La Cantina Bortolin Angelo

Tre parole chiave:Memoria, Percezione ed Esperienza per la cantina Bortolin a Guia di Valdobbiadene (TV) progettata da Lopes Brenna Architetti e Cristiana Lopes, incastonata lungo un pendio di una collina e affacciata verso la vallata.

Lopes Brenna Architetti, Cristiana Lopes — La Cantina Bortolin Angelo

vista esterna

Dalla relazione di progetto:

Un luogo di produzione diventa anche luogo di accoglienza e rappresentanza con con una propria identità e riconoscibilità. I terrazzamenti, la topografia ridisegnata dall’uomo e il proprio rapporto con il paesaggio più vasto appartengono ad una sorta di memoria collettiva di un territorio. Il progetto ci parla di un luogo che esiste e che conosciamo senza aggiungere protagonisti: la collina, le vecchie case a ridosso delle vigne, la valle. Il sistema di terrazzamenti si articola in modo da accogliere inferiormente le funzione necessarie, mentre superiormente grandi spazi vuoti, accessibili da caveau e abitazioni, si offrono come momenti per catturare il paesaggio. Memoria

Lopes Brenna Architetti, Cristiana Lopes — La Cantina Bortolin Angelo

vista magazzino

Il programma si sviluppa in una sequenza di ambienti con una spazialità chiara e propria che formano nell’insieme un sistema spaziale più ricco e complesso. La disposizione degli ambienti garantisce un’adeguata indipendenza delle varie funzioni, ma le aperture, sia verso l’esterno che verso l’interno, formano dei corridoi visivi che permettono la percezione contemporanea di più spazi. I lavoratori possono scorgere i locali destinati alla vendita e degustazione del vino, mentre i visitatori dagli ambienti più intimi disposti attorno al cortile vengono a tratti incuriositi dagli scorci che si aprono verso le zone di lavoro. Un’esperienza spaziale simile a quella di un palazzo in cui in un primo momento ci sembra di percepire l’intero sistema per poi sorprenderci in alcuni ambienti inaspettati e misteriosi. Percezione

Lopes Brenna Architetti, Cristiana Lopes — La Cantina Bortolin Angelo

vista sala degustazione

La semplicità formale del progetto permette di utilizzare un sistema murario semplice, capace di risolvere le questioni strutturali e climatiche garantendo il contenimento dei costi di costruzione. L’edificio è cosi costituito da veri e propri muri, la cui finitura diventa l’ultima accordatura. Il perimetro esterno, una geometria libera e indefinita, in continuità con l’esistente è rivestito in pietra. All’interno, le diverse materialità assumono il compito di scenografie di spazi diversi, ognuno dei quali possiede atmosfera, proporzioni e luce proprie. Esperienza

cantina Lodge di Graham

L’ elegante restauro della cantina Lodge di Graham, di quasi 200 anni,  in Portogallo a Vila Nova de Gaia (sull’estuario del fiume Douro, vicino all’Oceano Atlantico), è stato completato nel 2013  ad opera di  P06- Nuno Gusmão  con la collaborazione dei designer Giuseppe Greco e Joana Proserpio.

Il progetto, che unisce uso generoso di legno invecchiato e nuovo e sontuosi spazi aperti a una tavolozza di colori minimalista, trasforma lo spazio storico per adattarlo alle moderne esigenze di lavoro e ristorazione   senza però distruggere l’autenticità e l’unicità di questo particolare manufatto.

Il Lodge con le sue pareti in granito, non è più soltanto un edificio funzionale dove migliaia di botti di porto vengono invecchiate, ma è soprattutto una meta per migliaia di turisti enogastronomici che possono fare esperienze degustative assaporando un buon bicchiere di vino.

Il Lodge  apre al pubblico per la prima volta nel 1993, ma il restauro attuale, commissionato dalla famiglia Symington, che possiede l’azienda oggi, consente l’accoglienza di un maggior numero di turisti  offendo loro la possibilità di effettuare un tour  che include una visita al Museo di Graham, su due livelli, la sosta nella sala degustazione, nel Vintage Room, in un negozio in un’enoteca e nel ristorante.

Sicuramente un’esperienza culturalmente e degustativamente stimolante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

W & J Graham nasce a Oporto, Portogallo, nel 1820 da due fratelli scozzesi, William e John Graham.

Carapace Winery

Carapace Winery (2005-2012), della Famiglia LunelliTenuta di Castelbuono a Montefalco di Bevagna Progetto di Arnaldo Pomodoro
Cattedrali del vino e nuove cantine d'autore n. 2 - di Enrico Mercatali
 “Carapace Winery” nella Tenuta Castelbuono, a Montefalco di Bevagna, ha come idea portante una grande cupola rivestita in rame che costituisce  ilfulcro d’attrazione territoriale nel suggestivo splendore collinare dei vigneti del Sagrantino.

Non è la prima volta che Pomodoro si cimenta con una dimensione quasi territoriale  e con  problematiche tipiche dell’architettura ma con quest’opera  stato in grado di ottenere un risultato capace di armonizzare dimensionalmente  effetto scultoreo a grande scala e contesto orograficamente mosso e storicamente consolidato.

Gli esterni si lasciano condizionare dalla morbidezza delle sagome collinari, l’interno propongono le caratteristiche formali tipiche del linguaggio pomodoriano.

Cattedrali del vino e nuove cantine d'autore n. 2 - di Enrico MercataliCattedrali del vino e nuove cantine d'autore n. 2 - di Enrico MercataliCattedrali del vino e nuove cantine d'autore n. 2 - di Enrico MercataliCattedrali del vino e nuove cantine d'autore n. 2 - di Enrico Mercatali
Cattedrali del vino e nuove cantine d'autore n. 2 - di Enrico Mercatali

Solar Vineyard House di Michael Jantzen

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La cantina alimentata ad energia solare è una proposta concettuale progettata dall’architetto Michael Jantzen appositamente  per gli amanti del vino, una sorta di abitazione-officina all’interno di un vigneto e immerso nel clima temperato della California. Solar_Vineyard_House_Michael_Jantzen_CubeMe2
La struttura abitativa, di circa 5000 piedi quadrati, pensata per essere costruita nel bel mezzo di un vigneto privato, incorpora al suo interno un  vero e proprio impianto per la vinificazione. Quattro curve ricoperte di pannelli solari di grandi dimensioni, totalmente integrati nel lato sud della struttura, provedono all’alimentazione dell’abitazione cantina mentre il ricambio d’aria è garantito da un sistema di aperture-coperture che consente la ventilazione naturale e l’ombreggiatura.
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L’acqua piovana, riciclata tramite contenitori di raccolta posti ai bordi delle falde e immagazinata in serbatoi di stoccaggio  verrà utillizzata per l’irrigazione dei vigneti.

L’interno della casa-cantina, illuminato naturalmente dal sole filtrato attraverso i  pannelli di legno a doghe, prevede ampi spazi per il soggiorno e il relax al livello superiore e spazi di lavoro al livello inferiore.

Cantina Tramin

L’idea di progetto, nato dalla creatività di Werner Tscholl, Architekt, prende spunto dal tralcio di vite, un segno che nasce dalla terra grazie all’opera i dei coltivatori.Tralci avviluppanti, invasivi, strutturanti, intrecciandosi creano un involucro (metallico) intorno all’edificio che la ospita.

La struttura diventa scultura, opera capace di segnalare presenza e missione della cantina.

Il suo impatto iconografico, fortemente simbolico, è legato all’ambiente ma, contemporaneamente, la giustapposizione di materiali tanto differenti, rendono la costruzione un segnale di riconoscimento, quasi una porta per l’intero paese di Termeno evidenziando, inoltre una netta divisione tra l’attività di cantina propriamente detta e i flussi degli eno-visitatori.

http://www.archiportale.com/immagini/FileProgetto/immaginigrandi/27893_1.jpg?866,9702

Per entrambe le funzioni (cantina e eno-visitatatori) si viene a creare uno spazio distinto e dedicato senza percezioni reciproche anche ottiche:

Al piano inferiore, rimane l’accesso per i contadini e per il trasporto delle merci che raggiungono e che partono dall’azienda, nonché il parcheggio per i collaboratori;  al di sopra è invece posta l’area di accesso al pubblico e ai visitatori coperta da una piattaforma. Il foyer d’entrata è stato ricavato invece in una parte di cantina preesistente, che rappresenta da un lato la tradizione dell’azienda, dall’altro diventa il cuore della nuova struttura.

per informazioni:

http://www.werner-tscholl.com/index.php?id=240

http://www.cantinatramin.it

Cantina Collemassari

Il progetto, di Edoardo Milesi, ed è stato premiato al Concorso Internazionale Architettura Sostenibile Fassa Bortolo lo scorso anno e recentemente pubblicato nel volume Architettura Sostenibile, curato da Gianluca Minguzzi per Skira.

Dalla relazione di progetto:

Il fabbricato è una scatola di legno interrata. I magazzini, i locali tecnici, il ricovero dei mezzi agricoli sono ricavati nella collina. Unico elemento emergente è una quinta bianca che uscendo dalla collina organizza e riordina gli spazi esterni necessari alla manovra degli automezzi. La voglia di progettare degli spazi e non un edificio appare ancora più evidente nel corpo di fabbrica che emerge oltre la “scatola di legno” e la sovrasta sullo spigolo sud-ovest. Una gabbia rada e leggera di pilastri e travi in cemento bianco che come un pergolato nasce dalla vigna e si appoggia in modo quasi provvisorio sopra il corpo interrato. Una maglia bianca che trattiene come una rete il paesaggio circostante riempiendosi via via di eventi legati alla produzione e alla commercializzazione del vino ma anche alla promozione del territorio. Uno spazio opposto ma complementare al solido ventre ricostruito della collina che trasforma e gelosamente protegge il suo prezioso prodotto, uno spazio pulsante di attività legate alla conoscenza del vino, alla degustazione, ai suoi approfondimenti scientifici e conviviali.

La grande “scatola” di legno della cantina di Collemassari alterna i pieni e i vuoti lungo un percorso interno-esterno conseguente al funzionamento produttivo del fabbricato che ricalca esattamente le fasi del processo enologico.

Un processo che, come prevedono le più avanzate teorie, trasforma le uve in vino mediante un procedimento “a caduta” per semplice gravità senza mai l’ausilio di pompe elettromeccaniche. Un percorso che, partendo dalla grande terrazza-tetto dove i trattori scaricano l’uva, scende per 13 mt fino alla barricaia interrata aprendosi via via al paesaggio naturale, scandendone le altimetrie mediante uscite in quota funzionali alla produzione, mostrando le coltivazioni e il paesaggio naturale in un continuo interagire con l’intero complesso. Le soluzioni bioclimatiche che regolano temperature e ventilazione hanno sicuramente guidato il progetto caratterizzando l’opera nel suo insieme.

Un’ossatura in calcestruzzo per contrastare la pressione della collina e i sovraccarichi dei mezzi che scaricano l’uva sulla copertura della cantina. Pareti ventilate in legno là dove l’inerzia termica va protetta, guidata e riequilibrata. Legno naturale a doghe per filtrare la luce diretta del sole. Lastre di zinco titanio per la protezione all’acqua. Vetrate acidate a bassa emissivit’ per bilanciare la luce naturale. Bandito l’estetismo formalistico e il progetto architettonico ad ogni costo, la cantina di Collemassari è tuttavia frutto di un’alta densità progettuale dove concetti come risparmio energetico, bioedilizia, qualità del posto di lavoro, ingegneria bioclimatica hanno guidato la progettazione e l’accurata scelta di ogni singolo componente e materiale. Particolare attenzione va data alla complessità della trama superficiale che caratterizza un edificio dove gli spazi esterni si mescolano e si confondono con quelli interni in una complessa interrelazione funzionale attiva e passiva tra energie naturali e lavoro dell’uomo.

 

Contesto: A circa 20 km da Grosseto, adagiata sul crinale di una estesa separazione collinare nella usuale conformazione dell’entroterra toscano – di pregio orografico l’area e l’ampiezza della percezione circostante.
Materiali: Strutture in cls bianco con inerte in marmo di Carrara e legante cemento tipo Aquila Italcementi. Tamponamenti in termolaterizio Wienerberger cm 38, impastato con farina di legno. Pareti ventilate in cedro rosso canadese. Struttura di copertura in larice lamellare. Isolamento di copertura in lana di vetro dspessore cm 8 con soprastante ventilazione. Manto di copertura e lattonerie in Rheinzink. Infissi di acciaio profilato Jansen a taglio termico;ditta R & T srl. Infissi in legno larice lamellare naturale; ditta Capoferri srl. Pavimentazione in pietra etrusca del Monte Amiata. Impianti di climatizzazione a pompa di calore; ditta Iacopozzi. Pavimentazione tecnica in gres antiacido tipo Buchtal; ditta Tecnopavimenti. Vetrate stratificate basso emissive sp. 4+4/12/3+3. Frangisole in legno di cedro canadese; ditta Merlo srl. Impianti elettrici; ditta Minocci. Opere in ferro; ditta Acquaroli snc.
Architetto incaricato: Edoardo Milesi
Collaboratore: Laura Pizzi, Paolo Vimercati
Committente: Collemassari spa
Direzione Lavori: Edoardo Milesi & Archos srl, Bergamo
Calcolo strutturale: Uberto Coppetelli
Impianti speciali: Tecnoprogett s.a.s.
Indagini geologiche: Franco Duranti
Tecnico di cantina: Maurizio Grassi
Enologo: Maurizio Castelli
Impresa costruttrice: Eurocostruzioni 2000 srl Consistenza: 3.648 mq , 19.300 mc
Anno: 2000 Realizzazione: 2001/2005
per info:
http://www.collemassari.it
http://www.archos.it