Archivio per Gennaio 2009

kebab or not kebab?

riporto un articolo tratto da

 Repubblica — 31 gennaio 2008   pagina 1   sezione: FIRENZE

Lucca dice basta ai kebab all’ interno delle mura del centro storico: quelli già esistenti potranno restare, ma aprirne di nuovi sarà impossibile. Lo dice la delibera approvata dalla giunta guidata dal forzista Mauro Favilla: i kebab e, in generale, «tutte le attività di preparazione gastronomica e vendita similari», sono «incompatibili con le esigenze di valorizzazione del patrimonio storico e ambientale e con le esigenze di qualificazione del centro storico». In realtà i kebab sono solo l’ ultimo tassello di una politica di salvaguardia del centro storico iniziata nel 2000, quando l’ allora sindaco Pietro Fazzi scrisse la prima lista nera di attività bandite dalle Mura: pizzerie al taglio, fast food, negozi di articoli da mare, da nautica, roulottes, sexy shop, centri commerciali di medie o grandi dimensioni. Ma anche discount ed esercizi che «praticano prezzi fortemente scontati e hanno una dotazione sommaria di arredi semplici». Tutto questo era già vietato. Quest’ anno poi, su esplicita richiesta delle categorie economiche, il Comune ha avviato una ricognizione sul territorio per accertare se i kebab fossero «compatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio edilizio, architettonico e storico del centro». E da cui si evince che «nell’ ultimo anno c’ è stata una proliferazione di nuovi esercizi commerciali che esercitano attività con prodotti e allestimenti non riferibili alla tradizione italiana e toscana». E che una loro ulteriore crescita – continua – comporterebbe una penalizzazione degli esercizi tipici del centro. Così l’ assessore al commercio Filippo Candelise, preoccupato per la crescente fuga (o chiusura) di negozi storici o di livello in centro, ha dato l’ accelerata al nuovo giro di vite. «Ma non abbiamo nulla contro i kebab – dice il sindaco Favilla, preoccupato di fugare ogni accusa di razzismo – è una questione di decoro e di immagine. Di kebab ce ne sono evidentemente a sufficienza: per riempire la città di un turismo qualificato c’ è bisogno di scelte che tutelino l’ immagine storica della città».
- ERNESTO FERRARA

ed in seguito:

LUCCA – Né kebab né pizza al taglio, il cibo esotico e quello povero finiscono nella stessa pattumiera. Nel centro storico di Lucca d’ ora in avanti saranno tollerati solo ristoranti tipici e bellocci, cucina toscana doc (almeno un piatto del territorio nel menù per cortesia), ricette nostrane e rassicuranti presentate su tovaglie di stoffa da inappuntabili camerieri. Il cappotto va appeso in guardaroba, le mani si lavano in bagni separati per sessi, non si suona all’ esterno e non si fanno entrare venditori di rose all’ interno. Soprattutto non si mangia in piedi. Basta con i cartocci unti che grondano nella mano e i bicchieri di plastica, l’ insieme dovrà apparire decoroso perché in un salotto lastricato di pietra serena e arredato da torri medievali e chiese del Rinascimento l’ estetica viene prima di tutto. E pazienza se per gustare un vero cous cous o addentare gli hamburger di McDonald’ s si dovrà uscire dal fulcro della città, dove i turisti non arrivano. L’ autarchia culinaria fa parte del nuovo regolamento comunale per bar e ristoranti approvato dal consiglio comunale di Lucca con i soli voti della maggioranza di centrodestra su proposta della giunta guidata dal settantacinquenne Mauro Favilla, che in campagna elettorale ebbe l’ onore di un comizio al fianco di Berlusconi. Le proteste della consigliera del Pd Cecilia Carmassi e del suo capogruppo Andrea Tagliasacchi sono rimaste inascoltate. «Che idea di città portate avanti», tuonavano dai banchi dell’ opposizione, «se invece di far spiccare a Lucca il salto nel futuro la tenete sigillata sotto vetro come una reliquia?». In realtà il processo di de-etnicizzazione nei quattro chilometri quadrati tra le antiche Mura era iniziato anni fa, già nel 2000 una variegata delibera metteva un freno «all’ apertura di fast food, rivendite di articoli da spiaggia, sexy shop così come kebab e ristoranti etnici». Da allora parecchie novità hanno cambiato il panorama, dalla liberalizzazione delle licenze di Bersani alla deregulation introdotta da una nuova legge regionale alla globalizzazione del mercato e l’ elezione di Obama. Lucca però resiste ad ogni evento e impone ai propri cittadini di dare l’ addio non solo a tacos e falafel ma anche a quelle tavole calde minimaliste e un po’ délabré che sfornano a getto continuo margherite, focacce ripiene e la tradizionalissima cecìna, posti del cuore che a Lucca come altrove da sempre forniscono carboidrati da asporto a generazioni di studenti affamati. Il regolamento vale per i locali di nuova apertura, non per quelli già in attività. Ma la tendenza è chiara. Reagisce indignato l’ assessore al commercio della Toscana Paolo Cocchi, che denuncia il rischio di «razzismo gastronomico o culinario». Ancora più feroce il commento dello chef fiorentino Fabio Picchi, in testa a tutte le classifiche col suo ristorante Il Cibreo: «Mi auguro che ai presidenti Sarkozy, di origine turco-greca, Obama, afro-americano, e Berlusconi, di etnia lombarda, non venga mai più in mente di andare a mangiare a Lucca. Dio ci scampi e liberi da codesti amministratori, non si possono fare regolamenti del genere, la cucina è comunicazione e ricchezza di scambio, costruita nei secoli dalle contaminazioni culturali. Invito ogni ristorante di Lucca ad inserire nel menù un piatto etnico». – SIMONA POLI

ibridazioni

sommeliermain1

 Il Sommelier Wine Glass, del designer Maxim Velčovský cerca di unire assieme la forma giovanile e usuale dei bicchieri  di plastica con il lungo e sottile gambo di un fragile calice di cristallo, creando di fatto un oggetto ibrido. Possiamo considerarlo quindi una rivisitazione del  bicchiere di plastica, o una rilettura in chiave kitsh del calice di cristallo?

chissà!?

toast restaurant

 toast1

toast2

toast3

toast5

toast6

Vivere all’interno di due fette di pane tostato. Questa l’idea alla base del progetto Toast Restaurant del gruppo di architetti Saitowits| Natoma.

I giochi di luce, calda e morbida, e le bucature, che ricorrono ossessivamente, ricordano molto l’effetto di una fetta di pane biscottato guardata puntandola verso il sole. In tutto l’ambiente però, nonostante l’apparente casualità dei tagli nelle pareti, nei tavoli, sul bancone e persino sulla contro-soffittatura, domina un ordine quasi stereometrico.

Del resto, le fette di pane tostato non sono altro che un prodotto industriale e, per questo, sottoposte a rigide regole di standardizzazione.

per informazioni:   http://www.saitowitz.com/

Senza camerieri #2

resto201

resto202

resto204

Inamo è l’abbreviazione della frase IN A MOment e rappresenta un’innovazione nel campo della ristorazione, in cui il controllodell’esperienza del pranzare è totalmente nelle mani degli avventori.

Ciò che rende nuova e particolare l’esperienza del pranzo presso l’Inamo è  il sistema  per effettuare le ordinazioni, totalmente interattivo.

Il menù è illustrato, e i commensali possono scegliere  le combinazioni delle portate utilizzando lo schermo touch screen posto sulla superficie del tavolo:si tratta infatti di un vero e proprio tavolo interattivo.

Il menù varia secondo il ciclo delle stagioni, i prodotti sono sempre freschi e di alta qualità.

Nel tempo che intercorre tra l’ordinazione e l’arrivo delle portate, si può utilizzare lo schermo-tavolo per consultare un navigatore satellitare o per chiamare un taxi; il personale è a disposizione per chiarire qualunque dubbio.

La cucina dell’Inamo nasce dall’interazione tra le principali cucine dell’est-asiatico: di possono trovare influenze della cucina giapponese, cinese, tailandese…, componendo una serie di associazioni in grado generare piatti insoliti e veramente fusion.

Il Ristorante Inamo si trova a  Londra, al 134-136 Wardour Street,
Soho, W1F 8ZP  tel 020 7851 7051
per ulteriori informazioni:   http://www.inamo-restaurant.com/

ringraziamenti

Oggi compio gli anni e con l’occasione voglio ringraziare tutti gli amici che mi sono stati sempre vicini e le 9100 persone che da 10 mesi a questa parte stanno leggendo il mio blog.

Grazie a tutti

un nuovo packaging

 batmilk

batmilk

cowpak

cowpack

 

Gli hattomonkey, un giovane gruppo di designers russi, hanno riletto il classico bric in cartone.  Il packaging diventa l’occasione per re-inventare un nuovo modo di presentare il latte, un gioco in cui  gli elementi sigillanti diventano orecchie e la scatola, pelle da decorare.

il blog degli hattomonkey è nato da poco ed è scritto in cirillico ma vale la pena di farci un salto

http://hattomonkey.ru/index.html

senza camerieri

 

I clienti scelgono i prodotti dagli espositori, li scaldano al microonde e li mangiano al tavolo: questo è Food & City, aperto a Verona.
Food & City e’ il primo ristorante in Italia senza camerieri: tutto e’ self service. Si entra e, anziché attendere l’interminabile arrivo del cameriere, ci si sceglie dai grandi frigoriferi espositivi i prodotti preconfezionati che si desidera mangiare. Si porta il tutto in una zona dedicata, attrezzata di microonde, si scaldano primi e secondi e, a piatto pronto, ci si accomoda e si mangia.
L’obiettivo della proprietà è quello di abbattere i costi del personale, potendo proporre cibo sì confezionato ma di qualità superiore, dimostrandola mediante la trasparenza della tracciabilità circa gli ingredienti usati.
Mangiare bene, anzi sano, spendendo poco.
Inoltre, i piatti subiranno continue modifiche, non ci sarà un menù fisso. Chi mangerà da noi avrà continue proposte di primi e secondi piatti sempre diversi e potrà anche portare a casa il cibo pronto, come in gastronomia, con il vantaggio di poter prendere solo una porzione e il giorno dopo poter cambiare.

fonte:  http://www.foodcity.it/

Spero che, nonostante l’assunto iniziale,  questo non sia l’ennesimo tentativo di ridurre al minimo i costi, a scapito della qualità e a vantaggio dei soli proprietari…

staremo a vedere

Still Life

irving-penn1

“fotografare una torta può essere arte”

Irving Penn _ fotografo

Eat Drink Design

 durante la settimana del design olandese (Dutch Design Week) lo studio Moon/en/co (Annemoon Geurts e Koen Rijnbeek) e Sot-l’y-laisse (Edwin Severijn) ha organizzato la terza edizione di Eat Drink Design, un’iniziativa che mette insieme design e cucina in un connubio inedito. 

Sono sette i designer e gli chef  di altrettanti locali, che hanno aderito all’iniziativa, producendo risultati insoliti e stuzzicanti.

edd08_deel1

Lonneke Gordijn, Ralph Nauta (direzione) + Yuri Wiesen
(ristorante 1910)

un quadrato che mette assieme, in un’unica portata, 9 differenti gusti:

ostrica, gelatina di passiflora, gelatina di wasabi, lombata, salsa al tartufo, razza, gelatina di soia, tonno takaki, wakame.

 edd08_deel21

Maarten Baptist (Joine) + Chris Fraass (culinair del CMF)

una sorta di dolce spugna di pasta, con burro di arachidi e zucchero filato.

edd08_deel3

 Kiki van Eijk + Johan van Groeninge (avanguardia)

Una quaglia farcita in un sacchetto di ceramica.

Questo piatto è nato dalla rivisitazione di uno dei classici del ristorante  Quando si romperà il sacchetto di ceramica, le piccole quaglie compariranno.

edd08_deel4
Dinie van den Heuvel (d'Andt) + Gerard Wollerich (ristorante Wollerich)

Spuntino a base di mousse di sgombro, con uova e barbabietole. Dotato di cartellini S M L , si potrà scegliere la porzione a seconda della dimensione.

edd08_deel5

Christien Meindertsma + Nello Natella (Ristorante da Nello)

Ravioli rosa ripieni di carne di maiale.

edd08_deel6

Mara Skujenieceis + Peter Koehn (De Karpendonkse Hoeve).

Un cuscino commestibile di pasta, come elemento portante per vari piatti classici francesi/olandesi.

edd08_deel7

Joost van Bleiswijk + Dick Middelweerd (De Treeswijkhoeve)

Insieme, hanno progettato uno spuntino che è stato composto daivari elementi differenti: un bouillabaisse tradizionale in gelatina, con una caramella gommosa e molle d’aragosta e di una perla di rouille in una costruzione di crostini.

 

per maggiori informazioni:   http://www.eatdrinkdesign.nl/en/

un po’ di cifre

packaging1

2191 miliardi di tonnellate di cibo prodotto  lasciano nella fame circa 1 milione di persone.

tra gennaio 2002 e fabbraio 2008 i costi medi del cibo sono aumentati del 140%.

nell’ultimo anno anno l’aumento è stato del 53%

si produce di più, si spreca di più, si paga di più.

(dall’editoriale di domus 921 gen 09)

Pagina Successiva »


 

Gennaio: 2009
L M M G V S D
« Dic   Feb »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

contatti

ciboarchitettura@yahoo.it

Pagine

Visitatori

  • 38,164 hits

mappa visitatori

mappa2