Gourmet Food Festival

 

Gourmet Food Festival IN PROGRAMMA DAL 17 AL 19 NOVEMBRE PRESSO IL LINGOTTO FIERE DI TORINO, è un nuovo grande evento che nasce dalla collaborazione tra Gambero Rosso e Lingotto Fiere, che vuole essere una tre giorni rivolta al mondo dei foodies, degli amanti dei prodotti enogastronomici italiani di qualità e degli operatori interessati ad avviare nuovi contatti professionali. Un evento dove il pubblico potrà vivere eventi, degustazioni, dibattiti e workshop con chef ed esperti del Gambero Rosso e inoltre assaggiare e acquistare le eccellenze enogastronomiche dei produttori e degli artigiani espositori, portando così a casa l’esperienza gourmet appena vissuta.
Il programma delle attività, curato da Gambero Rosso, vedrà la partecipazione dei più noti talent di Gambero Rosso Channel (Sky 412)

Gourmet

IL FORMAT

Immagina una grande piazza dove si ritrovano tutti insieme alcuni dei più grandi artigiani del gusto (cuochi, pasticceri, pizzaioli, cioccolatieri, panettieri, norcini, casari, contadini 2.0…) e dove c’è la possibilità di soddisfare ogni curiosità in tema di cibo.
Le diverse modalità di interazione con le aree tematiche permetteranno una completa esperienza a misura di vero amante della cucina attraverso quattro azioni:

FARE
Corsi pratici di cucina, pasticceria e panificazione in una cucina professionale

ASSAGGIARE
Degustazioni guidate di prodotti artigianali e piatti degli chef premiati dal Gambero Rosso

IMPARARE
Gli esperti di settore guidano alla spesa intelligente: “comprare bene al giusto prezzo”

ACQUISTARE
I prodotti di piccoli e grandi artigiani italiani, selezionati dal Gambero Rosso

Il GFF sarà diviso inoltre in quattro aree tematiche:

PRODOTTI E CUCINA
salumi, formaggi, olio, carni, pesci, verdure, ecc…

DOLCE
pasticceria, gelato, cioccolato, caffè, tè e tisane

PANE E PIZZA
i pani d’Italia, pizza napoletana, a degustazione, all’italiana

BEVERAGE
vino, birra, mixology.

Nello spazio dedicato all’intrattenimento enogastronomico, declinato in Quando il cibo fa spettacolo: mattatori della scena grandi nomi del panorama nazionale, da Simone Padoan  a Stefano Callegari . Da Iginio Massari Max Mariola, da Vito Igles Corelli . E ancora Gino Sorbillo , Sal de Riso Massimo d’Addezio e Marcello Trentini  e Matteo Baronetto e Patrick Ricci.

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Lina Ghotmeh al Palais de Tokyo

dal sito: https://www.domusweb.it/

Il Palais de Tokyo a Parigi, costruito in occasione della Mostra Internazionale di Arte e Tecnologia del 1937, si rinnova con l’intervento di Lina Ghotmeh Architecture. L’architetta libanese ha disegnato il nuovo ristorante con terrazza celebrando la bellezza del grezzo e la monumentalità dello spazio.

Il progetto è suddiviso in tre atti e altrettante intensità cromatiche distinte: l’informale, l’intimo e il collettivo. “L’aspetto incompiuto e grezzo di questo museo mi affascina da sempre”, spiega Ghotmeh. “Ho la sensazione di essere a casa, in uno stato parallelo a quello della mia città di nascita, Beirut. Ci si sente bene in questi spazi grezzi – aprono la nostra creatività e ci fanno sognare”.

 

Img.1 Lina Ghotmeh, Les Grands Verres, Palais de Tokyo, Parigi, 2017
Act 1 – The Palais’ Agora
Atto 1 –  L’agora del Palais. L’architetta chiama il bar-ristorante d’ingresso Ready-made, “perché qui pranzare significa performare”. Tra una installazione temporanea e l’altra, gli ospiti possono sostare in uno spazio caratterizzato da modularità, marmi e plastica riciclata. I mobili richiamano una palette cromatica anni ’40 con sedie color crema, grigio-azzurro, bordeaux, divani grigi e panche verde oliva.

 

Img.1 Lina Ghotmeh, Les Grands Verres, Palais de Tokyo, Parigi, 2017
 Act 2 – Les Grands Verres
Atto 2 – Le Grands Verres, o “ritorno alla terra”. Tradotto, un bancone lungo 18 metri interamente realizzato in terra pressata. Offre tonalità neutre, sedie di legno chiaro, e intimi separé imbottiti in colore marrone scuro.

 

Lina Ghotmeh, Les Grands Verres, Palais de Tokyo, Parigi, 2017
 Atto 3 Glass House
Atto 3 – Glass House. Si tratta della zona più privata del ristorante con un grande tavolo ricurvo in legno verniciato che può ospitare fino a 20 persone, e detta il carattere dello spazio. La stanza dialoga con il resto del piano attraverso superfici vetrate satinate. D’obbligo una visita alla terrazza, che può ospitare fino a 200 posti e si affaccia sulle rive della Senna.

 

Packaging Power

goldil packaging ha un enorme potere nelle nostre decisioni  sull’acquisto dei prodotti.
Spesso compriamo il ‘ marchio ‘ prima ancora che il prodotto stesso.
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Come si seleziona un’alternativa rispetto al nostro marchio abituale? In genere si sceglie un packaging che richiama la nostra attenzione.
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L’antropologo Paco Sottocolle (autore del “motivo per cui compriamo”) studia gli effetti e il comportamento nello shopping e la psicologia dei consumatori, mostrando che a volte nelle scelte, è molto più importante il contenitore rispetto al contenuto.
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Granadara Bar

 

00-ristrutturazione-ganadara-montreal_oggetto_editoriale_800x600In uno spazio industriale abbandonato da oltre sei anni, lo studio  JEAN DE LESSARD—DESIGNERS CRÉATIFS progetta un’opera di ristrutturazione coniugando assieme l’esigenza di ridare nuova vita a un vecchio locale a quella di rivitalizzare in luogo in dismissione facendone una nuova tappa della vita notturna e metropolitana di Montreal.

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Il progetto si basa su un’idea semplice e al contempo di grande di grande impatto e caratterizza fortemente la personalità del locale: 2700 listelli di legno  scendono dal soffitto realizzando un forte contrasto con le fredde pareti in cemento armato ricoperte di graffiti  e nello stesso tempo, creando una sensazione di sospensione e brivido nell’avventore. Spade sospese nell’aria, punte rivolte in basso, mascheramento e ansia: un’allure urban-chic dal sapore orientale.

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Lo spazio del Granadara è organizzato attorno agli elementi centrali della cucina e del bancone, veri e propri catalizzatori della forza centripeta che sembra organizzare la disposizione degli arredi:

“Il locale è stato progettato in modo tale che le persone si concentrino attorno al bancone. La geometria dello spazio mette a fuoco l’energia all’interno dell’edificio ” spiega Jean de Lessard.

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delessard.com

 

403030 HEALTHY KITCHEN – Patricia Urquiola

Un nuovo ristorante a Milano, pensato per stare bene a tavola, che coniuga design d’autore e cucina salutista. Ubicato in uno storico palazzo nel cuore di Brera, il concept bistrot – che aprirà ufficialmente il prossimo 21 ottobre – è opera, oltre che dell’imprenditrice bergamasca Mariella Radicidella alla designer spagnola Patricia Urquiola che bene ha interpretato i temi dell’armonia e dell’equilibrio attraverso la creazione di un’architettura misurata e accogliente.

403030 HEALTHY KITCHEN è un’oasi di cucina sana pensata “per il benessere del corpo, della mente e il piacere dei sensi”.

Il menu,  è ispirato alla dieta a zona del Dottor Barry Sears: carboidrati, proteine, grassi. 40, 30, 30 sono infatti le rispettive percentuali presenti in tutte le pietanze offerte dal bistrot ad ogni pasto della giornata, dalla colazione alla cena, passando per la merenda o l’aperitivo. Numeri che ritroviamo costantemente negli ambienti del bistrot come elementi decorativi, quasi iconici.

Le forme essenziali, il rigore dei materiali e le tinte naturali scelte dalla Urquiola, rendono gli interni pratici e funzionali, ma anche caldi e confortevoli.

Un’elegante informalità milanese, suggerita dall’uso del cotto e del seminato, caratterizza il ristorante immaginato come luogo capace di raccontare il benessere come stile di vita. La sobrietà dell’insieme è bilanciata dal confort del grande divano che funge da seduta collettiva per i tavoli i cui piani giocano con la matericità della pavimentazione alternando quadrati a cerchi e tinte chiare a tinte scure.

Il bistrot, sviluppato su due livelli con un suggestivo gioco di superfici vetrate che catturano la luce naturale, è diviso in tre zone: la prima è dedicata alle colazioni e al take away, e si concentra intorno al grande bancone in marmo e terrazzo nero che funge da polo di attrazione e separa il consumo più veloce dalla zona ristorante vera e propria. La sala ristornate è organizzata con tavoli e sedie, mentre al piano inferiore – che ospita la cucina a vista –  un grande Social Table si propone come luogo di condivisione, ma anche come spazio riservabile per eventi privati e show kitchen.

l’ex designer project bar

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Gli obiettivi affrontati dall’ex-designer sono, da un lato, costruire una nuova percezione del design, che parte dalla tecnologia, dall’innovazione e dalla finzione, definendo un nuovo rapporto tra cultura, arte e business. Dall’altro, cerca di creare e consolidare i nuovi parametri della classe creativa. L’ex-progettista confronta l’estetica e la funzione nei prodotti di carattere esperienziale. Propone il “modello di business” come nuova disciplina artistica.
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Sperimenta con la forma più radicale del disegno dell’alimento, valuta il comportamento della disciplina progettuale nel contesto della micro-produzione (e non artigianale), prova nuovi formati di prodotti e nuovi prodotti. Si configura un nuovo stile internazionale.
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Ricostruisce l’immagine fotografica della vita quotidiana e dei suoi rituali e prende concetti come “economie collaborative” e “crowdfunding”.
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Che cos’è un ex-designer?
Il concetto di ex-progettista è venuto circa nel 2001 per definire Martí Guixé.  Nel 2002, insieme a Inga Knölke, il concetto è stato presentato al concorso Evolutionäre Zellen (Berlino) come un sistema generico che conferisce un nuovo status all’interno della professione e, in questo senso, permette la trascendenza dei limiti imposti dalla disciplina. Attualmente ex-designer è diventato un movimento.
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Che cos’è l’ex-designer?
Ex-designer è un progetto  localizzato in uno spazio in Carrer Entença 3, a Barcellona, e che ha la forma di un bar. L’ex-designer Space iniziato come un interno completamente nudo che è stato lentamente stampato (stampa iniziata il 5 novembre 2015). Lo spazio sarà completato con pezzi che verranno stampati fino alla fine del lavoro: dallo spazio interno alle attrezzature utilizzate nella barra (bicchieri, piatti e utensili per cocktail e per la cucina). Lo spazio interno è fatto da Pla, un materiale derivante dall’amido di mais con un colore che varia dal bianco al grigio.

pane e luci

fonte: https://www.designbuzz.it/2017/09/21/pampshade-lamp-fatta-di-pane

La linea si chiama Pampshade, la firma l’artista giapponese Yukiko Morita che lancia la sua particolarissima collezione di lampade realizzate a mano con la forma di vero e proprio pane, come fosse appena uscito da un forno, fragrante e profumato.

Non ne ha riprodotto solo la forma, la designer ha effettivamente usato farina, sale e lievito per realizzare le sue incredibili lampade. Ma anche luci a led e batterie. Poi ha ricoperto tutto con uno strato di resina per proteggere il pane, che è pane a davvero, in modo che non si rovini e mantenga forma e colore per la sua nuova funzione di lampada.Le forme disponibili sono in tutto sette e comprendono anche il classico filoncino e i tradizionali panini. La costruzione delle lampade è iniziata impastando. Poi, una volta completato ogni pane con circuiti elettrici e luci, s’è rivestito tutto con la resina protettiva