Il meno del niente: un’architettura frugale.

Ripropongo l’abstract di un’interessante lezione che si è tenuta nella facoltà di architettura di Pescara giovedì 18 marzo.

L’architettura frugale è un’architettura del residuo che sa impiegare al meglio i materiali naturali e locali o riciclare quelli trovati; un’architettura dell’ipoconsumo piuttosto che del consumo o dell’iperconsumo.
Un’architettura che nasce dalla necessità e dalla semplicità eppure in grado di aprire nuovi scenari espressivi attraverso la sperimentazione di materiali da costruzione alternativi e inaspettate sinergie tecnico-costruttive capaci di indicare nuovi scenari produttivi e industriali per un futuro sostenibile.

Agli antipodi dell’edilizia massificata ed energivora, riproducibile all’infinito e indipendentemente dal luogo di costruzione, l’architettura frugale appartiene a un sito e a una cultura specifica; adotta sistemi di costruzione – tradizionali o anche altamente innovativi – improntati a grande flessibilità d’uso al fine di dar vita a manufatti non replicabili, costruiti da maestranze non necessariamente specializzate e, per questo, di grande varietà espressiva. L’architettura frugale promuove forme di sviluppo locale mediante il reale coinvolgimento delle utenze e la cantierizzazione dell’intervento aperta alle capacità tecniche presenti.

Si tratta di edifici realizzati principalmente con materiali di scarto, risorse e budget limitati, che offrono una positiva ricaduta sociale. La maggior parte di questi edifici sono infatti economicamente accessibili anche alle comunità meno abbienti; il loro processo di costruzione le vede anzi spesso coinvolte offrendogli opportunità di formazione professionale e di occupazione. La necessità di sfruttare al meglio le risorse naturali li rende efficienti, intelligenti e certamente eco-compatibili, perché impiegando materiali di scarto trasformano questi elementi da problema in risorsa.

L’architettura infatti deve cambiare passo. C’è bisogno di una rivoluzione ecologica: lo impongono i dati. Entro il 2010, secondo le valutazioni ONU, nel mondo ci saranno oltre 50 milioni di rifugiati ambientali; altre stime prevedono che entro il 2050 il 75% della popolazione globale si concentrerà nelle città, risiedendo per lo più in enormi megalopoli schiacciate da vastissime periferie degradate.
L’architettura, per essere davvero tale, non ha altra scelta che riassumere nuovamente una forte responsabilità sociale.

Cinzia Abbate.

L’autrice, Cinzia Abbate è  un architetto, Docente presso la Rensselaer Polytechnic Institute (New York, USA), per molti anni è stata la rappresentante italiana all’ I.E.A. (International Energy Agency) per l’integrazione architettonica del fotovoltaico. Nel 1992 apre in Italia, insieme a Carlo Vigevano, lo studio AeV Architetti specialisti in progetti di sostenibilità architettonica ed ambientale. Dal 2000 sono anche partners di Ambiente Italia. Già dalla fine degli anni 80 è molto attiva nella progettazione, redazione di articoli ed è invitata a partecipare a seminari presso molte università italiane e straniere e conferenze internazionali. I suoi scritti sono stati pubblicati nelle principali riviste di architettura ed i progetti di AeV hanno ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali. Cinzia Abbate alterna l’attività professionale a quella di insegnamento offrendo seminari in molte Università Italiane fra le più recenti: La Sapienza Roma, Roma Tre, Università di Pescara,Università di Urbino, Università di Camerino.

per informazioni: http://www.aevarchitetti.it/

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Un pensiero su “Il meno del niente: un’architettura frugale.

  1. molto interessante
    Speriamo proprio che l’architettura riesca a cambiare passo in breve tempo! grazie per le info sempre all’avanguardia
    vale

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