“Destroyer”

da: http://www.huffingtonpost.it

 

“Destroyer” è il progetto dell’artista d’origine spagnola Mar Cuervo  Una serie di Gif animate in cui cupcake, torte, budini e dolci dalle forme impeccabili vengono letteralmente distrutti dalla mano di una donna: destroyer, appunto. Non riuscire a smettere di guardare qualcuno annientare dolcetti morbidi e colorati può sembrare strano e bizzarro, ma l’aspetto più interessante da analizzare è tutto dietro questo suo effetto ipnotico per risvegliare i nostri desideri.

L’autrice spiega infatti che, attraverso queste immagini animate, ha voluto dare voce alla rabbia, un sentimento che troppo spesso si è costretti a nascondere o ad opprimere. La rabbia, secondo l’artista, non è sempre un sentimento negativo e spesso tirarla fuori può essere l’unico modo per cambiare davvero le cose.

“La serie è iniziata come una sorta di rituale – spiega Mar Cuervo sul suo sito – una collezione che ho deciso di chiamare ‘oggetti commestibili’. Hanno catturato la mia attenzione per la loro morbidezza e fragilità, mentre urlavano di essere distrutti. Così ho usato tutta la mia rabbia contro questa società, impaurita dal potere della rabbia e ossessionata dalla perfezione”.

Il risultato è una sequenza di immagini che, a guardarle, fan venire la voglia di schiacciare qualcosa tra le mani, come se un antistress attraversasse il nostro schermo. Un nuovo modello di pop art semplicemente irresistibile. E la rabbia non è mai stata così dolce.

  • marcuervo.com/destroyer
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pane quotidiano

In questa divertente serie di  ricami, l’artista Slovacca Terézia Krná  combina insieme il cibo e l’opera tessile in una realizzazione chiamata Pane Quotidiano. Il lavoro si compone di una fetta di pane per ogni giorno della settimana ricamata con n un disegno diverso. La settima fetta, rimanente e non toccata, è chiaramente in onore del sabbath.

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Via al contest #TavolediClasseHp

dal sito: http: http://www.huffingtonpost.it/2016/01/11/tavole-di-classe-mostra-r_n_8956554.html?utm_hp_ref=italia-fotografia

Un tango fotografico intorno all’importanza sociale della cucina in Italia. Tavole di classe, il progetto di Massimo Siragusa e Annette Schreyer ospitato da Officine fotografiche a Roma, dal 20 gennaio al 12 febbario 2016, è anche questo. Compagni da 16 anni, i due fotografi raccontano con narrative complementari i diversi aspetti della tavola: collettiva o familiare, vuota o abitata, comune o élitaria.

Annette, amante dei ritratti, ha riambientato in chiave contemporanea alcuni quadri classici della storia dell’arte incentrati sul tema del cibo. Scene di piccole comunità racchiuse in visioni raffinate. Il lavoro di Massimo si concentra invece sulla socialità collettiva delle mense: da quelle aziendali a quelle militari, dal Cern al convento di Assisi. Tutte immortalate vuote: “Quella di lasciare al centro delle foto gli spazi e non le persone è una mia scelta – spiega ad HuffPost Siragusa – perché credo che un luogo, la disposizione delle sedie o lo stato dell’intonaco ad esempio, possa dire tutto sul tipo di persona che lo abita. La visione della struttura vuota basta per sentire l’atmosfera che vi si respira”.

Il titolo del progetto, Tavole di classe, evoca sia il concetto di qualità della tavola che le differenze di classi sociali che Siragusa e Schreyer hanno ritratto nei loro scatti. “La duplice fruizione ci sembrava interessante, un modo un po’ ambiguo di leggere la mostra – spiega il fotografo – le differenze sociali emergono attraverso un percorso legato al cibo, fondamentale nella nostra cultura“.

In occasione della mostra HuffPost Italia lancia un contest su Instagram con l’hashtag #TavolediClasseHp. Tutti sono invitati a partecipare per raccontare la loro idea di tavola enfatizzando due aspetti – su indicazione di Siragusa – l’intimità e la particolarità. “Se dovessi immaginare delle foto da aggiungere al nostro lavoro, vorrei che ritraessero una tavola estremamente intima: la colazione di una giovane coppia entusiasta, magari appena sbocciata, di un single. Ma anche la tavola da pranzo di una famiglia poco numerosa, di una nonna. Lancerei l’idea di guardare all’interno della propria situazione per cercare di riportarla nella sua unicità”. Le indicazioni le avete avute: c’è tempo fino al 5 febbraio per partecipare. Gli scatti migliori, oltre a essere ripostati lungo il corso del contest sul nostro account ufficiale, saranno video-proiettati negli ultimi giorni della mostra (10-12 febbraio) nella sede di Officine fotografiche.

  • Annette Schreyer
  • Annette Schreyer
  • Annette Schreyer
  • Massimo Siragusa
  • Massimo Siragusa
  • Massimo Siragusa

calendario del Laboratorio Zanzara.

Per la serie: cosa regalo a Natale… ecco una proposta interessante.

 

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Dal Laboratorio Zanzara, la cooperativa sociale onlus di Torino che si occupa di creatività e lavoro, un calendario che ci accompagnerà nell’anno dell’expò 2015.

Realizzato in collaborazione con la Fondazione Slow Food, il calendario raccoglie le illustrazioni elaborate dai ragazzi del laboratorio che si ispirano al motto ”Le cose buone bisogna saperle fare”, un viaggio attraverso i sapori.

Sacchetti di cotone cuciti e serigrafati a mano, diventano il bel packaging in cui è racchiuso il calendario, un regalo insolito e bello per accompagnarci con creatività e gusto nell’anno che verrà!

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D.O.M.

Quando Alex Atala, un paio di anni fa, partecipò ad una conferenza sul cibo tenuta nella campagna attorno a Barcellona, non era ancora famoso – nè per la sua cucina, nè per le sue idee o i suoi tatuaggi. Ma quando quest’uomo pacato e carismatico cominciò a descrivere il cibo della sua patria, il Brasile (per essere più precisi, l’Amazzonia), la stanza divenne improvvisamente silenziosa e attenta.

I suoi racconti erano tanto  ammalianti che  nessuno voleva perderne una parola, un’idea e soprattutto,  un assaggio.

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Flash forward del 2013 dedica ad Alex Atala e al suo ristorante  D.O.M. (l’abbreviazione di Deo Optimo Maximo) aperto nel 1999 a São Paulo, che probabilmente ha cambiato il volto della gastronomia brasiliana , il volume DOM: riscoprire gli ingredienti brasiliani‘, pubblicato da PHAIDON .

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D.O.M.: Rediscovering Brazilian Ingredients. Alex Atala. Photo © PHAIDON.

Convinto che la cucina più vera e viscerale nasca dallo stretto legame tra cultura e natura, Alex Atala è estremamente coinvolto nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla salvaguardia delle risorse vulnerabili del Brasile.

Impegno sociale e convinzioni che lo portano a lavorare con scienziati, antropologi e organizzazioni internazionali: la sua missione è di nutrire sia l’ambiente che le popolazioni indigene.

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‘ Le vecchie idee possono essere intelligenti, ma mettendole insieme in modo moderno possono diventare nuove. ‘(Alex Atala)

Lo chef Atala in una recente intervista descrive i tratti distintivi delle cucine del mondo come ‘il souvenir di un luogo‘:

‘Salsa di soia, miso e zenzero sono souvenir e sapore iconico del Giappone;

mozzarella, pomodoro e basilico = Italia;

mentre erbe locali, limone e manioca ‘sono Amazonas ‘.

Ogni luogo ha dunque dei sapori-icona che, se aggiunti al più semplice degli alimenti freschi,trasformano il piatto nel ‘il souvenir di un luogo’.

Il modo migliore ‘ per essere globale ‘, egli afferma: ‘ è essere locale ‘, tornare alle proprie radici,  mangiare e esplorare gli alimenti di cui si è circondati.Cibi antichi e a volte dimenticati, con cui creare  una moltitudine di nuovi modi d’uso.

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Egli fa osservare che gusto e  percezione del gusto, come innesco provocante e sensuale, fanno pensare e ricordare.

Un sapore‘, osserva ‘può essere una cosa, e e un’altra; come l’odore delle, scarpe da ginnastica che fanno pensare all’odore del formaggio fermentato.

Può essere qualcosa di delizioso o di disgustoso, tutto dipende dalle associazioni mentali che si fanno. Egli racconta storie u come egli incorpora i sapori della giungla nel suo cibo: come una volta quando un incendio distrusse gran parte della foresta vicino la sua fattoria, ha portato il profumo del fuoco nel suo cibo: da allora ha capito come l’introduzione di un gusto del legno bruciato nei suoi piatti, aiutasse a leggere meglio l’essenza dalla foresta pluviale tropicale.
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La cucina di Alex Atala è immersa in Amazzonia, è vero: ma guarda il mondo contemporaneo e specialmente l’Europa.

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