un albero di ulivo, alcuni microfoni e pochi strumenti…quando la natura si fa musica
il blog di un architetto che ama cucinare
un albero di ulivo, alcuni microfoni e pochi strumenti…quando la natura si fa musica

L’artista olandese Geke Wouters ha creato una collezione di ciotole commestibili ricavate dall’utilizzo di prodotti naturali:carote, peperoni, radice della barbabietola, porri, pomodori e altre verdure, tutte sono state utili per realizzare queste opere uniche e fragili. Ogni verdura, usata nella realizzazione, è trasformata attraverso la tecnica dell’essiccamento e della pressione, convertendo così i materiali organici in strati sottili di carta. Sulla superficie, delle ciotole e dei piatti di verdura-carta, si possono individuare forme tridimensionali ottenute con le tecniche della goffratura e della timbratura della carta, ma si può anche trovare molto simbolismo dietro l’uso di un materiale biodegradabile per produrre un tipo di arte che appassirà.

Questo artista olandese attento ai problemi dell’ambiente sta dicendoci di porre più attenzione alle opere d’arte naturali prodotte in giardino? Secondo Geke, le ciotole sono un esempio “di rimodellamento che ciò che la natura ci offre.

per informazioni: http://www.gekewouters.nl/

Italia. La famiglia Manzo, Sicilia
Spesa settimanale in cibo: 215 €
Cibi preferiti: pesce, pasta al ragù, hot dog
Una mostra prodotta dalle associazioni Solares e Kuminda di Parma, realizzata da Mandeep in collaborazione con la Galleria Grazia Neri, con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali del III Municipio del Comune di Roma, ed il contributo di Radio Popolare Roma.
Un viaggio nelle cucine e nelle dispense di tutto il mondo, auto-invitandosi a cena in casa di 30 famiglie “tipiche” di Paesi ed etnie differenti, scelte tra i collaboratori che hanno accompagnato la coppia: guide, interpreti, autisti.
Trenta gruppi familiari in posa con il cibo che verrà consumato nel corso di una settimana. Un’indagine capillare e consapevole sul consumo alimentare e sulla disparità della sua distribuzione nel mondo, in un’epoca di grande cambiamento.

Ecuador. La famiglia Ayme, Tingo
Spesa settimanale in cibo: 22,50 €
Cibi preferiti: zuppa di patate con cavolo
Una mostra, che è anche un eccezionale libro, autoprodotto dagli autori, dove accanto alle immagini si possono trovare interviste, ricette, statistiche ed informazioni dettagliate e curiose sulle diverse abitudini alimentari nel nostro pianeta; un po’ atlante, un po’ libro di cucina, un po’ diario di viaggio; tutto il necessario per restituire il sapore ed il colore delle tavole di ogni parte del mondo.
Le tematiche legate al cibo, al suo consumo, alla sua produzione e distribuzione globale sono molte e questo lavoro ha il pregio di far riflettere sulle incongruenze più lampanti.
Le tavole occidentali imbandite di junk food stridono accostate a quelle più povere, dove il colore è dato dagli alimenti invece che dai mistificanti packaging ideati dagli esperti di marketing. Se da un lato vediamo come la globalizzazione ci faccia trovare quasi su ogni tavola bibite, hamburger e cereali per colazione prodotti dalle grandi multinazionali, dall’altro non possiamo fare a meno di notare come milioni di persone in gran parte del mondo, ma soprattutto nel sud del mondo, siano costrette a sopravvivere con un sacco di riso e qualche patata, frutta, verdura e latte fresco, ma quasi mai carne o pesce.

USA. La famiglia Revis, North Carolina
Spesa settimanale in cibo: 242 €
Cibi preferiti: spaghetti, patate, pollo al sesamo
Una famiglia di quattro persone in Germania consuma una media di 400 euro a settimana in cibo, mentre sei persone in Chad si fanno bastare una spesa di cibo di meno di un euro. In Bhutan, nella stessa settimana, vengono consumati circa 125 gr. di carne o pesce secco (e non più di due volte al mese) e 30 Kg. di riso, contro i 5 Kg. di una famiglia cinese, accompagnati però da quasi 6 Kg. di carne e pesce fresco.
Sprechi alimentari istituzionalizzati ormai inconsapevolmente assunti tra le regole del vivere quotidiano, il superfluo come status in una società sorda alle diversità, cieca ed indifferente di fronte ad ogni richiesta di equità e di rispetto dei diritti di tutti, pur nell’eterogeneità e nella globalizzazione del mondo e delle culture, sono i temi più profondi che sottendono a questa preziosa ed analitica documentazione fotografica.
INAUGURAZIONE
Venerdì 23 gennaio 2009 ore 19
Ingresso libero
La mostra sarà aperta fino al 28 febbraio 2009 con i seguenti orari:
da lunedì a sabato: 11-13:30 15.00-21.00 chiuso il lunedì mattina e la domenica
Viale Scalo san Lorenzo, 55. Roma.
da: http://www.mandeep.it/press.html#Menzel
TUTTE LE IMMAGINI ©Peter Menzel/Grazia Neri
Preghiera ed esorcismo contro le streghe, di un cuoco ottocentesco alle prese con la realizzazione di un piatto elaborato, la cimma appunto.
Ricetta in musica e sottile satira sociale, tutto in questa splendida canzone di Fabrizio de Andrè di cui riporto il testo in genovese e la traduzione in italiano.
(La cima)
Ti t’adesciàe ‘nsce l’èndegu du matin
ch’à luxe a l’à ‘n pè ‘n tera e l’àtru in mà
Ti sveglierai sull’indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l’ altro in mare
ti t’ammiàe a ou spègiu dà ruzà
ti mettiàe ou brùgu rèdennu’nte ‘n cantùn
ti guarderai allo specchio di un tegamino
metterai la scopa dritta in un angolo
che se d’à cappa a sgùggia ‘n cuxin-a stria
a xeùa de cuntà ‘e pàgge che ghe sùn
‘a cimma a l’è za pinn-a a l’è za cùxia
che se dalla cappa scivola in cucina la strega
a forza di contare le paglie che ci sono
la cima è già piena è già cucita
Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
nu turnà dùa
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
Bell’oueggè strapunta de tùttu bun
prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun
Bel guanciale materasso di ogni ben di Dio
prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
cun dui aguggiuìn dritu ‘n pùnta de pè
da sùrvia ‘n zù fitu ti ‘a punziggè
àia de lùn-a vègia de ciaèu de nègia
con due grossi aghi dritti in punta di piedi
da sopra a sotto svelto la pungerai
aria di luna vecchia di chiarore di nebbia
ch’ou cègu ou pèrde ‘a tèsta l’àse ou sentè
oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè
che il chierico perde la testa e l’asino il sentiero
odore di mare mescolato a maggiorana leggera
cos’altro fare cos’altro dare al cielo
Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
nu turnà dùa
e ‘nt’ou nùme de Maria
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tùtti diài da sta pùgnatta
anène via
tutti i diavoli da questa pentola
andate via
Poi vegnan a pigiàtela i càmè
te lascian tùttu ou fùmmu d’ou toèu mestè
Poi vengono a prendertela i camerieri
ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
tucca a ou fantin à prima coutelà
mangè mangè nu sèi chi ve mangià
tocca allo scapolo la prima coltellata
mangiate mangiate non sapete chi vi mangerà
Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
nu turnà dùa
e ‘nt’ou nùme de Maria
tùtti diài da sta pùgnatta
anène via.
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via
di predrag matvejevic
Non ho percorso tanto mondo da saperne abbastanza sul pane, diceva il pellegrino.
Il pane è il mondo.
Non tagliatelo, rompetelo in pezzi.
Sbriciolate il pane sul palmo della mano, ci scongiurava il monaco di Rostov sul Don.
La vostra preghiera sarà esaudita.
Per ricevere ci rimarrà solo pane e sale.
La vecchia aspettava ancora. I suoi figli si sono dispersi. Pane e acqua.
L’acqua pesante non scorre verso il mare. Così parlava il vagabondo.
Guardava a terra andando per il mondo.
Misuriamo i nostri passi, ma non abbiamo misura.
Il proscritto s’è inoltrato nella steppa, al di là dello Ienissei.
Là il pane è distribuito un giorno per l’altro.
Sparsa s’è la farina. Chi ci riunirà come un popolo allegro?
Del pane e del vino. Del pane e dell’amore, Vassilissa, per condividerli nel nostro autunno.
Queste parole sono estratte da una lettera, perduta nel cammino.
S’è udita la voce del messo. Parlava ad alta voce perché non si perdesse nessuna sua parola.
Pane e lievito, fratelli. Abbiamo camminato nel fango.
Ci sono ancora limpide sorgenti. Abbiamo peccato gli uni nei confronti degli altri.
Si sono susseguite annate cattive, le spighe si sono piegate a terra.
Abbiamo dovuto nutrire gli eserciti. Pane.
Spose novelle, non cuocetelo, serbate nel fazzoletto le briciole per la quaresima e la comunione.
Le nevi custodiscono in terra i chicchi sani. Cantiamo a bassa voce, ci sentiamo appena.
Un tozzo di pane e una crosta di terra.
La Russia è piana, ho scritto alla fine, nella lettera a te, l’esiliato.

“fotografare una torta può essere arte”
Irving Penn _ fotografo
dal 28 ottobre al 12 dicembre 2008
dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00 e su appuntamento.
In mostra ad Assab One diciassette dipinti a olio e spray acrilico indagano il rapporto tra cucina e scienza e interpretano altrettante ricette immaginarie ispirate alla “gastronomia molecolare”, definizione coniata da Hervé This, il chimico francese considerato il guru di chef superstar come Ferran Adrià e Pierre Gagnaire. Ed è proprio Hervé This che, nella videointervista realizzata da Nemkova per accompagnare la mostra, svela la fascinazione di una ricercatezza solo apparentemente fine a se stessa e destinata ai palati sofisticati di rari gourmet, mentre introduce l’idea che queste ricerche possano veramente cambiare le abitudini alimentari, con conseguenze rilevanti dal punto di vista delle caratteristiche nutrizionali dei cibi, dei costi di produzione e del consumo di energia.
si ringraziano:
Akiko Ida & Pierre Javelle
Interessante commistione di arte e cibo per questa coppia di artisti franco-nipponica
Akiko Ida & Pierre Javelle lavorano rileggendo, in maniera insolita, situazioni di vita quotidiana, popolandole di vita e ridandole significati differenti.
Le immagini in macro ci restituiscono mondi sconosciuti visti con uno sguardo ironico e divertito e ci mostrano come, dietro l’apparenza, si nasconda un mondo segreto.