Living Plates

Living Plates estende la forma d’arte della creazione dei cuochi realizzando una relazione strettissima tra contenitore e contenuto, tra peso e tatto; esplorando il rapporto diretto tra cibo, piatto, e l’atto della consumazione del pasto
Living Plates diventano dunque una sorta di tela interattiva esplorare esaltando l’esperienza del pasto, aggiungendo una nuova dimensione alla presentazione del piatto; rendendolo dinamico e rispondente agli stimoli.
La varietà di movimenti possibili al contenitore; affondare, piegare e rimbalzare, riflettono le infinite possibilità del silicone aprendo una nuova finestra sui rituali del pasto.
I piatti diventano un altro mezzo, diverso dai sapori, per lo chef per esprimere la sua visione artistica.
Forma e spessore della parete sono i due fattori che influenzano pesantemente il movimento di questi contenitori.

LinaSaleh

Starbuck’s mobile

Il progetto di  riconversione di un furgone in punto food mobile del  designer Daniel Milchtein, non è certo un’idea originale, ma prende le mosse da moltissimi altri progetti già prototipati e realizzati (alcuni dei quali li troverete anche sulle pagine di questo blog).

Mobile Coffee Shop Concept - Daniel Milchtein

La cosa interessante di questo progetto è l’idea di trasformare questo veicolo in uno Starbuck’s mobile, in modo tra trasportare il famoso caffè in ogni punto della città.

Mobile Coffee Shop Concept - Daniel Milchtein

per informazioni: daniel.milchtein@molex.com o daniel_milstein@hotmail.com.

food design al fuorisalone

Piccole architetture da gustare e ricette della tradizione che si rifanno il look. Fatevi solleticare il palato da quattro progetti di food design visti al Fuorisalone 2017

 Testo Luca Trombetta 

«Il cibo per me è un’esperienza tattile con la lingua», dice Matteo Cibic. È uno dei sette designer che durante il Fuorisalone 2017 sono stati invitati dallo chef Marco Ambrosino del bistrot 28 Posti di Milano (via Corsico 1) a cimentarsi ai fornelli per il progetto “Designer in Cucina @ 28 Posti”. Insieme a lui, Eligo StudioDiego Grandi, Maddalena Casadei in coppia con Marialaura Rossiello Irvine e Cristina Celestino. Dal 4 al 9 aprile hanno presentato ogni sera un piatto diverso, calibrando sapori ed estetica, con un’attenzione particolare a proporzioni, colori e consistenze. Ma gli ingredienti erano gli stessi per tutti: ostrica, cavolo cappuccio, finocchietto selvatico e ravanello. Sembra che una delle ricette più apprezzate sia stata quella degli EligoAcquario, a base di spaghetti di daikon in brodo. Cibic invece ha proposto Crick pluf fresh, un toast di cavolo con battuto di ostriche e finocchietto fresco. Grandi che vede la cucina come «un atto generoso da condividere su una lunghissima tavola», ha cucinato Dalla terra al mare, un piatto ottenuto da un trito finissimo di tutti gli ingredienti. Il tempo è stato l’ingrediente segreto di Celestino – «tempo per preparare e per assaporare» – che ha creato Ostregheta, l’illusione di una finta ostrica. Per finire Chiaiolella di Casadei e Irvine, una raffinata composizione di dischi di ravanello e cavolo cappuccio fritto.

Un’operazione simile è andata in scena al ristorante Rigolo (via Solferino, ang. Largo Treves, Milano) dove il titolare, Renato Simoncini, e Fabio Calandri, direttore creativo di We R Food («una piattaforma dedicata alla ristorazione, creata per reinventare la convivialità e giocare con il potere comunicativo del buon cibo») hanno chiamato a raccolta altri quattro designer italiani per dare un nuovo look alle proposte culinarie dello chef selezionate ad hoc per la design week. Ecco allora We R Food for Rigolo: la Caprese di mozzarella di bufala disegnata da Vito Nesta, il Risotto alla milanese rielaborato da Elena Salmistraro con un crouton di Parmigiano Reggiano, il Filetto di manzo alle erbe provenzali di Martinelli Venezia e, non ultimo, il Tiramisù reinventato dal duo Zanellato/Bortotto. Una fresca interpretazione di un menu della tradizione meneghina servito su una tavola vestita per l’occasione da un progetto grafico di Studio Milo.

 

 

Dalle cucine dei ristoranti ai laboratori dell’università. Si è parlato di cucina anche al Salone Satellite, che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 20 anni. Presso lo stand dell’ECAL (Ecole Cantonale d’Art de Lausanne), Carolien Niebling, fresca di Master in Product Design, ha presentato un progetto di ricerca sulla ‘salsiccia del futuro’, un pretesto per discutere di consumi alimentari alternativi. «Secondo i dati della FAO, andremo incontro a una grave carenza di alimenti ricchi di proteine», ha dichiarato. «La carne, in particolare, scarseggerà. E il motivo è un eccessivo consumo di prodotti di origine animale. Quindi, mi sono chiesta se le salsicce, questo alimento base della cucina mitteleuropea, possano in qualche modo fornire una soluzione». La designer ha portato in mostra una serie di ‘salsicce innovative’ che ha creato insieme al macellaio olandese Herman ter Weele e allo chef Gabriel Serero di Losanna. «Ho trattato la salsiccia come qualsiasi altro oggetto di design. Ho scelto ingredienti alternativi per i loro valori nutritivi, il loro gusto o solo perché sono affascinanti». Un esempio? Il salame di frutta. Questa e le altre ricette sono raccolte nel volume The Future Sausage che uscirà a breve, da ordinare su thefuturesausage.com.

Infine un progetto che non è intervenuto direttamente sul cibo, quanto sul modo di fruirne. Si chiama Origami Italiani, un’idea di Chef Rubio e del designer Filippo Protasoni che insieme hanno firmato un nuovo sistema integrato di prodotto, packaging e comunicazione pensato per la vendita e il trasporto della pasta fresca. Negli spazi di Pasta d’Autore, ristorante/laboratorio a conduzione familiare (via Cesare Correnti 7), i due hanno organizzato una serie di laboratori di cucina in cui, oltre a “mettere le mani in pasta”, il pubblico ha potuto costruire da solo la propria confezione di tortelli. «Dal foglio di pasta al foglio di carta, il passo è stato breve», scherza Protasoni che ha dato forma a un packaging innovativo pensando non solo all’utente, ma anche al produttore. «Ho immaginato un block-notes gigante da tenere direttamente in cucina. La scatola, che può essere customizzata con la grafica del ristorante, è veloce da realizzare: basta piegare il foglio lungo le linee guida (da qui il nome Origami) e in poche mosse si crea una confezione più agile ed economica rispetto a quelle in commercio. Oltretutto può essere un’idea regalo alternativa alla classica bottiglia di vino». Che resta da dire se non buon appetito?

 

kitchen box

I cuochi sanno che tenere le aree di lavoro pulite mentre si cucina è operazione complessa ma fondamentale, soprattutto se si opera in spazi piccoli. La cucina integrata Boxetti unisce una serie di cinque spazi che include tutto, dal lavandino alla cucina, dal frigorifero ai pensili.

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Nella sua configurazione chiusa, questo oggetto si presenta compatto con solo alcuni manici a denunciarne la trasformabilità. Bastano soltanto  pochi gesti per convertite questo piccolo oggetto in una postazione da cucina completa di piani di lavoro, lavandino, fuochi e cassetti.

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Bouchon

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Bouchon, la divertente seduta di Domitalia, presentata al Fuorisalone 2016 negli spazi di Wine Road Milano e progettata dagli architetti Orlandini e Radice, prende ispirazione dal tradizionale tappo dello spumante e dalla sua gabbietta in ferro. Questo modello unisce design ed ecologia, avendo scelto per il tappo solo sughero rigenerato. Bouchon è così versatile da trovare posto anche tra le pareti di casa.

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i 30 anni del bollitore 9030

da: http://www.designerblog.it/

Era il 1985 quando Michael Graves disegnava per Alessi quello che poi sarebbe diventato uno degli oggetti iconici di design del XX secolo. Parliamo ovviamente del bollitore 9093, caratterizzato da una forma a teiera, realizzato in acciaio inox 18/10 e dotato di un originale beccuccio con fischietto.

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Ebbene, questo storico modello è giunto al suo trentesimo anno di età, perciò l’azienda ha deciso di festeggiare l’evento facendo un piccolo restyling. Se l’originale bollitore riportava infatti il becco a forma di uccellino, per i 30 anni di successi del 9093 il passeriforme si è trasformato in un animale preistorico-ibrido fantasy.

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Le ali le ha, ma stavolta a fischiettare quando l’acqua inizia a bollire sarà un T-Rex svolazzante, declinato in versione verde giada oppure in bronzo metal. Per celebrare degnamente l’anniversario poi sul coperchio del bollitore, vicino al pomolo, verrà punzonata la scritta “Tea Rex 9093 30th anniversary”. Eh si, Tea. Alessi vince anche per ironia.