agorà design 2009

anche quest’anno siamo stati invitati a partecipare alla mostra Agorà design 2009 dal 24/09 al 4/10

abbiamo presentato due progetti, purtroppo non prototipati per mancanza di tempo. Uno riprende le fila del progetto dello scorso anno, presentando un’evoluzione del servizio da aperitivo; l’altro è un tavolo con sedia (su cui gli oggetti sono appoggiati).

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Entrambi i progetti sono accomunati dal tema del nastro: morbido e ceramico nel primo caso, duro e metallico nel secondo.

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Ribbon Arco di gusto

Un oggetto dal concetto estremamente semplificato, originato dal gesto di sorreggere con le due mani il centro del vassoio, che si incurva per permettere l’appoggio a tavola. Nelle due versioni di diversa larghezza, il vassoio traforato reca le coppette anch’esse di due misure intercambiabili. Una fruttiera completa la composizione, interamente in ceramica.

 

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Steel Ribbon

 Moderno – mediterraneo

La composizione, giocata sul rapporto tra i pannelli di legno d’ulivo e la struttura portante costituita da un nastro di acciaio, è l’idea applicata ad ogni elemento. La sedia è composta da due parti di legno fissate alla struttura metallica e ottenute con l’assemblaggio di due pannelli. Il tavolo è apribile. Nella sua configurazione “chiusa” è una fascia-tovaglia continua di legno d’ulivo che dialoga con il nastro d’acciaio e si usa nei due lati lunghi.

 

vedi anche:  www.agoradesign.it

l’Abruzzo dei petroli, l’Abruzzo dei veleni

Ospito un articolo di Maria Rita D’Orsogna (Assistant ProfessorDepartment of Mathematics California State University at Northridge Los Angeles CA)perchè penso sia giusto che, più persone possibile sappiano cosa sta succedendo in Abruzzo, nel mio Abruzzo. In un territorio già martoriato dal terremoto, si combatte da anni una battaglia contro le amministrazioni comunali, contro il governo della regioni e contro una delle più grandi multinazionali presenti sul nostro territorio: la ENI.

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Spero che vogliate parlare di tutto l’Abruzzo come zona da salvare. L’Eni infatti si appresta a trasformare la nostra regione in un mega campo petrolifero, trasformando il 50% del territorio in zona per l’estrazione del petrolio, comprese le colline del Montepulciano Doc, Il parco nazionale della Majella, e quello di Lazio ed Abruzzo. Sono due anni che cerco di sensibilizzare abruzzesi – politici, popolo, giovani e chiesa cattolica su questo grave problema, con la stampa nazionale che sembra essere mummificata. La Basilicata, dove si trivella da 15 anni, muore, e io vorrei che per una volta in Italia fossimo preventivi e fermassimo il degrado ambientale prima di iniziare a contare i morti. In Basilicata si può.

Il petrolio abruzzese è di qualità scadente. E’ un fango fortemente corrosivo e denso. L’indice API è 12. Il petrolio migliore del mondo è quello texano ad indice 40. Quello peggiore sono le sabbie del Canada con indice 8. Dunque, il petrolio abruzzese giusto un po meglio delle sabbie bituminiche dell’Alberta. L’idea dell’Eni è quella trasformare 15 ettari di terra a Montepulciano doc ad Ortona in una raffineria di petrolio creata apposta per desolforizzare le schifezze del sottosuolo abruzzese. Questo centro deve sorgere a 500 metri dal mare. Si parla di costruirne altri due nella piana di Navelli e nel Teramano. Le trivelle nel mare a Pineto ospiteranno la desolforazione sulle piattaforme stesse. L’Abruzzo quest’ anno è arrivato quarto al Vinitaly di Verona per numero di medaglie sulla qualità dei vini.
Questa regione fino a 50 anni fa era povera. Ora, la possiamo rigirare come vogliamo, ma vino, agricoltura, turismo e petrolio non possono coesistere. Alcuni studi dell’università californiana Davis, con uno dei dipartimenti di agricoltura più famosi d’America, ha concluso (30 anni fa!) che le emissioni di idrogeno solforato alle stesse dosi di quelle consentite dalla legge italiana, causa la morte dei vigneti. Bucare in lungo e largo l’Abruzzo significherà quasi sicuramente compromettere tutta la nostra agricoltura. 

 

 
Il rapporto guadagno petrolifero/perdita agricoltura è infinitamente basso. Ad Ortona, il petrolio porterà a 30 posti di lavoro (l’ha detto l’Eni stessa) a fronte di 5000 famiglie nei vari comuni attorno alla proposta raffineria impiegate nell’agricoltura che perderanno il loro sostentamento, per non parlare del turismo e della pesca del luogo. Il petrolio abruzzese non è una risorsa per l’Abruzzo, ma per l’Eni. Non esiste un comune “petrolizzato” in Italia dove si vive bene con il petrolio: esplosioni a Trecate, petrolfiere inabissate a Genova, bimbi deformi a Gela, tumori fuori ogni limite a Falconara, inquinamento alle stelle a Melilli, Priolo, Augusta, Cremona, Falconara, Mantova, Sannazzaro, Sarroch, Marghera, Manfredonia.
Anche per quanto riguarda le famose royalties, facciamo pena. In Norvegia fra tasse locali e governative, devi lasciare l’80% del ricavato ai Norvegesi. In Italia, le tasse governative sono del 30% e poi agli Abruzzesi resterà l’1% della ricchezza estratta. Però se estrai al di sotto di un certo limite, paghi zero spaccato. Chi controlla il greggio estratto è l’estrattore stesso! Ai petrolieri si vuole regalare il 50% del territorio, compreso parte dei parchi nazionali e la costa. Su quei territori vive l’80% della gente d’Abruzzo. Un sondaggio fatto dal governo centrale mostra che il 75% degli abruzzesi è contrario alle trivelle. La terra non è dell’Eni ma degli Abruzzesi. Grazie ad altre opere già portate avanti (fra cui la centrale turbogas di Gissi), l’Abruzzo già produce più energia di quanto gli serva. Il petrolio non può coesistere con l’Abruzzo che conosciamo oggi.

Maria Rita D’Orsogna
Assistant Professor Department of Mathematics
California State University at Northridge Los Angeles CA

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VALUTAZIONE AMBIENTALE ED ECONOMICA ( a cura del Wwf) – Un’oasi di bellezza tra il cemento che copre gran parte della costa abruzzese, con unicità botaniche, geologiche, faunistiche e storiche, è quella che si dispiega nel tratto litoraneo che va da Ortona a San Salvo. Un susseguirsi di falesie, calette, spiagge sabbiose e ghiaiose, interrotte dai famosi “trabocchi”, scheletri di legno magicamente sospesi tra la terra e il mare per pescatori poco avvezzi alle onde. A ridosso della costa le colline del Montepulciano da cui si ricava il pregiato vino, degno prodotto di un luogo anticamente chiamato “La terra d’oro“, per la ricchezza delle acque, la fertilità delle campagne e le bellezze paesaggistiche . Questo lembo di costa, miracolosamente salvatosi grazie al vecchio tracciato ferroviario- ora dismesso- sta scomparendo a ritmi vertiginosi sotto l’insipienza di gran parte dei nostri amministratori comunali, regionali e del Governo Nazionale, nonostante alcuni iniziali e importanti tentativi di salvaguardia. E’ nel 2001 che inizia l’iter istitutivo del Parco della Costa Teatina mai portato a termine da nessun governo regionale che si è succeduto. Solo nel 2007 vengono istituite quattro piccole Riserve regionali nell’ambito di un Sistema di aree protette, che non riescono però a frenare la speculazione edilizia. Oggi la costa rischia anche la deriva idrocarburi: aumento costante delle perforazioni petrolifere in mare e in terra, previste dal Piano triennale energetico dell’attuale Ministero degli Affari Produttivi, l’incombente realizzazione di un Centro Oli (raffineria), momentaneamente sospesa grazie alla tenace opposizione di associazioni e comitati di cittadini, la prospettiva di un porto (Ortona) destinato all’industria petrolifera. Come non bastasse fiumi in condizioni disastrose, cementificazione che avanza inarrestabile, spiagge soffocate da stabilimenti e attrezzature balneari che fagocitano i residuali habitat dunali, tingono il futuro di questo specialissimo lembo di costa a tinte fosche.

fonte: http://www.corriere.it/cronache/speciali/2009/italia-da-salvare/articoli/abruzzo_petrolio_ed40c81e-a9e3-11de-93d1-00144f02aabc.shtml

cantina di Rocca di Frassinello by Renzo Piano

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Rocca di Frassinello, cantina d’autore, opera di 7.500  mq, ha pareti di cemento armato a vista, casseri di legno di betulla, un grande spazio per convegni, concerti ed eventi. Sotto il grande anfiteatro a gradoni, al centro della cantina, la barricaia, con oltre 2.500 barrique di rovere, che viene illuminata da un raggio di sole «catturato» da una torre soprastante il sagrato e riflesso da una serie di specchi.

La cantina disegnata da Piano,  inserita nel paesaggio, “con soluzioni d’avanguardia pensando alla tradizione”, consta di sue livelli interrati. La struttura ideata da Piano ospiterà l’intero processo produttivo vitivinicolo dell’azienda, con la cantina, il reparto invecchiamento, le aree adibite alla lavorazione, le sale di degustazione oltre agli alloggi per i trenta dipendenti previsti.Non pensata come un monumento bensì come una «nobilissima fabbrica del vino» nella cantina  si è scelto di usare solo la forza di gravità (e non le pompe meccaniche) per muovere il vino. Racconta l’architetto: «È stato immediato capire che era la sommità della collina il posto giusto dove realizzare la struttura: prendere la collina, scavarci dentro la cantina, farci sopra una piattaforma che fosse più o meno come un altopiano dal quale si potesse vedere il paesaggio straordinario. È un edificio che più semplice non si può immaginare».

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Chi fosse ancora in vacanza e per desiderasse fare una scorpacciata di buon cibo e di architettura, potrà, in questo fine settimana, dirigersi in Umbria, più precisamente a Foligno per l’undicesima edizione de I Primi d’Italia, l’unico Festival nazionale dedicato al mondo dei primi piatti  dal 24 al 27 settembre 2009.

 

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Per quattro giorni l’intero centro storico della cittadina umbra sarà animato da questo evento di cultura alimentare rivolto ad appassionati di cucina, operatori del settore e a tutti gli amanti della pasta.

Tra le 25 location allestite nel centro storico folignate da Epta-Confcommercio ci saranno 16 Villaggi del Gusto dove troveranno spazio le specialità di tante regioni italiane come Veneto, Piemonte, Umbria, Toscana, Marche e per la prima volta i prodotti di Puglia e Sardegna. Le suggestive taverne medioevali proporranno menu a tema per riscoprire la cucina delle migliori tradizioni regionali: orecchiette pugliesi, maccheroncini marchigiani con il pesce, malloreddus e culurgiones sardi, risotti veneti e piemontesi, stringozzi umbri. Ma Villaggi tematici sono stati individuati anche per chi soffre di intolleranze alimentari, per i prodotti biologici umbri e per il tartufo. Inoltre Villaggi degli gnocchi, tortellini, ravioli, polenta, della pasta ricette creative e della pasta tradizionale e tipicità. Per iniziare il percorso degustativo anche un Villaggio degli aperitivi.

 

riappropriazione verde

La riappropriazione degli spazi da parte della natura è un tema molto attuale. L’agricoltura urbana, le Vertical farms, le abitazioni auto-sostenibili, sono tutti esempi che ci portano verso un desiderio, un bisogno di recuperare spazi di natura all’interno della città.  Un argomento molto caro al designer giapponese Nobuhiro Sato, il quale ha cercato di rendere l’idea a suo modo con un progetto sicuramente molto interessante e originale.  Planter Mansion è una collezione di contenitori per vasi, ogni modello è, infatti, una piccola miniatura di un edificio, il quale è “scavato” al suo interno proprio per ospitare le piante, che potranno facilmente “impadronirsi” della struttura come meglio credono.

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per informazioni: http://www.pull-push.com/product/index.html

giornata mondiale dell’alimentazione

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Conseguire la sicurezza alimentare in tempi di crisi

In tempi in cui la crisi economica globale domina la scena, il mondo deve ricordare che non tutti lavorano in uffici o fabbriche. La crisi sta insidiando le piccole aziende agricole e le are aree rurali del mondo, dove vive e lavora il 70 percento delle persone che soffrono la fame.

Con un aumento stimato di altri 105 milioni nel 2009, vi sono oggi ben 1,02 miliardi di persone malnutrite al mondo. Questo significa che quasi un sesto dell’intera popolazione mondiale soffre la fame.

Servono sia investimenti pubblici che privati: più specificamente, servono investimenti pubblici mirati, destinati a incoraggiare e facilitare gli investimenti privati, specialmente degli stessi agricoltori.

In occasione della Settimana mondiale dell’alimentazione e della Giornata mondiale dell’alimentazione 2009, riflettiamo su questi numeri e sugli esseri umani che soffrono dietro tali numeri. Crisi o non crisi, disponiamo delle competenze per fare qualcosa contro la fame. Siamo anche perfettamente capaci di trovare il denaro per risolvere i problemi che consideriamo importanti. Lavoriamo insieme per far sì che la fame sia riconosciuta come un problema capitale, e per risolverlo. Il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare proposto dalla FAO per novembre 2009 potrebbe essere fondamentale per sradicare la fame nel mondo.

fonte: http://www.fao.org/getinvolved/worldfoodday/it/

torta con prugne e pere (torta campagnola)

Questo dolce è molto facile ma richiede un tempo di realizzazione un po’ lungo (ma non tanto).

categoria: torta settembrina

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E’ una torta in due fasi:

fase 1 basamento

fase 2 copertura.

fase 1 ingredienti 

200 gr di farina setacciata

100 gr di burro a tocchetti

150 gr di zucchero

1 cucchiaio di lievito in polvere

800 gr di pere de-torsolate

600 gr di prugne fresche de-nocciolate

tagliare a cubetti la frutta

impastare velocemente farina, burro, zucchero e lievito fino ad ottenere un impasto granuloso. Dividere l’impasto a metà e distribuire una parte sul fondo di una tortiera (26cm di diametro). versare la frutta a tocchetti e coprire con il restante impasto.

Infornare a 190° per 15′

fase 2 ingredienti :

1 vasetto di yogurt intero

200 ml di panna non zuccherata

75 gr di zucchero di canna

4 uova intere.

Mescolare insieme gli ingredienti senza montare la panna.

Al termine della cottura del basamento versare la crema nella tortiera e continuare la cottura della torta a 170° per circa 1 ora (con il forno ventilato bastano 50′)

Far raffreddare e sformare.

Si può servire anche con un ciuffo di panna montata al lato

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