
street food veneziano
il blog di un architetto che ama cucinare

street food veneziano

CarboPouch™ è un packaging all’avanguardia per un progetto funzionale che si ripropone di rivoluzionare il modo di distribuire (e consumare) la birra. Una valida alternativa, quindi, per la distribuzione di birre, in particolare i malti artigianali, grazie all’economicità del processo.CarboPouch™ è un tubetto spremibile con tappo avvitabile, brevettato dall’azienda americana Beverage Pouch Group.La struttura organolettica del materiale utilizzato garantisce la totale assenza di odori e retrogusti, e la sua elasticità permette una naturale espansione dei gas fermentati. Il CarboPouch™ si qualifica quindi come Infatti la birra può essere spillata sul momento e sigillata, senza bisogno di macchinari complicati. Disponibile in 3 versioni, da una pinta, mezza e 4 pinte. La conservazione avviene necessariamente a basse temperature, e questo potrebbe renderne incompatibile l’utilizzo con certe birre, ad esempio le trappiste che richiedono una conservazione a temperatura ambiente.
un simile lavoro è applicato dal beverage pouch group, anche al vino. Sarà ma le bottiglie hanno tutto un altro fascino!!

per informazioni: http://www.beveragepouchgroup.com/

Eating Architecture
Edited by Jamie Horwitz & Paulette Singley
Publisher: The MIT Press
“Dall’arte fantastica di spostare la logica delle scale alla logica di misurazione di un cucchiaino da tè o di un pollice, deriva l’architettura segreta del cibo, o forse, il cibo segreto dell’architettura. La quieta opposizione tra forma e sostanza, tra colore dei pomodori e rosso pompeiano, che nessun affresco denuncia, sono alla base delle domande poste in questo testo. Cosa può essere imparato esaminando le intricate preparazioni di pasti e confrontandolo con la produzione di spazio? Cosa può essere creato dal confliggere di gusti estetici e disegno architettonico? Tali domande guidano questo lavoro verso un’architettura trovata nei gesti, celata nei manufatti e nelle ricette, senza alcuna distinzione tra arte e vita. ” Jamie Horwitz & Paulette Singley

Muvbox è l’incontro tra fast food e container. Nata da un idea di Daniel Noiseux, Muvbox è l’espansione del concetto di ristorante mobile: si può spostarlo dovunque si voglia- una festa all’aperto, un’inaugurazione, un convegno. Bastano pochi minuti per poterlo montare (circa 15 minuti per aprirlo), e trasformare il container in un ristorante che può servire circa 28 clienti con solo 3-4 dipendenti. I pannelli solari montati sul tetto del container, generano circa il 40% dell’energia utile al ristorante, mentre il restante 60% (per alimentare i fuochi della cucina)viene dalle bombole di gas propano.

Un nuovo concetto di ristorante di qualità che si apre alla città.
Attualmente localizzato nei pressi del vecchio porto di Montreal, nel Muvbox si può gustare pesce fresco e specialità locali a prezzi ragionevoli.

Il progetto sostenibile ” the green house of the future” dello studio Rios Clementi Hale Studios presenta un design che punta a massimizzare la produzione alimentare unita all’architettura.

La facciata di tre piani, è completamente ricoperta con un giardino verticale che comprende un orto dove si possono coltivare una grande varietà di frutta e vegetali : dai ceci, ai pomodori, fino alle piante di tè verde. L’utilizzo di una copertura verde come questa è in grado di nutrire gli abitanti della casa e fornire ombra e raffreddamento all’edificio.
Ma il giardino verticale e l’orto non sono gli unici aspetti da tenere in considerazione in questo progetto. La green house of the future, è adatta ad essere realizzata in aree urbane ad alta densità abitativa grazie ai sistemi studiati per ridurre al massimo il consumo energetico. Un serbatoio d’acqua sul tetto la raccoglie e la conserva fresca per essere utilizzata nell’intero edificio mentre miniturbine eoliche ad asse verticale generano energia.

Utilizzando una “tenda fotovoltaica” è possibile produrre energia elettrica ma anche fornire un’area ombreggiata e regolabile anche per consentire una ventilazione naturale trasversale.
La casa è strutturalmente è composta da un insieme di tre container prefabbricati, accatastati l’uno sopra l’altro che possono essere spostati ed organizzati in diverse modalità. L’utilizzo di container come questi per organizzare gli spazi è un metodo già sperimentato anche se la tendenza è quella di associare questo metodo costruttivo a realizzazioni di carattere emergenziale.
Devo ammettere di essere un po’ stanca di vedere progetti che usano i container. Non mi vergogno di essere stata promotrice tra gli studenti dell’uso dei container, in quanto oggetto interessante e non solo per la sua trasportabilità. Da un po’ di tempo, però, sembra che quella dei container sia diventata una moda dilagante, l’unico modo per risolvere problemi di carattere compositivo-progettuale.
Francamente non ritengo che l’uso e, a volte l’abuso, di questo elemento strappato all’industria trasportistica, sia sempre la soluzione ottimale. Le caratteristiche peculiari del container, trasportabilità, modificabilità, smontabilità, non possono essere la panacea per riempire un vuoto di idee o peggio per nascondere l’esistenza di problemi progettuali.


Una tazza da tè rovesciata diventa il paralume per un’originale lampada, mentre la bustina da tè diventa lo spunto creativo a cui attingere per creare un insolito interruttore. Gli amanti del fai-da-te possono copiare l’idea direttamente da Jan Bernstein, designer tedesco autore di Teelicht.
In questi giorni in cui la mia presenza allo studio è più rarefatta, la mia scrittura sul blog è più complessa, i problemi con internet si fanno sentire e inviare un post diventa un impresa epica.
ci sentiamo prestissimo
Sabato 30 e domenica 31 maggio, come ogni anno, è andato in scena l’evento Cantine Aperte 2009.
Quest’anno una nota particolare, a metà tra la solidarietà per le popolazioni terremotate dell’aquilano e l’impegno sociale, ha pervaso la manifestazione, almeno nelle cantine abruzzesi.
Il tema principale: la rivendicazione della biodiversità del prodotto e la difesa del territorio dall’istallazione del CENTRO OLI (ENI) che, come una minaccia, pende su tutta la costa del basso chietino. L’istallazione di tale struttura provocherà ,oltre a gravissimi danni alla salute, la distruzione, in un sol colpo, di tutte le produzioni vinicole di qualità (tra cui molti D.O.P.), oltre ovviamente, la drastica riduzione del turismo, una delle nostre principali fonti di reddito.
In poche parole, alla distruzione dell’economia di un intero territorio, già fortemente provato dagli eventi sismici dei mesi scorsi.
Tornando all’evento… Il tempo atmosferico non è stato clemente in queste giornate in cui, il meglio delle cantine e della produzione vinicola della nostra regione, si metteva in mostra; comunque, per quanto ho potuto vedere personalmente, questo inconveniente non ha scoraggiato l’affluenza di enoturisti.
Tra le cantine che ho potuto visitare:

Az. Agriverde
Via Stortini, 32/A – Villa Caldari 66020 ORTONA (CH)
Tel. 085 9032101 Fax 085 9031089
info@agriverde.it
www.agriverde.it
Responsabile Cantine Aperte: Giannicola Di Carlo
Una struttura architettonicamente interessante, realizzata seguendo i principi della bio architettura, in collaborazione con architetti del paesaggio e con psicologi che, insieme, hanno contribuito a costruire un ambiente di lavoro confortevole e incentrato sui principi della cromoterapia. I vini sono di altissima qualità.

Dora Sarchese
C.da Caldari Stazione, 65 – 66026 ORTONA (CH)
Tel. 085 9031249 Fax 085 9039972
sarchese.dora@tin.it
www.dorasarchese.it
Responsabile Cantine Aperte: Esmeralda d’Auria
Ampliamento di una cantina preesistente, la cantina offre agli avventori anche un’ampia scelta di alimenti di produzione propria, realizzati da agricoltura biologica. interessanti le cantine dove si contrappongono la metericità del mattone faccia vista e la fragilità delle pareti di bottiglie. Secondo posto per quanto riguarda la qualità dei vini
Cantina Collefrisio
Loc. Piane di Maggio – 66030 FRISA (CH)
Tel. e Fax 085 09039074
info@collefrisio.it
www.collefrisio.it
Responsabile Cantine Aperte: Katiuscia Di Ciano
Un cubo in mattoni e vetro incastonato nella collina si apre, entrando nella sala degustazione, sullo splendido paesaggio delle colline del basso chietino. L’accoglienza è stata ottima, il vino un po’ al di sotto delle mie aspettative.
la qualità delle foto del mio cellulare è pessima!