ceramica&cioccolato

Sabato 6 febbraio 2010, al Patriarca Store di Via Nicola Fabrizi a Pescara, si è tenuto un interessante evento a metà tra il food design e l’artigianato di qualità.

Non  solo per amore …60 % di ceramica, 40% di cioccolato

In un ambiente essenziale, con i mobili del marchio Macmamau a fare da sfondo, le ceramiche di Arago design, semplici e irregolari ciotole e piattini o più importanti realizzazione in ceramica raku, vengono esaltate e rafforzate dai cioccolatini progettati per l’occasione da pocodesign.

Oggetti-progetti in cui la realizzazione manuale riveste un ruolo fondamentale; dall’oggetto alla confezione, tutto è realizzato con cura e attenzione, un vero gesto d’amore (non lasciatevi ingannare dal titolo dell’evento), un dono prezioso e fragile da regalare o da regalarsi.

Contenuto della confezione regalo:

- una scatola di carta bianca con fiocco in lana rossa ed etichetta  (poco design)

- un piattino in ceramica bianca (arago design)

 - tre cioccolatini fatti a mano (poco design)

costo della confezione 10 euro. (non molto data la qualità del prodotto)

 

per informazoni: 

www.aragodesign.it | www.patriarcaarredamenti.it | www.pocodesign.it

…riuscirete ad essere spietati?

un interessante (e divertente) giochino…

Bisogna vestire i panni di un dirigente McDonald’s e ricorrere ad ogni trucco pur di raggiungere il massimo del profitto: sottopagare i dipendenti, abbattere foreste, usare prodotti OGM, distruggere villaggi…

Riuscirete ad essere spietati?

http://www.flashgames.it/mcdonalds.html

…oggi siamo a 39

…oggi festeggio il mio compleanno e per l’occasione vi offro una interessante ricetta (molto buona e molto calorica…ma chi se ne importa!)

torta al cioccolato con crema di mascarpone e caffè

Per la torta

  • 250 g. di farina + quella per le teglie
  • 60 g. di cacao amaro in polvere
  • 1 bustina di lievito in polvere per dolci
  • 1 pizzicone di sale
  • 170 g. di burro a temperatura ambiente + quello per le teglie
  • 420 g. di zucchero di canna
  • 3 uova grandi
  • 1 bustina di vanillina
  • 220 ml. di yogurt bianco
  • 4 cucchiaini colmi di caffè in polvere solubile dissolto in 180 ml. di acqua calda

Per la crema

  • 30 g. di cacao amaro in polvere
  • 1 cucchiaio colmo di caffè solubile in polvere
  • 350 ml. di panna liquida da montare
  • 270 g. di zucchero
  • 450 g. di mascarpone
  • riccioli di cioccolato fondente (opzionali)

Prima Fase:

La torta___Preriscaldate il forno a 165 gradi, e mettete la griglia al centro. Imburrate generosamente due teglie rotonde aventi diametro di 23 cm.; spolverate con la farina, eliminate ogni eccesso rovesciandole; ed infine ricoprite il fondo delle teglie con carta forno ritagliata di misura.
 
_Passate al setaccio la farina, il cacao in polvere, il lievito, la vanillina e il sale e mettete il tutto in una ciotola. Usando un robot da cucina o uno sbattitore sbattete il burro fino ad ottenere un composto liscio. Unite lo zucchero di canna e sbattete ancora 2 minuti. Unite le uova una alla volta e sbattete dopo ogni aggiunta. Ora unite la farina e lo yogurt in tre volte, sbattendo bene dopo ogni aggiunta. Gradatamente unite anche il caffé caldo sbattendo fino ad ottenere un composto liscio.
 
_Dividete il composto nelle due teglie, lisciate la superficie. Cuocete le torte fino a che uno stecchino inserito nel centro esce pulito, circa 40 minuti. Lasciate raffreddare le torte per 15 minuti nella teglia fuori dal forno. Fate passare un coltellino lungo i bordi di una teglia, rovesciatela su una gratella, rimuovete la carta forno sul fondo, e invertite di nuovo la torta su un’altra gratella. Fate lo stesso con l’altra torta. Lasciatele raffreddare completamente.

Seconda fase:

La crema___Setacciate il cacao in polvere in una ciotola grande, aggiungete il caffé solubile. Portate ad ebollizione 230 ml. di panna liquida. Versate la panna bollente lentamente sul miscuglio cacao e caffè, mescolate fino a che le polveri non saranno perfettamente dissolte, circa 1 minuto. Aggiunte la panna rimanente e lo zucchero, mescolate di nuovo per dissolvere il tutto. Fate raffreddare e poi passate la crema in frigorifero coperta.

_Aggiungete il mascarpone alla crema cacao-caffè preparata in precedenza. Usando uno sbattitore elettrico a bassa velocità sbattete fino a che i due ingredienti saranno amalgamati, aumentate la velocità e sbattete fino a che il composto formerà becchi consistenti quando alzate lo sbattitore, circa 2 minuti; non esagerate altrimenti il composto potrebbe agglutinarsi.

 _Usando un pennello da cucina spolverate le torte per eliminare eventuali briciole. Deponete una torta sul piatto da portata, distribuiteci sopra uno strato di crema, e poi mettete sopra la seconda torta, pressando leggermente per farla aderire. Stendete uno strato sottile di crema sui lati e sopra la torta. Fate raffreddare in frigorifero per 10 minti.
 
_Usando una spatola da pasticcere spalmate la crema rimanente sopra e sui lati della torta, cercando di fare dei ciuffetti decorativi. Distribuite sopra i riccioli di cioccolato se li usate. Conservatela in frigorifero, ma tiratela fuori 20 minuti prima di servirla.
 

N.B. __Per questa torta di compleanno usate delle candeline classiche di un unico colore, possibilmente chiare,  in questo modo risalteranno benissimo sul colore scuro della crema.

printing your toast

Printing your toast”: concept di Othmar Mühlebach, studente della MA di Lucerna (Svizzera) ha ottenuto il secondo posto al Berner Design Award ‘09.

Il toastapane ha un’immagine che richiama quello di una stampante a getto d’inchiostro: Funziona tramite presa USB, il pane a fette, si inserisce dalla parte superiore e, una volta tostato, viene espulso dal fondo.

Un progetto di design, non ancora disponibile sul mercato,  ma fresco e simpatico che troverà sicuramente un suo spazio nel mondo degli oggetti curiosi.

Unico neo, se così si può definire, le fette tostate non presentano alcun disegno (come potrebbe suggerire il richiamo formale alla stampante )

identità golose 2010

Milano_ 31 gennaio 2 febbraio 2010

Paolo Marchi Ideatore e curatore

Il lusso della semplicità

Come spendere meglio i nostri soldi? Da dove nasce la gioia di un pasto? Nasce da un ortaggio di qualità, da un pane che sarà ancora buono tre giorni dopo, da una carne viva, da un olio che è “nato sulla pianta”, da una pasta che possiamo tornare a gustare in bianco perché è lei che dà il primo sapore, non il sugo che la ricopre…

Un nuovo splendore scandito da oggetti diversi. Nella vetrina del meglio,  entrano prodotti che fino a ieri consideravamo poveri: una carota, un pomodoro, un formaggio diverso da forma a forma, un vino vero… per produrre i quali bisogna riconoscere a ogni momento della filiera un’autentica dignità e un giusto guadagno.

Identità Golose 2010, proponendo come tema il Lusso della Semplicità, va oltre la ricetta in sé e pone attenzione alla produzione, alla salute dell’ambiente – che sia esso il pianeta o il nostro corpo -, al rispetto sociale fino a una profonda conoscenza della nostra storia, liberandola da quelle tradizioni dettate dalla povertà. Dobbiamo poter scegliere. Mangiare povero perché poveri (a volte soprattutto di testa) è un condanna, non un piacere. Non si tratta di guardare indietro, ma di andare nel futuro iventando ma anche recuperando il meglio del passato e rielaborandolo con le tecniche più attuali. Cuochi,  ristoratori, pasticcieri, artigiani, giornalisti, amministratori devono però sforzarsi di fare sistema, di difendere le eccellenze e dare loro valore, di impegnarsi a spiegare perché la ristorazione di alta qualità, nonostante stia liberandosi di quegli orpelli che fanno reggia di Versailles, conserva costi elevati e imperativi particolari.

da: http://www.identitagolose.it/

 

 

…il comune senso del pudore…

“In un’epoca in cui la creatività è sovrana, persino le feci possono trasformarsi in oro!”
Questo pensiero un po’ perverso è di Eric Wang, il quale ha voluto dimostrare al mondo, con i fatti, l’autorevolezza della sua provocatoria affermazione. Ispirato da un fumetto manga, Wang ebbe l’ideadi vendere per le strade della sua città gelati al cioccolato, serviti in coni simili alle tazze da bagno! In un solo giorno riuscì a vendere più di mille coni, o meglio … tazze, a 30 dollari taiwanesi l’uno, ovvero molto più di un normale gelato.

Da questo iniziale successo nascono i“Modern Toilet Restaurant”, locali che esprimono, senza possibilità di dubbio, lo spirito provocatore e irriverente dell’atmosfera che offrono.
L’ambiente è accogliente, informale e riproduce in tutto e per tutto una grande stanza da bagno pubblica. Gli avventori si accomodanosu veri e propri water (normalmente chiusi!); i tavolini sono in vetro trasparente e poggiano su lavandini o vasche da bagno, con tanto di rubinetteria e porta sapone. Al posto dei tovaglioli ci sono dei porta rotoli (di carta igienica, ovviamente!); ogni portata viene servita dentro a grandi piatti a forma di mini water (più comodi dei normali piatti, perché arrivano quasi all’altezza di bocca!), tutti fantasiosamente dipinti e decorati con elementi floreali e marini; infine, le bevande sono contenute in mini pitali di plastica da cui si attinge con una cannuccia, offerti ai clienti, al termine del pasto, come simpatico souvenir in ricordo di una cena di sicuro successo! Tutt’attorno, sui pavimenti e sulle pareti, piastrelle dalle tinte color pastello danno all’ambiente una ventata di allegria, di leggerezza e, perché no, di profumo.

 

Il senso del pudore dei Cinesi ha radici culturali molto diverse dalle nostre: rivela una schietta nonchalance nei confronti delle funzioni corporali più intime e una propensione naturale alla condivisione di momenti, per così dire, privati. Ma pare che, sempre più spesso, anche gli occidentali siano, incuriositi e contagiati da questo nuovo modo di stare insieme, tanto che, fuori dai Toilet Restaurants s’infoltiscono lunghe code alimentate anche da turisti che prenotano con molti giorni d’anticipo, per evitare di trovare tutti i water occupati proprio quell’unica sera in cui, magari, loro sono liberi!

grazie a http://www.teatronaturale.it

 

Cantina Icario _Studio Valle

Foto A. Jemolo

La Cantina Icario è immersa nell’atmosfera suggestiva delle colline della Val d’Orcia; la specificità del contesto naturalistico e di approccio all’attività produttiva suggerisce l’impiego del materiale lapideo finalizzato ad un’architettura non invasiva che, con l’austerità e semplicità della geometria dei quattro volumi emergenti, reinterpreti la tipologia della costruzione rurale toscana. La soluzione tipologico-funzionale accosta spazi tradizionali (uffici, locali per invecchiamento, fermentazione, vinificazione, imbottigliamento, magazzini, sale per degustazioni) e non (ambienti destinati all’esposizione al pubblico, sale di rappresentanza).
La composizione discende da un elemento unitario lapideo, suddiviso poi in quattro volumi diversamente adagiati sul pendio naturale del suolo, i cui inter-spazi divengono nastri luminosi che si concludono in quattro appendici, prismi trasparenti inizialmente concepiti come spazi destinati a sculture raffiguranti i quattro elementi primari: acqua, aria, terra, fuoco, emblemi della ricerca di contestualizzazione.
Involucri prevalentemente materici, si accostano sapientemente a volumi vetrati, secondo una ritmica di alternanza di pieni e vuoti.
Il rapporto tradizione-modernità, implicitamente connesso al connubio pieno-vuoto, nella Cantina Icario non si risolve nell’ estremizzazione dell’una o dell’altra estetica, ma in un attento equilibrio linguistico.
Il progetto, ricerca un connubio, formale e funzionale, con la tradizione in un linguaggio, esternamente, ad essa assonante ed internamente in una spazialità disegnata dalla geometria delle travi reticolari e dall’impiego di superfici vitree.

foto di Gabriele Basilico

Tuttavia, le trasparenze visuali non si rincorrono in sequenze progressive verso il paesaggio: l’assenza di aperture che lacerino il rivestimento di facciata, eccezion fatta per i percorsi vitrei di collegamento che consentono visuali localizzate, altera l’equilibrio visivo dell’ interno. L’ “involuzione” concettuale dell’impiego del paramento murario, limite materico che impedisce alla spazialità interna di “esplodere”, non si traduce in una concezione spaziale claustrofobica: l’interno collassa, implodendo su se stesso. La permeabilità visuale non avviene esclusivamente lungo la direttrice orizzontale: il connettivo centrale appare separato dal reparto fermentazione e vinificazione da un sistema di vetrate a tutta altezza; insolite trasparenze su solai di copertura e intermedi, consentono l’accesso della luce zenitale e svelano scorci prospettici interni che dalla sala di rappresentanza si rincorrono nella sala tonneaux delineando il profilo di un’architettura che, rinunciando a guardare oltre il suo involucro, volge il suo sguardo verso l’interno; un’architettura introspettiva.
Un etereo “velario” si distende nella sala polifunzionale, ubicata in un volume originariamente concepito come punto di accumulazione visivo della composizione: una “torre” memore di storia e tradizione di un’urbanizzazione prevalentemente toscana. Lo spazio espositivo, rivelando luci e fenditure visuali zenitali,  diviene filtro tra cantina e contesto.

 

PIERLUIGI CALIGNANO, Veduta dell’installazione 
presso la Cantina Icario, Montepulciano (SI). Legno, acciaio, luminarie.

 

relazione di progetto dal sito:

http://www.studiovalle.com

Lego kitchen

Chi di noi non ha mai giocato con i mattoncini Lego? Chi di noi non ha mai sognato di realizzare opere con i mattoncini?  Mentre alcuni di noi hanno rinunciato a sognare diventando troppo grande, altri non hanno dimenticato il fascino del Lego, i designers parigini Pillard Simon e Philippe Rosetti, ad esempio, hanno dimostrato che non si è mai troppo vecchi per giocare!

La Cucina Munchausen Lego è basata su un isola di Ikea che è stata ricoperta con più di 20.000 pezzi di Lego. Un vasto mosaico che cattura l’attenzione. Le sedie sono realizzate coi i pezzi complementari inseriti nelle scatole. Le forme ottenute sono molto più fantasiose di quelle che potrebbero essere realizzate col sistema dello stampaggio della plastica o con la piegatura del metallo.

Quindi, se volete rinnovare la cucina, potete provare a fare un salto nel più vicino negozio di giocattoli e iniziare l’allestimento.

riciclabile

Nell’eterno dibattito albero vero vs albero sintetico si è scelta una terza via: l’albero riciclabile.

A Shanghai infatti, per ferseggiare il Natale (festa di importazione e quindi meno sacrale) si è deciso di realizzate un’enorme scultura a forma di albero realizzato con 1000 bottiglie di Heineken.

Potete trovarlo in Nanjing Road a Shanghai

buon 2010

tantissimi auguri per uno splendido 2010

Semifreddo al caffè di Dolce Arte (Cutrofiano LE)

Pagina successiva »


 

febbraio: 2010
L M M G V S D
« gen    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728

contatti

ciboarchitettura@yahoo.it

Pagine

Visitatori

  • 50,635 hits

mappa visitatori

mappa2