i luoghi impropri del cibo

piastrada

L’appropriazione di luoghi impropri, destinati ad altro uso, per ricavarne ambiti di domesticità e di accoglienza, è una delle possibili declinazioni del rapporto cibo-architettura. Non è  solo il rapporto tra cibo e design dunque, ma è soprattutto la relazione che intercorre tra cibo e spazi domestici  (siano essi rappresentati anche solo da una nicchia e un lavabo di fortuna), e più in generale, tra cibo e città, a suscitare la mia attenzione.

Il cibo di strada trasforma, seppur temporaneamente, la città: la anima di nuovi flussi, di nuova vitalità, di percorsi impensati, di visuali alternative e la città accoglie e respinge questi luoghi reietti ma fortemente radicati nella cultura popolare.

I ristoranti di strada, come entità fluide, si insinuano sotto gli spazi residuali di un cavalcavia, negli anfratti tra i palazzi, colonizzando la città per il tempo breve di una pausa pranzo poi, quando tutto finisce, e le luci si spengono, la città torna al suo stato iniziale.

Ciò che è accaduto in quel breve lasso di tempo, ha lasciato traccia di se? A volte mi piace pensare che ogni fenomeno, seppur temporaneo, lasci tracce indelebili del suo passaggio anche solo nel ricordo di coloro che si trovavano in quel tempo e in quel luogo.

Se una luce si è spenta, da qualche altra parte, in un’altra ora, in un’altra città,  nuovi flussi, nuova vitalità,  percorsi impensati,  visuali alternative si accenderanno per qualche ora trasformando lo spazio circoscritto nel raggio di una lampadina ad incandescenza.

lavabo



ristorante 

 
tutte le foto presenti in questo articolo sono state
scattate a Shanghai da Diego Ancillai e Sara Racanelli