food revolution 5.0

dal sito: http://living.corriere.it/tendenze/food/mostra-food-revolution-5-0-kunstgewerbe-museum-berlino/

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Qual sarà il futuro dell’alimentazione? E cosa si mangerà, con una società in crescita costante e le risorse in diminuzione?

Al Kunstgewerbemuseum – Museo di arti applicate di Berlino la mostra Food Revolution 5.0, in calendario fino al 30 settembre 2018, racconta possibili scenari.

«Oggi mangiare non è più una questione privata, ma un atto politico altamente significativo»,

afferma la curatrice Claudia Banz che ha invitato 40 designer e artisti internazionali – tra cui Martí Guixe, Hanan Alkouh, Kosuke Araki, The Beecollective, The Center for Genomic Gastronomy, chmara.rosinke, Martí Guixe, Julia Lohmann, Ton Matton, Maurizio Montalti e Johanna Schmeer – a presentare le idee e visioni per affrontare la crisi alimentare. I progettisti hanno analizzato le abitudini contemporanee o sviluppato nuove forme di posate o stoviglie. E c’è già chi, come Caroline Schulze, pensa di utilizzare la stampante 3D come nuovo mezzo di produzione.

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«La nostra società è strutturata e condizionata da tutti gli aspetti riguardanti il cibo, dalle materie prime fino al consumo»

spiega Banz.

«Il cibo non è altro che materiale formato e progettato, quindi  il food design è stato tra una delle prime forme di design esistenti. E la cucina non è altro che è un luogo di social design».

Con la sua installazione Communal Cooking Landscape, Werner Aisslinger mette in scena nuove forme di convivialità attorno alla tavola e raccoglie tutte le funzioni della preparazione dei cibi, del consumo del pasto e della conversazione all’interno di una piccola arena con dei fuochi centrali dove tutti sono al tempo stesso cuochi, spettatori e gourmet.

«Rappresenta un’utopia ‘analogica’ per la cucina – afferma il designer tedesco – che nel prossimo futuro sarà gestita da elettrodomestici che comunicano tra loro».

In un’ottica di responsabilità, la mostra ipotizza una ‘rivoluzione alimentare globale 5.0’ dove le tecnologie del futuro si combinano ad antiche pratiche artigianali e all’etica del del fai-da-te.

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Molti designer hanno lavorato sul tema della scarsità di risorse, facendo appello a forme alternative di coltivazione e presentando progetti di frutteti urbani – come quello di Ton Matton & Björn Ortfeld allestito nella piazza del Kulturforum, all’esterno del museo –, fattorie al coperto, piantagioni domestiche di insetti (Katharina Unger e Julia Kaisinger) e compostatori da tenere in casa.

Altri, come la designer tedesca Johanna Schmeer, intravedono nella biotecnologia e nelle nanotecnologie la via di fuga per produrre nuove risorse alimentari.

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Mentre per il designer spagnolo Martí Guixé il futuro è in un sistema digitale in cui un algoritmo utilizza i dati individuali per decidere gli elementi nutrizionali appropriati, che l’utente può far produrre by-demand da una stampante 3D.

 

Tra gli eventi collaterali, il mercatino estivo nella pizza del Kulturforum in occasione della ‘Fête de la Musique’ dal 21 al 24 giugno e la ‘Lange Nacht der Museen’ dal 23 al 25 agosto con negozi di alimentari pop-up, bancarelle, conferenze e workshop.

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dove: Kunstgewerbemuseum, Kulturforum, Matthäikirchplatz, Berlino
quando: fino al 30 settembre 2018
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Cafe Sushi è un ristorante di Sushi localizzato in Old Town, un quartiere di Chicago calla ricerca di una nuova identità.

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Lo scopo del progetto è quello di ridare forza all’aspetto e al carattere un po’ nostalgico di un quartiere dallo spirito libero,  Il logotipo rappresenta l’ala sollevata di una gru  (inteso come animale) e, nello stesso tempo le bacchette di bamboo con cui si mangia il sushi.  La selezione della tavolozza colori prende spunto dal sushi stesso. : Il marchio è immediato e semplice al tempo stesso ottimo per attirare l’asttenzione della popolazione più giovane.

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I punti forti del packaging sono: l’incarto creato per ottimizzare l’esperienza di mangiare in movimento sushi; le due scatole contenenti sushi, nigiri, o sashimi che entrano in una scatola più grande per facilitarne il trasporto; il porta bacchette e lo spazio per il contenitore di salsa di soia (che non si rovescia trasportandolo.

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Designer: Natalie Valliere-Kelley
School: Chicago Portfolio School
Location: Chicago, USA
Project Type: Student Project

Harrison Urby’s Coperaco Coffee Shop,

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Realizzato in calcestruzzo e legno , all’interno di uno spazio luminoso ed elegantemente semplice,  l’Harrison Urby’s Coperaco Coffee Shop, vuole in qualche modo assilimarsi , con le sue forme e i suoi materiali, in una sorta di casa-albero. Le pareti,  di corda intrecciata o rivestite in legno chiaro, i rampicanti la luce: tutto gioca a rendere il locale uno spazio aperto e chiuso al contempo; un caldo rifugio e una terrazza ariosa.

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l’Harrison Urby’s, realizzato su due piani, vede al piano primo uno spazio più raccolto e racchiuso: un soggiorno  un focolare , una biblioteca he si affaccia sulla parte di locale più aperta  e un limitato numero di posti a sedere. Nel piano inferiore lo spazio arioso e aperto dello spazio caffè.

Una delle pareti (quella dalla parte del bancone) interamente rivestita in legmo, ricorda uno spazio cittadino, la parete opposta, con le sue fasce di corde , attornno alle quali si intrecciano rampicanti verdi, da l’impressiome di trovarsi all’aperto. La struttura portante in legno rende lo spazio più leggero e la sua forma a capammo permette di coprire grandi luci

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C.A.S.K.

CASK 215, un bar localizzato nella città di Šiauliai in Lituania Settentrionale e progettato dal designer Ramūnas Manikas nel 2016 è l’esempio di come tutto un progetto, possa ruotare attorno ad un unico elemento: il tronco.

Nei 100 metri quadrati che compongono il locale, ,tutta la compozizione progettuale, gira attorno al  grande bancone  (che trae ispirazione dalle vecchie botti in legno) .

Quercia ed ebano-colorato, sono le essenze dominanti presenti negli sgabellii rotondi, nel bancone e nei separè in tronchi di legno al neturale e nella pavimentazione e nel controsoffitto dove è usata in prevalenza la  quercia scura . Le pareti, in mattoni faccia a vista, e il legno naturale,,conferiscono al locale un aspetto rustico e contemporaneo al contempo, grazie anche all’utilizzo di gabbie metalliche a sostegno dei tronchi, di luci led e di font accattivanti .

Un ambiente accogliente.

The Museum of Cycladic Art Café

vegetali e galline

Per la sua collezione Cibology – Wallpapers & Other Stories presentata al Fuorisalone di Milano, Gianluca Biscalchin ha scelto come soggetti delle sue carte da parati, volatili da cortile, verze e rape trasformate con eleganza e ironia in interessanti elementi decorativi.
Una collezione che nasce dalla passione per il cibo e per la cucina, dal talento nel disegno e nell’illustrazione e dalla capacità di leggere e raccontare il mondo con ironia.

Cibology è una nuova religione estetica, che si trasforma in carta da parati per colonizzare i muri di salotti, ristoranti, negozi e hotel,  inerpicandosi come un groviglio vivente di storie disegnate, e parlanti: storie che raccontano di un amore  per le antiche decorazioni, per i papier peint settecenteschi e per i grovigli vegetali di William Morris.

Cibology propone tre collezioni di carte da parati che si possono declinare anche in tessuti, ceramiche e complementi d’arredo:

Astonished Chickens – Galline pensierose, o senza pensieri; emotive, o senza emozioni.  Da vicino i loro occhi, attoniti o assenti per le troppe piume, mettono in crisi la coscienza di sé, la nostra presunta superiorità intellettuale nei confronti del pollame.

Hortus Transgenicus – Passato il tempo dei giardini conchiusi, non ci rimane che una serie di mutazioni, di mostri metamorfici da fissare sulla carta per ricordarci che stiamo attraversando l’era di un barocco transgenico.

Vegetology – Basta rose e peonie: è arrivato il momento di recuperare il substrato etico nella decorazione. La bellezza da sola non basta più. Serve anche la bontà. Quella gastronomica. Questa collezione ha una forte vocazione politica: è un’azione sociale che intende restituire dignità agli ultimi, agli ortaggi.