mini vertical garden

Mini Vertical Garden è un  sistema modulare ed eco compatibile  ideale per la creazione di una piccola o grande parete verde in cui coltivare erbe aromatiche , frutta e verdura;  una sorta di giardino verticale, sul terrazzo, sul balcone o nella propria cucina.

Grazie ad un design fresco, essenziale e contemporaneo, Minigarden può essere posizionato in ogni punto della casa.mentre la sua particolare conformazione consente di conservare più a lungo l’acqua all’interno delle tasche al fine di mantenere umido il compost.

I moduli , disponibili in nero o bianco, sono realizzati in polipropilene copolimero, che, secondo “La Guida Verde” # 77, Istituto Guida Verde  , sono sicuri e non chimici.

I kit sono disponibili in una versione ridotta (tre livelli di piantagione e 1 vassoio di base), o per i grandi giardini, in un sistema più grande.

scambio

Sono ormai trascorse quasi tre settimane da quando i responsabili ai archiproducts mi hanno contattata per chiedermi se fossi interessata a  fare con loro uno scambio di indirizzi. Ovviamente la cosa mi ha riempita di gioia, sono stata contenta e anche un po’ lusingata che un sito importante come questo abbia  contattata proprio me…Beh che dire… il sito è davvero davvero ricco di idee, indirizzi e immagini su tutti, davvero tutti i prodotti di design italiani e stranieri. Vale davvero la pena farci un salto.

Per informazioni:

http://www.archiproducts.com/

Wine tray

progettato da Munimula questo oggetto è un interessante ed elegante modo di servire il vino.

Composto da uno scatolare in alluminio satinato e colorato, dotato di piedini in silicone per un comodo appoggio, il”vassoio da vino” può contenere fino a quattro calici ed adattarsi a diverse tipologie di bottiglie (magnum escluse).

non c’è che dire… un’idea semplice ed innovativa.

time square restaurant

Times Square,  crocevia del mondo, diventerà una grande caffetteria su strada nell’ambito di un piano per portare, cibo, bevande e  servizi di vario genere ai pedoni che percorrono la piazza. La partenza del progetto, prevista per questa estate prevede cinque punti vendita, sparsi all’interno della piazza che serviranno cibo di strada a circa 350 persone sedute su altrettante sedie dipinte di rosso.

Questa attività, inserita all’interno di un programma di miglioramento della vivibilità quartiere, contribuirà, con i ricavati provenienti dall’affitto delle sedie e dalla vendita delle concessioni per la somministrazione di cibo e bevande, al mantenimento della piazza stessa.

Con i suoi  350.000 visitatori giornalieri, Times Square, tra i luoghi più redditizi e interessanti in cui cenare all’aperto in città, potrebbe davvero farcela.

Cantina Collemassari

Il progetto, di Edoardo Milesi, ed è stato premiato al Concorso Internazionale Architettura Sostenibile Fassa Bortolo lo scorso anno e recentemente pubblicato nel volume Architettura Sostenibile, curato da Gianluca Minguzzi per Skira.

Dalla relazione di progetto:

Il fabbricato è una scatola di legno interrata. I magazzini, i locali tecnici, il ricovero dei mezzi agricoli sono ricavati nella collina. Unico elemento emergente è una quinta bianca che uscendo dalla collina organizza e riordina gli spazi esterni necessari alla manovra degli automezzi. La voglia di progettare degli spazi e non un edificio appare ancora più evidente nel corpo di fabbrica che emerge oltre la “scatola di legno” e la sovrasta sullo spigolo sud-ovest. Una gabbia rada e leggera di pilastri e travi in cemento bianco che come un pergolato nasce dalla vigna e si appoggia in modo quasi provvisorio sopra il corpo interrato. Una maglia bianca che trattiene come una rete il paesaggio circostante riempiendosi via via di eventi legati alla produzione e alla commercializzazione del vino ma anche alla promozione del territorio. Uno spazio opposto ma complementare al solido ventre ricostruito della collina che trasforma e gelosamente protegge il suo prezioso prodotto, uno spazio pulsante di attività legate alla conoscenza del vino, alla degustazione, ai suoi approfondimenti scientifici e conviviali.

La grande “scatola” di legno della cantina di Collemassari alterna i pieni e i vuoti lungo un percorso interno-esterno conseguente al funzionamento produttivo del fabbricato che ricalca esattamente le fasi del processo enologico.

Un processo che, come prevedono le più avanzate teorie, trasforma le uve in vino mediante un procedimento “a caduta” per semplice gravità senza mai l’ausilio di pompe elettromeccaniche. Un percorso che, partendo dalla grande terrazza-tetto dove i trattori scaricano l’uva, scende per 13 mt fino alla barricaia interrata aprendosi via via al paesaggio naturale, scandendone le altimetrie mediante uscite in quota funzionali alla produzione, mostrando le coltivazioni e il paesaggio naturale in un continuo interagire con l’intero complesso. Le soluzioni bioclimatiche che regolano temperature e ventilazione hanno sicuramente guidato il progetto caratterizzando l’opera nel suo insieme.

Un’ossatura in calcestruzzo per contrastare la pressione della collina e i sovraccarichi dei mezzi che scaricano l’uva sulla copertura della cantina. Pareti ventilate in legno là dove l’inerzia termica va protetta, guidata e riequilibrata. Legno naturale a doghe per filtrare la luce diretta del sole. Lastre di zinco titanio per la protezione all’acqua. Vetrate acidate a bassa emissivit’ per bilanciare la luce naturale. Bandito l’estetismo formalistico e il progetto architettonico ad ogni costo, la cantina di Collemassari è tuttavia frutto di un’alta densità progettuale dove concetti come risparmio energetico, bioedilizia, qualità del posto di lavoro, ingegneria bioclimatica hanno guidato la progettazione e l’accurata scelta di ogni singolo componente e materiale. Particolare attenzione va data alla complessità della trama superficiale che caratterizza un edificio dove gli spazi esterni si mescolano e si confondono con quelli interni in una complessa interrelazione funzionale attiva e passiva tra energie naturali e lavoro dell’uomo.

 

Contesto: A circa 20 km da Grosseto, adagiata sul crinale di una estesa separazione collinare nella usuale conformazione dell’entroterra toscano – di pregio orografico l’area e l’ampiezza della percezione circostante.
Materiali: Strutture in cls bianco con inerte in marmo di Carrara e legante cemento tipo Aquila Italcementi. Tamponamenti in termolaterizio Wienerberger cm 38, impastato con farina di legno. Pareti ventilate in cedro rosso canadese. Struttura di copertura in larice lamellare. Isolamento di copertura in lana di vetro dspessore cm 8 con soprastante ventilazione. Manto di copertura e lattonerie in Rheinzink. Infissi di acciaio profilato Jansen a taglio termico;ditta R & T srl. Infissi in legno larice lamellare naturale; ditta Capoferri srl. Pavimentazione in pietra etrusca del Monte Amiata. Impianti di climatizzazione a pompa di calore; ditta Iacopozzi. Pavimentazione tecnica in gres antiacido tipo Buchtal; ditta Tecnopavimenti. Vetrate stratificate basso emissive sp. 4+4/12/3+3. Frangisole in legno di cedro canadese; ditta Merlo srl. Impianti elettrici; ditta Minocci. Opere in ferro; ditta Acquaroli snc.
Architetto incaricato: Edoardo Milesi
Collaboratore: Laura Pizzi, Paolo Vimercati
Committente: Collemassari spa
Direzione Lavori: Edoardo Milesi & Archos srl, Bergamo
Calcolo strutturale: Uberto Coppetelli
Impianti speciali: Tecnoprogett s.a.s.
Indagini geologiche: Franco Duranti
Tecnico di cantina: Maurizio Grassi
Enologo: Maurizio Castelli
Impresa costruttrice: Eurocostruzioni 2000 srl Consistenza: 3.648 mq , 19.300 mc
Anno: 2000 Realizzazione: 2001/2005
per info:
http://www.collemassari.it
http://www.archos.it

Cibo informatizzato

 


‘Piastra intelligenti’ dimostrato con cupcake, parte del danno è ‘nutrismart’ sistema Hannes

‘Nutrismart’ un  concept e  un prototipo sviluppato in germania dal designer Hannes Harms.
Si tratta di una piastra progettata per fornire  facile accesso a informazioni nutrizionali tramite un’etichettatura  RFID posta direttamente nei prodotti alimentari.

Il prototipo utilizza tag RFID commestibili , sviluppati da Kodak per la sorveglianza medica, collegate ad uno speciale ‘Piatto intelligente’, che integra un lettore RFID nella sua parte inferiore.

Quando il cibo è collocato sulla piastra,  informazioni nutrizionali
e altri dati vengono inviati tramite Bluetooth a computer portatili, smartphone o altri dispositivi mobili.

Un piccolo LED colorato si illumina per avvertire di informazioni importanti, ad esempio, che il piatto contiene un allergene specifico…

Un’interessante innovazione nel campo della ricerca medico-nutrizionale.