vista, in cui l’ odore del legno e del vino in botte satura l’aria e la vista. Immediatamente accanto a questo spazio “tradizionale” troviamo uno spazio assolutamente contemporaneo e tecnologicamente avanzato che permette di collegare la barricaia storica ad uno spazio destinato all’accoglienza passando attraverso un lungo percorso parzialmente interrato che amplia lo spazio destinato all’invecchiamento dei vini e contemporaneamente lo unisce all’area accoglienza.

Il lungo percorso culmina nell'”acino”, una sorta di cupola geodetica (o forse meglio definirla una capsula), progettato dagli architetti Deabate, pensata per eventi e degustazioni d’eccellenza e realizzata utilizzando il legno lamellare per la struttura portante e l’EFTE per la copertura.

il Cubo

Nel 2000 in seguito a restauri funzionali a Bricco Rocche una delle cantine che compongono l’azienda vinicola Ceretto, dove era necessario compiere delle opere di ammodernamento è stato realizzato il Cubo:

“Una struttura che è allo stesso tempo un punto panoramico, centro geografico della zona del Barolo che offre una vista a 360 gradi sulle vigne, e un’attrazione in sé, con la sua architettura al contempo imponente e discreta – trasparente, per non togliere la scena al paesaggio circostante, e spigolosa, come un giovane Barolo.”

L’azienda vinicola Ceretto, non ospita soltanto opere architettoniche di notevole impatto ma anche opere d’arte come la “Cappella del Barolo” realizzata nel 1999 da David Tremlett e Sol LeWitt,

“un’opera vibrante e piena di colore, un luogo sacro per un culto di gioia, parrocchia di provincia che si allarga sul mondo”.

la cappella del Barolo