
Assisi… vetrina traboccante di squisitezze

Assisi…bottega di ceramiche a sfondo sacro

Assisi…pausa e ristoro con lo sfondo di S.Chiara
il blog di un architetto che ama cucinare

Assisi… vetrina traboccante di squisitezze

Assisi…bottega di ceramiche a sfondo sacro

Assisi…pausa e ristoro con lo sfondo di S.Chiara

street food veneziano: zona Rialto

L’appropriazione di luoghi impropri, destinati ad altro uso, per ricavarne ambiti di domesticità e di accoglienza, è una delle possibili declinazioni del rapporto cibo-architettura. Non è solo il rapporto tra cibo e design dunque, ma è soprattutto la relazione che intercorre tra cibo e spazi domestici (siano essi rappresentati anche solo da una nicchia e un lavabo di fortuna), e più in generale, tra cibo e città, a suscitare la mia attenzione.
Il cibo di strada trasforma, seppur temporaneamente, la città: la anima di nuovi flussi, di nuova vitalità, di percorsi impensati, di visuali alternative e la città accoglie e respinge questi luoghi reietti ma fortemente radicati nella cultura popolare.
I ristoranti di strada, come entità fluide, si insinuano sotto gli spazi residuali di un cavalcavia, negli anfratti tra i palazzi, colonizzando la città per il tempo breve di una pausa pranzo poi, quando tutto finisce, e le luci si spengono, la città torna al suo stato iniziale.
Ciò che è accaduto in quel breve lasso di tempo, ha lasciato traccia di se? A volte mi piace pensare che ogni fenomeno, seppur temporaneo, lasci tracce indelebili del suo passaggio anche solo nel ricordo di coloro che si trovavano in quel tempo e in quel luogo.
Se una luce si è spenta, da qualche altra parte, in un’altra ora, in un’altra città, nuovi flussi, nuova vitalità, percorsi impensati, visuali alternative si accenderanno per qualche ora trasformando lo spazio circoscritto nel raggio di una lampadina ad incandescenza.

tutte le foto presenti in questo articolo sono state
scattate a Shanghai da Diego Ancillai e Sara Racanelli

TASTE è un viaggio in 5 tappe, che si snoda all’interno della Stazione Leopolda con un progetto di allestimento curato dell’architetto Alessandro Moradei.
1. TASTE TOUR percorso alla scoperta e alla degustazione dei prodotti delle aziende: per conoscere e approfondire le ricchezze gastronomiche del nostro paese;
2. TASTE TOOLS esposizione e presentazione di oggetti, capi d’abbigliamento e attrezzature legati al mondo della cucina, con nomi come Epifanie, Gandini Foodwear e Mario Luca Giusti
3. TASTE PRESS una selezione di riviste e di progetti editoriali dedicati all’eno-gastronomia e alla cultura del cibo;
4. TASTE RING arena ideale per incontri-scontri, organizzati e condotti dal Gastronauta, per alimentare le idee attorno al gusto e al cibo di qualità;
5. TASTE SHOP possibilità per i visitatori di acquistare tutto quello che hanno visto e assaggiato durante il percorso.
TASTE è uno degli eventi del programma di festeggiamenti per i 150 anni de LA NAZIONEOrganizzato da
PITTI IMMAGINE SRL
CENTRO DI FIRENZE PER LA MODA ITALIANAcon la collaborazione di
STAZIONE LEOPOLDA e GASTRONAUTA
con il patrocinio di
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI
TASTE. IN VIAGGIO CON LE DIVERSITÀ DEL GUSTO
14-16 marzo 2009
Firenze, Stazione Leopolda – V.le Fratelli Rosselli, 5
Aperta al pubblico
orario: 10.30-20.30 (lunedì 9.30-16.30)
Ingresso: € 10 per il pubblico – € 5 per operatori del settore
per informazioni : http://www.pittimmagine.com/it/fiere/taste/
Visto che il Giappone è al primo posto delle cronache pescaresi, voglio soffermarmi ancora su questo paese ricco di curiosità e presentare, a chi non li conoscesse, i bento.
I bento fanno la loro comparsa in Giappone intorno al V secolo.
Erano usati dai cacciatori, dai contadini, dai pescatori o altre classi di persone che per lavoro non potevano tornare a casa per mangiare; di norma contenevano sempre riso che era il cibo più economico e più nutriente ma anche verdure e sopratutto patate, anche se il menù variava nelle diverse regioni. La parola BENTO pare risalga al 1600 e precisamente a un comandante militare di nome Oda Nobunaga (1534-1582) il quale sfamava la gente del suo castello dandogli porzioni individuali, la parola BENTO serviva ad indicare il semplice pasto che lui distribuiva. Durante il periodo Edo (1603-1868) il bento assurse a naturale compagno di escurioni o cestino da portare a teatro. Il makunouchi bento, che conteneva palline di riso misto a furikake e semi di sesamo e un ricco assortimento di contorni, fece la sua comparsa proprio in questo periodo.
La parola makinouchi si riferisce proprio al intervallo tra gli atti durante i quali gli spettatori potevano mangiare. Durante questo periodo, molti ricchi mercanti presero l’abitudine di impacchettare i loro pasti in scatole a più di un piano e a disporle secondo un preciso gusto estetico per quando andavano a teatro o alla o-hanami (la fioritura dei ciliegi), così che da questo momento in poi i bento serviti per occasioni speciali vennero preparati e impacchettati in forme molto sofisticate.

Nel Giappone odierno, il bento è un pranzo “al sacco” che le premurose mogli, madri o fidanzate preparano ai loro mariti, figli e fidanzati che non hanno il tempo di tornare a casa per il pranzo. Preparare il bento è un gesto di amore, affetto ed attenzione per le persone, la stessa cura ed attenzione messa nei dettagli del piatto e negli accostamenti di gusti e colori


Oggi pomeriggio giovanni ed io ci siamo fatti un giro in centro per renderci conto personalmente delle condizioni della scultura multimilionaria di Toyo Ito e, caso fortuito, ci siamo trovati di fronte alle operazioni di imbracacaggio e messa in sicurezza dello huge wine glass. Domani, alla presenza dell’autore e della ditta realizzatrice, inizieranno le perizie per comprendere le cause che hanno provocato il cedimento stutturale della scultura, dopodichè, la scultura verrà rimossa lasciandoci orfani e senza nemmno un bicchiere di buon vino!!!
Oggi intorno alle 15, un rumore simile ad un boato ha lacerato il silenzio sonnecchiante di Piazza Salotto a Pescara.
La fontana di Toyo Ito, inaugurata il 14 dicembre scorso e costata circa 1.000.000 di euro, si è vistosamente spaccata.
il fatto è recentissimo e quindi non si sono ancora analizzate le cause di tale disastroso evento. La mia teoria, per quello che può contare, è che presentando la fontana un liquido interno, questo sia aumentato di volume durante le fredde giornate passate e abbia provocato la lesione. Non so se è una teoria giusta ma, se così fosse, sarei scandalizzata del fatto che in cotanto spreco di denaro pubblico non si sia tenuto conto di un fenomeno così banale.
allego le foto scattate dal mio amico Gianluca, presente sul luogo al momento del fattaccio





Inamo è l’abbreviazione della frase IN A MOment e rappresenta un’innovazione nel campo della ristorazione, in cui il controllodell’esperienza del pranzare è totalmente nelle mani degli avventori.
Ciò che rende nuova e particolare l’esperienza del pranzo presso l’Inamo è il sistema per effettuare le ordinazioni, totalmente interattivo.
Il menù è illustrato, e i commensali possono scegliere le combinazioni delle portate utilizzando lo schermo touch screen posto sulla superficie del tavolo:si tratta infatti di un vero e proprio tavolo interattivo.
Il menù varia secondo il ciclo delle stagioni, i prodotti sono sempre freschi e di alta qualità.
Nel tempo che intercorre tra l’ordinazione e l’arrivo delle portate, si può utilizzare lo schermo-tavolo per consultare un navigatore satellitare o per chiamare un taxi; il personale è a disposizione per chiarire qualunque dubbio.
La cucina dell’Inamo nasce dall’interazione tra le principali cucine dell’est-asiatico: di possono trovare influenze della cucina giapponese, cinese, tailandese…, componendo una serie di associazioni in grado generare piatti insoliti e veramente fusion.
Il Ristorante Inamo si trova a Londra, al 134-136 Wardour Street,
Soho, W1F 8ZP tel 020 7851 7051
per ulteriori informazioni: http://www.inamo-restaurant.com/
I clienti scelgono i prodotti dagli espositori, li scaldano al microonde e li mangiano al tavolo: questo è Food & City, aperto a Verona.
Food & City e’ il primo ristorante in Italia senza camerieri: tutto e’ self service. Si entra e, anziché attendere l’interminabile arrivo del cameriere, ci si sceglie dai grandi frigoriferi espositivi i prodotti preconfezionati che si desidera mangiare. Si porta il tutto in una zona dedicata, attrezzata di microonde, si scaldano primi e secondi e, a piatto pronto, ci si accomoda e si mangia.
L’obiettivo della proprietà è quello di abbattere i costi del personale, potendo proporre cibo sì confezionato ma di qualità superiore, dimostrandola mediante la trasparenza della tracciabilità circa gli ingredienti usati.
Mangiare bene, anzi sano, spendendo poco.
Inoltre, i piatti subiranno continue modifiche, non ci sarà un menù fisso. Chi mangerà da noi avrà continue proposte di primi e secondi piatti sempre diversi e potrà anche portare a casa il cibo pronto, come in gastronomia, con il vantaggio di poter prendere solo una porzione e il giorno dopo poter cambiare.
fonte: http://www.foodcity.it/
Spero che, nonostante l’assunto iniziale, questo non sia l’ennesimo tentativo di ridurre al minimo i costi, a scapito della qualità e a vantaggio dei soli proprietari…
staremo a vedere
durante la settimana del design olandese (Dutch Design Week) lo studio Moon/en/co (Annemoon Geurts e Koen Rijnbeek) e Sot-l’y-laisse (Edwin Severijn) ha organizzato la terza edizione di Eat Drink Design, un’iniziativa che mette insieme design e cucina in un connubio inedito.
Sono sette i designer e gli chef di altrettanti locali, che hanno aderito all’iniziativa, producendo risultati insoliti e stuzzicanti.

Lonneke Gordijn, Ralph Nauta (direzione) + Yuri Wiesen (ristorante 1910)
un quadrato che mette assieme, in un’unica portata, 9 differenti gusti:
ostrica, gelatina di passiflora, gelatina di wasabi, lombata, salsa al tartufo, razza, gelatina di soia, tonno takaki, wakame.

Maarten Baptist (Joine) + Chris Fraass (culinair del CMF)
una sorta di dolce spugna di pasta, con burro di arachidi e zucchero filato.

Kiki van Eijk + Johan van Groeninge (avanguardia)
Una quaglia farcita in un sacchetto di ceramica.
Questo piatto è nato dalla rivisitazione di uno dei classici del ristorante Quando si romperà il sacchetto di ceramica, le piccole quaglie compariranno.
Dinie van den Heuvel (d'Andt) + Gerard Wollerich (ristorante Wollerich)
Spuntino a base di mousse di sgombro, con uova e barbabietole. Dotato di cartellini S M L , si potrà scegliere la porzione a seconda della dimensione.

Christien Meindertsma + Nello Natella (Ristorante da Nello)
Ravioli rosa ripieni di carne di maiale.

Mara Skujenieceis + Peter Koehn (De Karpendonkse Hoeve).
Un cuscino commestibile di pasta, come elemento portante per vari piatti classici francesi/olandesi.

Joost van Bleiswijk + Dick Middelweerd (De Treeswijkhoeve)
Insieme, hanno progettato uno spuntino che è stato composto daivari elementi differenti: un bouillabaisse tradizionale in gelatina, con una caramella gommosa e molle d’aragosta e di una perla di rouille in una costruzione di crostini.
per maggiori informazioni: http://www.eatdrinkdesign.nl/en/