Winescape _ Paesaggi di vino

Di Barbara Falcone

Il vino “elemento totemico”, rappresenta terra e uomini che lo producono, ingegno, saperi, ricchezza di tradizioni, proprietà ambientali e privilegi geografici. Oggetto territoriale autonomo, con strategie proprie fatte di razionalità economiche e convenienze logistiche, spesso strettamente interconnesso alle aree geografiche al quale si sovrappone, il vino, si identifica così intimamente con il luogo da prenderne spesso il nome. “Champagne”, “Bourgogne”, “Bordeaux”, “Chianti”, “Frascati”, “Porto”, rappresentano solo un campionario di questo rapporto di completa identificazione con lo spazio.

Sono le particolari caratteristiche territoriali di un luogo ad influenzare il successo di un prodotto vinicolo o è la particolarità di un prodotto ad influenzare l’afflusso ad un luogo? Le cantine vinicole firmate da architetti di fama servono a pubblicizzare il marchio, oppure è l’architettura che si rafforza servendosi del marchio per farsi pubblicità?

   

 

 

Una prima chiave di lettura individua, in un comparto avanzato quale è quello del vino, il marketing come componente così importante da influenzare, non solo l’estetica del contenitore, ma anche quella del luogo in cui il vino viene prodotto, trasformandolo in valore aggiunto.

 

Le trasformazioni registrate nella viti-vinicoltura producono modificazioni sostanziali nel territorio e l’acquisizione di terreni e la messa in coltura di nuovi vitigni si traduce in una ricomposizione territoriale. Il legame con la produzione di alcuni vini di particolare successo ha il potere di modificare le rendite fondiarie  oltre a favorire lo sviluppo del cosiddetto “turismo agricolo”, degli agriturismi come delle passeggiate enologiche e di tutte quelle manifestazioni artistico-culturali che hanno lo scopo di affrancare la produzione vinicola dal semplice legame con il mondo rurale. Dunque, la costruzione di “qualcosa di prestigioso” è avvertita innanzitutto come espressione di buon gusto ed è “vendibile” come tale.  La cantina diventa la tessera di un sistema attraverso il quale si accresce il prestigio del produttore e quindi del vino. L’azienda vinicola viene presentata come oggetto di per sé attraente e visitabile, un opificio-monumento considerato come una sorta di “lascito” permanente a favore del territorio, un’opera d’arte destinata ad arricchire sia il buon nome del donatore che quello del comprensorio in cui si colloca. In una sorta di “localismo globalizzato”, i produttori vinicoli promuovono l’unicità, la località e la specificità del loro prodotto, esaltando la propria filosofia produttiva ed evidenziando il legame con il territorio, attraverso l’uso di mezzi appartenenti proprio a quel mondo da cui pure vorrebbero distaccarsi.  L’uso della rete, del progetto griffato, della pubblicità e dell’inserimento all’interno di circuiti eno-gatronomici sempre meno di nicchia, “globalizzano” di fatto il loro prodotto, lo rendono conosciuto ai più, combattendo con le stesse armi del mondo dal quale volevano differenziarsi.

 

Una seconda chiave di lettura della trasformazione dell’edificio-cantina si ritrova nell’esigenza da parte dei produttori, di rispondere principalmente alle leggi organizzative e razionali dettate dall’economia industriale piuttosto che a quelle dettate dall’agricoltura, trasformando, di fatto, le cantine in opifici industriali.

 

L’industrializzazione della produzione vinicola, la standardizzazione dell’offerta, giustificata dall’espansione del mercato globale, ha portato alla modificazione dell’architettura delle cantine, da luogo ombroso ed umido, col vino posto ad invecchiare in botti di legno, a luogo iper-tecnologico.  La trasformazione e la razionalizzazione del metodo vinificatorio con l’impiego di grandi vasche crea la necessità di spazi idonei, adatti alla manutenzione e alla circolazione di grandi macchine, capaci di agevolare al massimo il lavoro. L’enologia si trasforma e con essa i mercati.  Adeguare enologia e mercati nei rapidi tempi industriali, rende necessario dotarsi di strutture quanto più versatili e razionali possibile. Da qui la convenienza di realizzare ex novo cantine in grado di soddisfare esigenze che le vecchie (che invece vengono trasformate in enoteche e ambienti di rappresentanza), per logistica, ubicazione, materiali utilizzati, tipologia, progettazione non sarebbero in grado di accontentare 

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