Archivio per la categoria '03_cibo-progetto'

design da forno

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Formafantasma (Andrea Trimarchi e Simone Farresin) mettono in mostra al Dutch Design Week 2009 di Eindhoven,   un interessante progetto frutto della commistione tra design e cucina tra artigianato e produzione industriale. Sperimentando l’uso di un materiale da cucina come la pasta da pane, con tutte le problematiche della ceramica:  riduzione e deformazione durante la cottura, difficoltà per trovare la giusta temperatura di cottura per ciascun colore-ingrediente, e agganciandosi al tema della mostra: “perdersi”, i Formafantasma   giocano con la simmetria tra cucina e officina. Gli ingredienti (la pasta pane colorata con ingredienti naturali) diventano i materiali  per realizzare nuovi oggetti di arredo,  una serie di  ”prodotti da forno” come una nuova frontiera del design.

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kit di sopravvivenza urbana

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 possiamo chiamarla…agri-tettura?!

http://www.metabolicity.com/

incastrate

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Il nuovo progetto di Jonas Pinall  parte dal presupposto che tutti , prima o poi, hanno provato a trasportare più tazze per volta senza utilizzare  un vassoio. per ovviare ai prevedibili risultati, macchie su vestiti o tappeti, egli realizza una tazza che, tramite un elemento sporgente, si incastra alla tazza successiva che presenterà una cavità in negativo. Si potrà, con questo sistema formare una fila autosufficiente di 3 tazze.

 

 

http://www.jonaspinalldesign.co.uk/

curiosità estive

Il 20 giugno si è svolta una curiosa gara di food design a Brooklyn, New York.

Jell-o Mold Competition, un torneo, preso molto sul serio dagli organizzatori e dai partecipanti, vede tra i vari fondatori di questo  personaggi che lavorano nel mondo dei design.

Oggetto del concorso: realizzazioni culinarie di oggetti fatti interamente con la gelatina alimentare colorata.  

Jell-o Mold Competition ha anche un sito dedicato al progetto, quì si possono vedere sia i vincitori dell’ultimo concorso, che altre sezioni dove approfondire l’argomento.

per informazioni:  http://www.gowanusstudio.org/jello/

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dining agenda

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Si chiama “Dining Agenda” ed è un porta tovagliette bisettimanale (ne contiene 14) per chi e’ sempre in movimento e deve arrangiarsi con pasti affrettati in ufficio o dove capita.

Permette anche di scrivere le proprie annotazioni nell’angolo in alto a destra e poi staccarlo.

Se si ha bisogno di posate si possono utilizzare quelle della copertina.  “Dining agenda” è in legno e le tovagliette sono in carta riciclata. 

Progetto di Sara Ferrari e Marcella Fiori.

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basta un poco di zucchero…

Con un carattere fiabesco, per le forme e per i materiali usati, ci vengono presentati gli oggetti in zucchero stabilizzato realizzati dalla creative design Francesca Signori.

Un tavolo realizzato con una serie di pannelli di zucchero sagomato e uniti assieme a formare figure tridimenzionali

oggetti di zucchero

e una serie di pannelli da parete per una casa dolcissima.

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il rischio, dato dalla poca durevolezza del materiale, è ovviato dalla stabilizzazione chimica che  dovrebbe preservare questi dolci arredi, anche dall’attacco delle formiche.

acquafood

vitaminwater

Una vetrina illuminata da neon multicolori farà da cornice all’apertura del pop up store di Vitamin Water, il temporary shop del gruppo Glaceau a New York. Il brand, fondato da Darius Robin, commercializza acqua addizionata di sostanze naturali anti radicali liberi, da scegliere in una vasta gamma di sapori abbinati ai relativi benefici terapeutici.

Un mix di scienza e natura per questo “food design”, che vanta un uguale apporto di vitamine a quelle che assimiliamo attraverso il cibo, unito ad un impatto calorico talmente limitato (10 calorie) quasi inesistente.

http://www.glaceau.com/

…non credo che mangerò hot dog

 

la filiera degli hot dog…

non credo proprio che li mangerò!

mac food

 

giudicate voi

imitation of the nature

Torno a parlare del mio amato Giappone e presento alcuni esempi di “imitazione della natura” nel packaging degli alimenti.

La natura e le relative connotazioni, svolgono un ruolo chiave nell’estetica giapponese. L’imitazione per se non è disapprovata ma la differenza è data dal grado di astrazione nell’imitazione della stessa. È un mestiere creativo, abile e stupefacente.Fra gli esempi più stupefacenti, sono da annoverare quelli in materiali naturali come bambù, paglia o legno. La natura intrigante di questi pacchetti è nella loro semplicità, funzionalità e bellezza.  

Hideyuki Oka (designer) rivisita il tradizionale metodo di imballaggio giapponese, fatto in materiali naturali, caratterizzandolo con materiali che ricordano l’aspetto di quelli naturali originari ma contengono accorgimenti progettuali che facilitano la trasportabilità, la conservazione degli alimenti e la possibilità di consumarli tutto l’anno.

Ad esempio la pasta di fagioli azuki, nel suo involucro tradizionale di canna di bambù si può consumare solo in estate…

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la sua replica in plastica, pur essendo piu igienica, più facilmente conservabile, più facilmente apribile, difetta della bellezza che, solo l’imperfezione naturale può dare, inoltre non è bio-degradabile.

 

Meno raffinato, ma più giocoso è il lavoro di packaging di Naoto Fukasawa che trasforma il classico tetrapack dei succhi di frutta, in una scatola la cui pelle ricorda quella del frutto di cui il succo è fatto.

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