l’ex designer project bar

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Gli obiettivi affrontati dall’ex-designer sono, da un lato, costruire una nuova percezione del design, che parte dalla tecnologia, dall’innovazione e dalla finzione, definendo un nuovo rapporto tra cultura, arte e business. Dall’altro, cerca di creare e consolidare i nuovi parametri della classe creativa. L’ex-progettista confronta l’estetica e la funzione nei prodotti di carattere esperienziale. Propone il “modello di business” come nuova disciplina artistica.
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Sperimenta con la forma più radicale del disegno dell’alimento, valuta il comportamento della disciplina progettuale nel contesto della micro-produzione (e non artigianale), prova nuovi formati di prodotti e nuovi prodotti. Si configura un nuovo stile internazionale.
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Ricostruisce l’immagine fotografica della vita quotidiana e dei suoi rituali e prende concetti come “economie collaborative” e “crowdfunding”.
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Che cos’è un ex-designer?
Il concetto di ex-progettista è venuto circa nel 2001 per definire Martí Guixé.  Nel 2002, insieme a Inga Knölke, il concetto è stato presentato al concorso Evolutionäre Zellen (Berlino) come un sistema generico che conferisce un nuovo status all’interno della professione e, in questo senso, permette la trascendenza dei limiti imposti dalla disciplina. Attualmente ex-designer è diventato un movimento.
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Che cos’è l’ex-designer?
Ex-designer è un progetto  localizzato in uno spazio in Carrer Entença 3, a Barcellona, e che ha la forma di un bar. L’ex-designer Space iniziato come un interno completamente nudo che è stato lentamente stampato (stampa iniziata il 5 novembre 2015). Lo spazio sarà completato con pezzi che verranno stampati fino alla fine del lavoro: dallo spazio interno alle attrezzature utilizzate nella barra (bicchieri, piatti e utensili per cocktail e per la cucina). Lo spazio interno è fatto da Pla, un materiale derivante dall’amido di mais con un colore che varia dal bianco al grigio.
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illy City Mugs

La nuova collezione di tazze illy progettata da Mie Araki si chiama illy City Mugs e ricorda attraverso disegni stilizzati un’idea di città.
Il progetto è stato lanciato attraverso un concorso di progettazione sulla piattaforma Desall.com. 
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“La collezione disegnata da Mie Araki è stata l’amore a prima vista, con il suo stile unico e il carattere vivido che unisce linee rette e colori forti in un modo molto singolare”.
Secondo la giuria di Illy, che ha valutato tutte le osservazioni, le sue opere sono state particolarmente efficaci nel rappresentare le 6 città che erano al centro del concorso.

“la giuria ha scelto le opere d’arte di Mie per la sua interpretazione originale delle caratteristiche peculiari delle città oggetto di concorso, utilizzando uno stile di illustrazione che sentiamo è molto in linea con illycaffè’s artistic projects.”-Giuria Illy.

Le tazze sono disponibili esclusivamente nelle rispettive città, quindi se vi capita di essere in una delle città elencate di seguito, si potrebbe desiderare di fermarsi in uno dei negozi Illy.
Le città caratterizzate dalle collezioni di tazze della città di Illy sono: Parigi, San Francisco, Londra, Trieste, Abu Dhabi, Amsterdam, Hong Kong, Kuwait City, Milano e Roma.
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manuale d’istruzioni per novelli cuochi

Se si vive un rapporto di amore-odio con il cucinare, IKEA  ha pensato a un manuale  che, step by step, guida i neofiti della cucina all’auto assemblaggio del piatto.
L’agenzia pubblicitaria di Leo Burnett a Toronto ha proposto una campagna creativa che introduce un elemento completamente nuovo per l’equazione  cibo-realizzzione
“Ci siamo resi conto che provare nuove ricette è un po’ spaventoso per le persone,”
hanno spiegato il direttore creativo dell’Agenzia
“ci siamo dunque prefissati l’obiettivo di renderle  più facili, più creative, utilizzando un modo semplice e fantasioso per reinventarle.”
Nonostante i disegni semplificati e le la quantità minima di testo, la guida,  la cui ispirazione è ovviamente quella delle istruzioni contenute all’interno dei pacchi di mobili, permette di realizzare piatti complessi con una certa semplicità.

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le ricette sono stampate su carta forno pergamena
Leo Burnett ha ideato una collezione di ricette facili da fare, stampate su carta da forno. Queste pagine comprendono istruzioni passo-passo e un elenco di ingredienti stampati con inchiostro per alimenti. 
Le dimensioni rappresentate sul foglio  corrispondono alle effettive proporzioni di ingredienti necessari per la ricetta.
Cuochi spontanei o esperti si limiteranno ad aggiungere il cibo, arrotolarlo e cuocerlo.
 le ricette sono realizzate con i prodotti venduti nel mercato svedese presente in ogni unto vendita IKEA.
 

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lo Chef ha semplicemente bisogno di aggiungere gli ingredienti sul foglio di carta

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l'inchiostro alimentare indica le proporzioni di ogni ingrediente

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sale, pepe e cipolla in polvere vengono aggiunti al foglio prima della 
cottura

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Living Plates

Living Plates estende la forma d’arte della creazione dei cuochi realizzando una relazione strettissima tra contenitore e contenuto, tra peso e tatto; esplorando il rapporto diretto tra cibo, piatto, e l’atto della consumazione del pasto
Living Plates diventano dunque una sorta di tela interattiva esplorare esaltando l’esperienza del pasto, aggiungendo una nuova dimensione alla presentazione del piatto; rendendolo dinamico e rispondente agli stimoli.
La varietà di movimenti possibili al contenitore; affondare, piegare e rimbalzare, riflettono le infinite possibilità del silicone aprendo una nuova finestra sui rituali del pasto.
I piatti diventano un altro mezzo, diverso dai sapori, per lo chef per esprimere la sua visione artistica.
Forma e spessore della parete sono i due fattori che influenzano pesantemente il movimento di questi contenitori.

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Starbuck’s mobile

Il progetto di  riconversione di un furgone in punto food mobile del  designer Daniel Milchtein, non è certo un’idea originale, ma prende le mosse da moltissimi altri progetti già prototipati e realizzati (alcuni dei quali li troverete anche sulle pagine di questo blog).

Mobile Coffee Shop Concept - Daniel Milchtein

La cosa interessante di questo progetto è l’idea di trasformare questo veicolo in uno Starbuck’s mobile, in modo tra trasportare il famoso caffè in ogni punto della città.

Mobile Coffee Shop Concept - Daniel Milchtein

per informazioni: daniel.milchtein@molex.com o daniel_milstein@hotmail.com.

food design al fuorisalone

Piccole architetture da gustare e ricette della tradizione che si rifanno il look. Fatevi solleticare il palato da quattro progetti di food design visti al Fuorisalone 2017

 Testo Luca Trombetta 

«Il cibo per me è un’esperienza tattile con la lingua», dice Matteo Cibic. È uno dei sette designer che durante il Fuorisalone 2017 sono stati invitati dallo chef Marco Ambrosino del bistrot 28 Posti di Milano (via Corsico 1) a cimentarsi ai fornelli per il progetto “Designer in Cucina @ 28 Posti”. Insieme a lui, Eligo StudioDiego Grandi, Maddalena Casadei in coppia con Marialaura Rossiello Irvine e Cristina Celestino. Dal 4 al 9 aprile hanno presentato ogni sera un piatto diverso, calibrando sapori ed estetica, con un’attenzione particolare a proporzioni, colori e consistenze. Ma gli ingredienti erano gli stessi per tutti: ostrica, cavolo cappuccio, finocchietto selvatico e ravanello. Sembra che una delle ricette più apprezzate sia stata quella degli EligoAcquario, a base di spaghetti di daikon in brodo. Cibic invece ha proposto Crick pluf fresh, un toast di cavolo con battuto di ostriche e finocchietto fresco. Grandi che vede la cucina come «un atto generoso da condividere su una lunghissima tavola», ha cucinato Dalla terra al mare, un piatto ottenuto da un trito finissimo di tutti gli ingredienti. Il tempo è stato l’ingrediente segreto di Celestino – «tempo per preparare e per assaporare» – che ha creato Ostregheta, l’illusione di una finta ostrica. Per finire Chiaiolella di Casadei e Irvine, una raffinata composizione di dischi di ravanello e cavolo cappuccio fritto.

Un’operazione simile è andata in scena al ristorante Rigolo (via Solferino, ang. Largo Treves, Milano) dove il titolare, Renato Simoncini, e Fabio Calandri, direttore creativo di We R Food («una piattaforma dedicata alla ristorazione, creata per reinventare la convivialità e giocare con il potere comunicativo del buon cibo») hanno chiamato a raccolta altri quattro designer italiani per dare un nuovo look alle proposte culinarie dello chef selezionate ad hoc per la design week. Ecco allora We R Food for Rigolo: la Caprese di mozzarella di bufala disegnata da Vito Nesta, il Risotto alla milanese rielaborato da Elena Salmistraro con un crouton di Parmigiano Reggiano, il Filetto di manzo alle erbe provenzali di Martinelli Venezia e, non ultimo, il Tiramisù reinventato dal duo Zanellato/Bortotto. Una fresca interpretazione di un menu della tradizione meneghina servito su una tavola vestita per l’occasione da un progetto grafico di Studio Milo.

 

 

Dalle cucine dei ristoranti ai laboratori dell’università. Si è parlato di cucina anche al Salone Satellite, che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 20 anni. Presso lo stand dell’ECAL (Ecole Cantonale d’Art de Lausanne), Carolien Niebling, fresca di Master in Product Design, ha presentato un progetto di ricerca sulla ‘salsiccia del futuro’, un pretesto per discutere di consumi alimentari alternativi. «Secondo i dati della FAO, andremo incontro a una grave carenza di alimenti ricchi di proteine», ha dichiarato. «La carne, in particolare, scarseggerà. E il motivo è un eccessivo consumo di prodotti di origine animale. Quindi, mi sono chiesta se le salsicce, questo alimento base della cucina mitteleuropea, possano in qualche modo fornire una soluzione». La designer ha portato in mostra una serie di ‘salsicce innovative’ che ha creato insieme al macellaio olandese Herman ter Weele e allo chef Gabriel Serero di Losanna. «Ho trattato la salsiccia come qualsiasi altro oggetto di design. Ho scelto ingredienti alternativi per i loro valori nutritivi, il loro gusto o solo perché sono affascinanti». Un esempio? Il salame di frutta. Questa e le altre ricette sono raccolte nel volume The Future Sausage che uscirà a breve, da ordinare su thefuturesausage.com.

Infine un progetto che non è intervenuto direttamente sul cibo, quanto sul modo di fruirne. Si chiama Origami Italiani, un’idea di Chef Rubio e del designer Filippo Protasoni che insieme hanno firmato un nuovo sistema integrato di prodotto, packaging e comunicazione pensato per la vendita e il trasporto della pasta fresca. Negli spazi di Pasta d’Autore, ristorante/laboratorio a conduzione familiare (via Cesare Correnti 7), i due hanno organizzato una serie di laboratori di cucina in cui, oltre a “mettere le mani in pasta”, il pubblico ha potuto costruire da solo la propria confezione di tortelli. «Dal foglio di pasta al foglio di carta, il passo è stato breve», scherza Protasoni che ha dato forma a un packaging innovativo pensando non solo all’utente, ma anche al produttore. «Ho immaginato un block-notes gigante da tenere direttamente in cucina. La scatola, che può essere customizzata con la grafica del ristorante, è veloce da realizzare: basta piegare il foglio lungo le linee guida (da qui il nome Origami) e in poche mosse si crea una confezione più agile ed economica rispetto a quelle in commercio. Oltretutto può essere un’idea regalo alternativa alla classica bottiglia di vino». Che resta da dire se non buon appetito?

 

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I cuochi sanno che tenere le aree di lavoro pulite mentre si cucina è operazione complessa ma fondamentale, soprattutto se si opera in spazi piccoli. La cucina integrata Boxetti unisce una serie di cinque spazi che include tutto, dal lavandino alla cucina, dal frigorifero ai pensili.

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Nella sua configurazione chiusa, questo oggetto si presenta compatto con solo alcuni manici a denunciarne la trasformabilità. Bastano soltanto  pochi gesti per convertite questo piccolo oggetto in una postazione da cucina completa di piani di lavoro, lavandino, fuochi e cassetti.

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