Archivio per Aprile 2009

Taste by Richard-Ginori

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 Un’oasi di ristoro per la mente e per il corpo dei “viandanti del design”, nella settimana del Mobile, è stata allestita all’interno del Padiglione Visconti di Via Tortona 58, durante il Salone del Mobile. In uno speciale ristorante – come protagonista il progetto “Il mio piatto preferito“, del collettivo food design Arabeschi di Latte  che propone un viaggio, che gli ospiti potranno personalizzare a seconda dei propri gusti, attraverso i giacimenti ancora sconosciuti dell’eno-gastronomia italiana scoperti da Taste, il salone ideato da Davide Paolini e dedicato alla diversità del gusto che Pitti Immagine organizza ogni marzo alla Stazione Leopolda di Firenze.

 


Come scenografia speciale della Taste Lounge, Paola Navone ha concepito un allestimento in cui sono protagoniste non solo le collezioni firmate Richard Ginori 1735, ma anche immagini e suggestioni visive legate alla storia dell’azienda, creazioni di porcellana provenienti dalla fabbrica, intere e spezzate a formare tessere di mosaico, o rielaborate in modi diversi, per una rilettura d’autore dell’identità e dello stile Ginori.

 

 

 

 

 

 

 
 

notizie dal salone…

made at home   design a portata di tutti!

30 creativi, chiamati da ATcasa realizzano prototipi di progetti con materiali di uso comune,corredandoli di illustrazioni e pronti ad essere realizzati da chiunque.

in mostra al salone del mobile di milano 2009

 

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Le Ri-cottelle sono contenitori multiuso ottenuti recuperando i cestini delle ricotte che vengono buttati via una volta scolato il liquido. I cestini sono decorati con un intreccio di nastri e lane, e grazie alla loro struttura a trafori le combinazioni possibili sono molte. Può variare il motivo decorativo alternando i colori, le dimensioni dei nastri oppure aumentando il numero di fili per fessura.

Per info:
www.arabeschidilatte.org

 

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Fuori salone

Ingo Maurer, evento “Shine on you crazy diamonds“, installazioni luminose allo spazio Krizia

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I MediterraneiSedie Love Difference di Michelangelo Pistoletto e Juan E. Sandoval: 248 sedie laleggera compongono sei diversi mari, simbolo di integrazione tra culture diverse. (in Triennale)

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Pescecappa, firmata Gaetano Pesce e prodotta da Elica, è una visione decisamente nuova ed estrosa della cappa aspirante da cucina presentata insieme al recente progetto abitativo Pescetrullo.

pane e acqua

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Pane e acqua, un nome che richiama la semplicità della cucina di una volta,  nasce nei locali di una vecchia tabaccheria e di questa ha mantenuto parte dei decori originali, la patina degli spazi grezzi e délabré,  i muri lisciati, gli impianti elettrici esterni. Gli arredi, di design e vintage (parte dei quali sono in vendita), disegnano l’atmosfera degli ambienti. Uno spazio di ristorazione e di incontro dedicato, non solo ai clienti ma a tutti gli amanti del design e della cucina di qualità, un luogo che ancora conserva l’atmostera della  “casa-bottega spontanea” di un tempo, che miscela insieme, in un apparente disordine, oggetti  esclusivi e pezzi unici a prodotti di design industriale e artigianato, mondi differenti legati assieme in un arredo periodicamente variabile ma sempre coerente al concept iniziale. 

Tutto è preparato in casa, dal pane, ai dolci, al gelato, mentre le materie prime sono sempre accuratamente selezionate. Particolare attenzione è dedicata ai prodotti regionali e locali Dop, una scelta che coinvolge anche la lista dei vini, nella quale spiccano cantine private nazionali, poco conosciute e assolutamente da intenditore.

http://www.paneacqua.com
Via Matteo Bandello 14 – 20123 Milano
Tel.                 +39 02 43 98 63 16         

8.00- 22.00 – Chiuso la domenica

auguri

spero che questa sia una Pasqua di rinascita

auguri

…da Stefano Boeri

Terremoto Abruzzo

Quelle case moderne ma di sabbia

Già sulla La Stampa di mercoledì 08/04/2009

 

Ci sono intere parti delle nostre città da rottamare. Case, scuole, ospedali, carceri così intimamente fragili nelle strutture da essere esposti anche ai movimenti tellurici meno intensi. Ma c’è di più: la tragedia di questi giorni ci dice con una crudele evidenza che queste porzioni “deboli” delle nostre città non corrispondono necessariamente alle loro zone più antiche: ai centri storici medioevali o alle estensioni rinascimentali; e neppure alle zone residenziali ottocentesche o alle urbanizzazioni del ventennio fascista. A crollare su sé stessi, a implodere come gusci vuoti, sono spesso edifici costruiti negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. E sono troppo spesso edifici pubblici, servizi collettivi, luoghi di lavoro e di sosta abitati simultaneamente -anche nelle ore notturne- da decine e centinaia di individui. Il terremoto di questi giorni ci racconta crudelmente di un territorio che anche nei crolli -non solo nelle edificazioni- mette in scena le ombre e le meschinità della nostra storia. Ci dice di edifici costruiti in fretta e al risparmio, cercando di usare meno ferro possibile, e un calcestruzzo ricco di sabbia e povero di cemento. Di imprese edili irresponsabili e di una committenza pubblica già allora priva di scrupoli e di rigore, oltre che di norme capaci di fissare dei requisiti minimi di resistenza strutturale. Di almeno due decenni di un’edilizia ebbra di velocità e potenza muscolare, di architetture arroganti nelle facciate e fragilissime nelle strutture portanti. Ma è bene dirci che la tragica rottamazione spontanea di questi giorni è anche una paradossale caricatura delle ipotesi di demolizione e sostituzione degli edifici “non sostenibili” introdotte dal Piano Casa proposto dal Governo. Anche per questo, la tragedia dell’Abruzzo non deve restare senza risposte adeguate, come troppo spesso è accaduto in un passato anche recente. Il fatto è che siamo schiavi di una politica del territorio che alterna zone di vincolo apodittico ad altre di totale libertà di movimento e che non riesce ad accettare l’idea di una modernizzazione spinta e insieme rigorosa. Eppure è proprio di questo che avremmo bisogno, oggi. Di una mobilitazione delle risorse diffuse della nostra società che non diventi necessariamente assenza di regole condivise. Di politiche che normino con forza i requisiti delle costruzioni edili e che lascino invece più libertà nelle destinazioni d’uso e nelle possibilità di crescita su sé stessi degli edifici. Avremmo estremo bisogno di una legge che consideri il rischio sismico un fattore territoriale per incentivare le opere di demolizione e sostituzione edilizia, attraverso meccanismi fiscali o premi volumetrici. E di una grande campagna di monitorizzazione dell’edilizia pubblica e privata realizzata nel secondo dopoguerra italiano che mobiliti proprio quelle energie molecolari – le famiglie, le piccole imprese, i professionisti- a cui giustamente si rivolge il Piano casa del governo. Perché non basta conoscere le aree a rischio sismico; dobbiamo sapere quali sono le zone urbane fragili, e quali sono gli edifici più esposti. Abbiamo, in Italia, la Protezione Civile più efficiente, generosa, rapida del mondo, ma ci manca l’idea di una emergenza costante. Quel tipo di emergenza che deriva da decenni di incuria e superficialità; quel tipo di emergenza che non riguarda il come rispondere a eventi sporadici ed imprevedibili, ma il come cambiare con assoluta urgenza uno stato di cose ormai insostenibile. Perché proprio questo, se permettete, è l’ultimo crudele paradosso che ci viene dall’Abruzzo: ci riempiamo tutti la bocca della parola “sostenibilità” senza accorgerci delle migliaia di costruzioni che, attorno a noi, non si sostengono più da sole. www.lastampa.it

in lutto

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Ieri sera la terra ha tremato ancora, la scossa delle 19.45 è arrivata fino a Pescara facendo ondeggiare paurosamente i palazzi. Non oso immaginare al puro terrore provato dalle popolazioni di L’Aquila e dintorni…

TERREMOTI: L'AQUILA;  I SEGNI DEL SISMA A  PAGANICA            ITALY EARTHQUAKE

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Fra qualche giorno riprenderò le normali attività del blog ma, per ora, il mio cuore è vicino a coloro che hanno perso tutto.

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Come  architetti, ora più che mai è nostro dovere  cercare di attivarci per dare una mano nel monitoraggio e rilievo delle strutture lesionate, per proporre soluzioni abitative per l’emergenza che siano le più confortevoli possibili , per riprogettare abitazioni a prova di sisma.

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Ora più che mai le popolazioni colpite hanno bisogno di cibo…e di architettura

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per informazioni…

EMERGENZA TERREMOTO

Per offrire disponibilità di alloggio: l’UDU sta cercando posti letto telefonare allo 06.43411763 o scrivere a organizzaizone@udu.it

Per volontari da tutta Italia: telefonare alla protezione civile nazionale 06.68201

Per volontari da Pescara: telefonare al Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara 085.2057627

Per donare il sangue in Abruzzo: rivolgersi presso gli ospedali,

per Pescara: Dipartimento di Medicina Trasfusionale PO “Spirito Santo” via Fonte Romana 8 – tel. 085.4252687

Per donare il sangue dal tutta Italia: rivolgersi presso le strutture dell’Avis più vicine: http://www.avis.it/usr_view.php/ID=1545

Per fare donazioni: Raccolta fondi Croce Rossa Italiana:
Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso BNL – roma, intestato a CRI, codice Iban IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020, causale: pro terremoto Abruzzo;
Conto corrente postale n. 300004 intestato a CRI causale: pro terremoto Abruzzo;
Versamenti on line sul sito: www.cri.it/donazioni.html

Per enti locali e associazioni di volontariato, comitati, gruppi organizzati: è possibile attivarsi da subito con i corpi locali di protezione civile, con la associazioni prendendo contatti con i coordinamenti regionali, c’è bisogno di medici, tende, coperte, cibo e supporto logistico. Per informarsi: Dipartimento della Protezione Civile 06.68201

L’Aquila ore 3.32

La mia solidarietà a tutti gli abitanti dell’aquilano e, specialmente a coloro che hanno perso qualcuno e a tutti coloro che sono rimasti senza casa a causa del terremoto di stanotte.
A Pescara, a circa 80 km di distanza, solo tanta paura! Ma niente è paragonabile al terrore che devono aver provato coloro che si sono trovati in prossimità dell’epicentro.

tutto è relativo

…biodegrade me?

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biodegrade me?

Finalmente anche la mc Donald’s sembra aver capito che una politica , basata su cibi poco sani e totale disinteresse per i problemi ambientali(legati allo smaltimento del packaging degli alimenti), non paga. Ecco infatti una nuova linea di sacchetti per il trasporto del cibo ideati dal designer inglese Andrew Millar. Un progetto di packaging “ecologico” per il fast food.

Si tratta di contenitori per il cibo di carta riciclata e biodegradabili, proposti in diversi colori. A queste confezioni, pensate per essere comode, pratiche, più piccole e più compatte, si abbina un vassoio totalmente riciclabile.

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un bel passo avanti direi! Spero che non sia il solo!


 

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