Souva, Seoul

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Souva, è un ristorante greco da strada a Seoul, si propone di servire cibo tradizionale in un ambiente non tradizionale.
Il nome del ristorante è un intreccio della parola “souvlaki”, il tradizionale piatto greco, con la parola Seoul (Souvlaki a Seoul =Souva).
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Il team di progettazione, guidato da Brandon Archibald, ha pensato un interior brand molto contemporaneo, con richiami alla street art, ma con tocchi di design e di grafica.
In breve, il brief è stato quello di avvicinare il progetto da un “luogo democratico con uno sguardo moderno alla cucina greca classica”, allontanandosi, così, da tutti quei cliché spesso associati con lo stile greco.

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Il risultato è audace e offre agli avventori un ambiente con uno spiccato gusto metropolitano e ruvido tutt’altro che stereotipato, vista l’assenza di qualsiasi riferimento o combinazione dei colori  blu e bianco. Dominano la scena i colori giallo caldo, rosso fuoco e nero pece, vale a dire, i colori tipici di un grill.
Una fiamma ardente funge anche da simbolo vibrante e riconoscibile del locale.
I progettisti sostengono che il riferimento sia quello dello spirito della fiamma olimpica, utilizzato in tutto il design del ristorante.
Il logo stesso è molto minimal con un lieve “carattere” greco per l’iscrizione.

 

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Per quanto riguarda l’arredamento, interno ed esterno di intersecano. Ancora una volta, non ispirandosi alla natura, ma piuttosto ad uno stile urbano de ad uno spirito “Underground”.
Ciò significa semplicemente, materiali comuni che costituiscono il paesaggio della città, utilizzati come elementi di arredo: calcestruzzo, legno non trattato, lamiere profilate e stirate, diventano protagonisti di questo ambiente alternativo ed unico.
Alle pareti, un collage di manifesti originali con motti e detti greci legati al concetto di mangiare e/o di godere del pasto.
 
“Il luogo non è uno spazio di fantasia in cui si sere cibo complesso e costoso ” Piuttosto un luogo in cui la città entra nel locale e lo segna indelebilmente.

 

Foto © Brandon Archibald.
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Winery in Mont-Ras / Jorge Vidal + Víctor Rahola

Da un’intervista ai progettisti Jorge Vidal, Víctor Rahola:  “La costruzione di una cantina e la creazione del processo di vinificazione sono estremamente legati all’esperienza con la terra. Il vino è odore, colore, sapore e forma. I sensi e le percezioni devono andare insieme con un sito che è in grado di enfatizzare il processo di trasformazione. Per questo, abbiamo lavorato con quattro aspetti chiave:


1. Il programma della cantina è il risultato della necessità di produrre vino e di organizzare un rapporto tra l’edificio nuovo e la casa di terra esistente. Per la produzione vinicola ci sono quattro spazi principali e altri tre secondari, questi ultimi sono spazi di servizio e destinati allo stoccaggio. Il primo spazio principale da destra, accanto ai laboratori e congelatori, è lo spazio per tutti gli strumenti agricoli e gli lavorare nei vigneti. il secondo è per tutti i tini necessari per la produzione “mosto”. Il terzo è quello destinato al “riposo del vino” nella fase di passaggio da mosto a vino propriamente detto. L’ultimo spazio è la zona destinata alle degustazioni e alla conservazione delle bottiglie che sono pronte per essere aperte. Un accesso attraverso un tunnel dal lato superiore della casa è quello che organizza la circolazione dei proprietari. L’accesso agli altri tre spazi è fatto direttamente dai vigneti

2. L’umidità del terreno aiuta la conservazione del vino. Abbiamo deciso di interrare la cantina  per tenerla con la temperatura ideale e nello stesso tempo per creare una piattaforma di collegamento con gli edifici esistenti. La stessa terra ci aiuta a creare spazio.
3. La profondità dello spazio crea il suono, il vuoto e l’ombra. La luce organizza lo spazio.
4. L’edificio è una piattaforma all’interno della terra. Il suo tetto è un giardino che si trova in cima alle volte di cemento che i calcoli effettuati e ottimizzati hanno disegnato come una sezione di archi iperbolici. Allo stesso tempo la piattaforma è custode dell’acqua per il relativo riutilizzo. Le pareti esterne sono progettate con la forma ideale avendo in considerazione il suo materiale (il mattone) per inviare tutti gli sforzi alla struttura.